KRAEDO AND FRIENDS WELCOME YOU
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appena completo la traduzione di tutto il libro, avrò tempo per costruire le pagine e rendere gli scritti più facili da trovare con dei link su tutte le pagine.

Grazie della pazienza. 


UNO DI SANT'ANNA.


Titolo semplice per una storia straordinaria.

Quante volte abbiamo letto o sentito, di qualcuno di umili origini, fare cose straordinarie?

Sicuramente, migliaia di volte nel corso della nostra vita.  Cose successe in ogni angolo di mondo, nei posti meno conosciuti o addirittura neanche esistenti nelle mappe geografiche.


Il titolo: UNO DI SANT'ANNA, e' un omaggio alla mia città di origine e a tutti i suoi cittadini che hanno sempre rispettato i miei genitori.   Tutta la città ha reso omaggio a mia madre e mio padre, accompagnandoli nell'ultimo viaggio.  Al funerale di mia mamma, (48 anni fa') c'erano tutti, una folla che non mi ricordavo di avere mai visto al paesino, che a quei tempi, non era ancora una cittadina.  

20 anni dopo, se ne andò mio padre.  Anche se io non ero presente al funerale di mio padre, per drammatici motivi personali, so che c'erano tutti quelli che poterono attendere.  


(GRAZIE GENTE DI SANT' ANNA).


IO VENGO DA MIA MADRE.


Ma chi sono io?   Chi credo di essere?  Cosa e’ che mi ispira a scrivere libri di fantasia rubati alla realtà di tutti i giorni?

Mi Presento;   Trovo oggigiorno urticante e offensivo sentirmi chiedere l’orribile frase disumana:

DA DOVE VIENI?  

(E da dove potrei mai venire secondo voi da un'altra galassia?) 

Invece di chiedere:   CHI SEI?

Io sono Renato Nioi;   Per i miei concittadini di Sant'Anna, sono Rino Nioi.

Vengo da mia madre.  Che tanto rimpiango di non esserle stato abbastanza affettuoso, sempre intento a scappare sui monti col bestiame dei vicini

o per cercare funghi da vendere.   O a mettere trappole per i poveri uccelli che a volte vendevo e a volte mangiavo, oppure a consumare le scarpe giocando a pallone.  

La mia mamma non si rese conto che stava dando alla luce un genio, il giorno che mi partorì.  (Viva la modestia).

INFORMO I LETTORI CHE MI HANNO CONOSCIUTO DI PERSONA, CHE NON TROVERETE TRACCIA DELLA VOSTRA ESISTENZA NELLA MIA STORIA PERSONALE.

RACCONTARE LA MIA STORIA, COINVOLGENDO PERSONE O FAMIGLIE CHE HO CONOSCIUTO NELLA MIA VITA,

E’ UN' INTRUSIONE DELLA ALTRUI PRIVACY CHE NON MI PERMETTEREI MAI DI COMMETTERE

PERSONE CHE MI SONO STATE VICINE E PERSONE CHE ANCORA MI STANNO VICINE, RASSICURATEVI NON VI UTILIZZERÒ MAI NELLA MIA STORIA.

ANCHE PERCHE’ OGNI UNO DEVE SCRIVERE LA PROPRIA STORIA, NON QUELLA DEGLI ALTRI.  COLGO L’OCCASIONE PER MANDARVI UN GRANDE ABBRACCIO SINCERO A TUTTI,

AUGURANDOVI DI STAR BENE.  LA VITA E’ FRAGILE.

Dunque:   Il destino, mi ha portato a vivere una vita randagia.  E in certi periodi socialmente selvatica, come un animale braccato che continua a fuggire da tutto e tutti e anche da se' stesso.

Mi sono talmente sedimentato in questo stato d'animo che non riesco più a sentirmi sicuro e a mio agio in nessuna comunità.  Mi sento come se ogni persona che mi avvicina, sta' cercando di togliermi qualcosa.   O di impormi qualcosa.

Qualcosa che non cerco e di cui non ho bisogno.  In cambio di quel qualcosa che ho paura di perdere, che e' me stesso, il mio spirito, la mia esistenza, il mio essere tutto intero.  Non ho soldi, non ho possedimenti, sono ormai pure diventato vecchio e molto attaccato alla mia identità che preferisco vivere da eremita piuttosto che condividere la mia vita con mercanti di anime, imbroglioni vari e predatori sessuali.  

E mi vengono in mente i miti dall'antica Grecia, con tutti I suoi Dei e Dee capricciosi/e e vendicativi/e.

Ognuno/a in perenne campagna di proselitismo pro Domo Sua.   Come I politici contemporanei, sempre in campagna elettorale.  Sempre cercando di convertire qualcuno al proprio partito.   Come alcuni religiosi praticanti di ogni religione, come i diversi gruppi sessuali, come I drogati di diverse sostanze stupefacenti. Ogni uno in cerca di convertire altri al proprio credo, al proprio stile di vita.

A Volte, mi sembra di essere in una Medina nordafricana o al mercato di Porta Portese, o al mercato di Camden Town, ormai da molti ribattezzato (SCUMDEN TOWN), SCUM in inglese vuol dire FECCIA.

Tutti insistenti per vendermi qualcosa, senza lasciarmi il tempo e la libertà di guardarmi intorno.

E questo mi fa riflettere sulle dichiarazioni di democrazia e libertà, di diritti e doveri, di leggi e regole dei nostri paesi.   Ma poi, io vedo che non e' vero niente.  Perché l'unica libertà che abbiamo, e' la scelta di quale gruppo o tribù vogliamo appartenere.  E qualunque gruppo scegliamo e' in conflitto con altri gruppi diversi. Ma io mi sento di essere nato per vivere la una mia vita non per passare la mia esistenza ad arguire con l'uno contro l'altro per ragioni per me inesistenti.

Per usare un termine che ho sentito da una donna inglese tanti anni addietro;   IL SISTEMA DITTATORIALE, FOTTE I SUOI CITTADINI SENZA LASCIARGLI SCELTA.  IL SISTEMA DEMOCRATICO INVECE TI LASCIA LA SCELTA DEL COLORE DELL'UCCELLO COL QUALE FOTTERTI MA NON LA MISURA , NE' QUANTO TE NE METTONO DENTRO.

Ma se uno desidera vivere in rispetto delle leggi e delle regole scritte di qualunque nazione, senza appartenere a nessuna tribù, allora per il sistema, e' una specie di sovversivo. Uno da essere abbandonato come selvaggina ai cacciatori di persone da catturare e mettere in gabbia.   Conta qualcosa dire che io rispetto le leggi scritte e credo nella libertà individuale?.   E che sono invece gli adepti di tutte le tribù sociali, coloro che disattendono le loro promesse e ignorano le leggi da essi stessi scritte?   Serve a qualcosa specificare che le nostre società scrivono delle leggi alle quali non sono fedeli e perseguitano coloro che in queste leggi credono e le rispettano?

Ultimo commento polemico:  Ma se queste diverse fazioni sociali, sono felici del proprio stile di vita, della propria religione, del proprio indirizzo politico, della propria sessualità delle proprie idee, delle droghe che prendono, perché non si dedicano a goderne in pace, senza andare a caccia di proseliti da convertire?

Io sto' bene cosi', sono felice e soddisfatto di quello che sono e mi dedico alla mia gioia di vivere libero.  

Mi piace stare con me stesso e comunicare con altre persone solo quando mi trovo faccia a faccia per motivi di necessita' , durante il lavoro o quando vado a fare la spesa, o una visita medica o studio, o nelle sale da ballo o altri momenti di incontro fugace.  E in casi eccezionali godere della compagnia femminile.  Poi sento la necessita' di stare con me stesso a riflettere, allenarmi, cucinare, mangiare, leggere, scrivere e dormire, sognare e di tanto in tanto una telefonata ad un qualche parente con cui mi sento a mio agio.  

Mi diceva la mamma che a quattro anni quando qualcuna mi prendeva in braccio, io dicevo:  (Bolu a Patina) 

Che tradotto sarebbe;  Voglio Pietrina.  Pietrina e' l'unico nome che scrivo delle persone che ho conosciuto.   Ero molto affezionato a lei.

Altri ricordi d'infanzia, risalgono all'eta' di cinque anni, quando ero il bambino più coccolato di Sant'Anna.

Avevo tante ammiratrici adulte che venivano a casa e mi prendevano in braccio e mi coccolavano.  Mi chiamavano;  Rinisceddu.  (Renatino).

Ricordo che ero testardo fino a tenere l'intera parentela in apprensione per la mia incolumità.   Avevo un gilet di velluto blu scuro con bottoni di metallo dorati.

Mi piaceva cosi' tanto che ogni volta che i miei genitori mi portavano a qualche avvenimento lo volevo indossare a tutti i costi.   Il gilet, la mamma lo teneva conservato in un baule,

Al piano di sopra nella sua stanza da letto.  A quei tempi, la domenica, i genitori, usavano fare le scampagnate e una domenica, come tutte la altre famiglie, andarono a vedere una partita di pallone della nostra squadra. Il campo sportivo, se ricordo bene, sembrava un campo di patate appena arato ed era situato davanti al cimitero, al lato destro del sentiero

in direzione di Porto Pino.   Adesso il sentiero e' una strada ma a quei tempi, era un incrocio di sentieri, a sinistra, portava all'incrocio Per Porto Pino, all'uscita del paese verso Teulada,

Il sentiero a destra, portava a Su De Is Peis e il sentiero davanti, portava a Porto Pino, attraverso Su De Is Cinus e Su De Is Pillonis.

Il campo di patate ooooppps mi scuso, il campo sportivo, era proprio a destra prima de Su Enacciu de xxxxxxxx non posso scrivere il nome.  Ma era una famiglia molto amica di tutti e incluso della mia famiglia e chiaramente di me.

La mamma portava la mia seconda sorella, (la terza era in arrivo) e usci, con mia sorella maggiore e le comari con i loro piccoli.   Io rimasi al piano di sopra a cercare il gilet di velluto.  Ero riuscito ad aprire il baule e cominciai a cercare tra tutti i capi abbigliamento senza fare rumore, mio padre, pensando che fossi uscito con la mamma, si chiuse la porta del negoziato dietro che era anche la porta principale di casa.  E con i suoi amici parti per vedere la partita.  

Io non riuscivo a trovare il gilet, quindi decisi di scendere in bottega e chiedere ancora alla mamma.  Pero' mi trovai solo in casa e quasi al buio. La porta era chiusa a chiave, quindi, decisi di aprire la meta' della porta sulla destra, come avevo visto fare a mio padre usando il peso da mezzo chilo e battendo sul passante.  Solo che mio padre, batteva il passante all'ingiù per chiudere e io non riuscivo a smuoverlo battendo all'insù non avevo abbastanza forza.

Dopo pochi minuti sentii la voce di mio padre:  Rino, Rinixeddu se tui berusu?  (Sei tu vero?).

La sua voce era dolce, rassicurante come non l'avevo sentita mai e non capivo perché sembrasse preoccupato, mica era successo niente.  Cosa poteva mai succedere in casa mia?  Era una famiglia sicura, mi volevano bene tutti e non capivo il senso di paura, io non conoscevo ancora la paura, nel paese eravamo tutti amici.

Comunque, mio padre, apri la porta con la chiave e mi prese in braccio.  Richiuse la porta e mi porto' al campo di calcio.  Il primo tempo della partita, stava per concludersi e io non ci capivo nulla di un gioco per adulti che vedevo per la prima volta.

A volte, con la mamma, si andava al deposito d'acqua di Montixeddu a fare la scampagnata, ci portavamo i panini, e l'acqua, la bevevamo direttamente dal tubicino esterno del deposito, il quale formava una specie di mini laghetto di due/tre metri di diametro e si allungava diventando un rivolo d'acqua.  Ai bordi, nasceva (su matucciu) che alla mamma piaceva tanto con l'insalata, io lo trovavo sgradevole al palato, aveva sapore di ravanelli piccanti.  (Credo che fosse la rucola).

Poi ricordo un episodio di quando avevo 5 anni mi nascondevo dietro la porta che dava sulla strada principale e spiavo la gente che passava.

La mamma mi chiese:  Che gioco stai facendo?   Io le risposi che la notte precedente avevo sognato che potevo allungare le labbra quanto volevo

e baciare le belle ragazze che passavano per strada, senza essere visto.   La mamma mi guardo' stupita e disse con un sorriso:  Ahhh! Fillu-e-cocca.  Cioè; Figlio di buona donna.

Non mi ricordo bene che anno era, forse il 1958.   La strada, non era stata ancora asfaltata, era una strada sterrata coperta dalla ghiaia e stavano arrivando i prima mezzi militari della NATO.

Come passavano, sollevavano molta polvere con le ruote, facevano schizzare la ghiaia tutta intorno.  Poi mi ricordo che un giorno, arrivarono dei mezzi che non avevo mai visto prima.

Stavano asfaltando la strada.  E cosi' per la prima volta, vidi l'asfalto e notai nei giorni seguenti che i mezzi cingolati non passavano più lasciando quei solchi sulla strada.  Ma li trasportavano su grandi camion scoperti.  

Appena asfaltarono la strada, uno dei figli di Pietrina, ci intratteneva facendo piroette coi suoi pattini appena comprati. A quei tempi, i pattini erano due basi di alluminio che si incastravano per formare la base del piede e i lacci di pelle per tenerle allacciate al piede.

Il pattinaggio, mi resto' impresso e pensavo sempre che un giorno mi sarei comprato i pattini anch'io.

E mi ricordo che non avevamo ancora la luce elettrica e neanche il frigorifero, l'acqua la andavamo a prendere a su grifoni (Il rubinetto comunale), all'inizio del sentiero per Su De Is Porcus.  Quella per bere, la trasportavamo con la brocca di terracotta (Sa Mariga) e quella per lavarci, con i secchi di plastica da dieci litri.

Avevamo la lampada a carburo e a quei tempi, il carburo lo portavano in latte da 25 chili al negozietto di fronte.   E mio padre, si faceva regalare la latta vuota, la piazzava nel centro della cucina che era anche il nostro salotto,

e ci metteva dentro le braci che aveva ottenuto dal fuoco nel cortile dietro casa, quello era il nostro riscaldamento ed io mi sentivo felice, non vedevo l'ora che il babbo, cominciasse a raccontare le fiabe.  Poi a due alla volta, ci prendeva in spalla e ci portava al piano di sopra, dove c'era la stanza da letto per tutti noi bambini.  A quel tempo eravamo già quattro figli, la mia sorella maggiore, io, la mia sorellina nata un anno prima e il mio fratellino appena nato.  La terza e la quarta sorellina non erano ancora nate.

Crescendo, ricordo che venni bullizzato, picchiato e anche ricattato da bambini più grandi di me di sette /otto anni. E costretto a fare cose di cui mi fa orrore ricordare.   Alcuni di loro, mi spingevano a rubare soldi e frutta dal negozio di mio padre, altrimenti non mi facevano giocare, mi emarginavano.  Io come tutti i bambini, non sapevo restare senza giocare.  Tra i miei bulli c'era anche una ragazza di sette anni più grande di me.  Avevo paura e mi vergognavo anche di dirlo a mio padre.

A sei anni, si ha paura di raccontare tutto al proprio padre, anche perché mio padre era molto protettivo e geloso di noi figli e temevo che se avesse saputo delle angherie che ho subito, avrebbe reagito con rabbia contro i miei bulli.

Io non volevo vederlo irato. Lo vidi una volta che reagì contro un uomo che da ubriaco, tiro' fuori un coltello, assumendo un atteggiamento aggressivo nei confronti dei presenti nel negozietto di mio padre, e rimasi terrorizzato alla vista di tanta violenza e tanto sangue. Mio padre lo aveva picchiato a sangue.  

Cosi' preferii tacere e dimenticare. Comunque ora da Vecchio e dopo tanto fuggire da un posto all'altro, ho imparato che gli abusi sui bambini sono sempre accaduti in tutti I paesi dove sono stato ed io non sono l'unico. Chi più chi meno, da bambini, tutti abbiamo subito abusi. E come me tantissimi non lo dicono ai genitori, per paura o per vergogna.   Col senno del poi, suggerisco ai genitori moderni di fare in modo che i vostri bambini non abbiano paura ne' vergogna nel raccontarvi cosa succede quando vanno a giocare con altri bambini, specialmente quando sono presenti ragazzini molto più grandi di loro e sono fuori dalla vostra vista.   E' in quei casi che i primi abusi e bullismo accadono e ci marchiano per tutta la vita.

Comunque, presto avvenne il nostro primo sfratto e da Sant' Anna ci spostammo a Is Domus, (un chilometro di distanza), il paesino che ora e' attaccato a Sant'Anna.  Li ero vicino alla mia nonna materna che mi voleva tanto bene e ai miei cugini. E trovai tanti amici che invece di bullizzarmi, mi aiutavano, mi rispettavano e mi proteggevano. Finalmente potevo vivere appieno molti anni della mia infanzia giocando felice e sereno, non dimenticherò mai quegli anni ne' mai dimenticherò quegli amici.

I miei amici di Is Domus, mi avevano insegnato a riconoscere i funghi, ( su corrorinu de pezza), e mi piaceva andare da solo a cercare i funghi a Montixeddu e Monte Zara.

Mi insegnarono ad aprire sa carruba, toglierei semi e mangiarmi la polpa.  Mi insegnarono come riconoscere Sa Musciuira e come pulire la radice per mangiarla.

Mi ricordo la prima volta che rubai la motocicletta di mio padre, un motorino Cimatti da 50 CC avevo nove anni e qualche mese, e venni fermato dalla polizia. Mi chiesero nome e cognome e indirizzo, quanti anni avevo e il nome di mio padre. Prima di rispondere alle loro domande, per confondere le acque gli chiesi: perché mi avete fermato? Uno dei poliziotti disse che avevano visto la moto ma non avevano visto il pilota, quindi abbiamo fermato la moto per vedere come funziona senza il pilota poi abbiamo visto te.  Ero piccolo,  piccolino e magrolino.   Comunque, mi portarono da mio padre e gli fecero la predica davanti a tutti, davanti alla sua motocarrozella, carica di cassette di pesci da vendere.  A Sant'Anna lo avevano visto in tanti, a quell'ora, alle 11 di mattina erano tutti sulla via principale, chi a chiacchierare con mio padre o stando sulla porta della loro bottega a chiacchierare coi vicini.

Tutti a commentare per giorni e giorni, la mia avventura.  Ma a Is Domus, ero diventato un personaggio folcloristico, mancavano solo gli smart phone dei nostri tempi per farsi I selfie e caricarli su Instagram.  E che mi chiedessero l'autografo.   Tutti miei ammiratori.

Poi fini' che il mio eroe (mio padre) da eroe, divento' complice.  Mi lasciava prendere sempre la motoretta, con la raccomandazione di non farmi prendere più dalla polizia. Da Sant'Anna a Is Domus, c'era un chilometro e dietro ogni curva, c'era un sentiero che portava nei campi.  Quindi se avessi visto ancora la polizia, dovevo solo scappare per I campi. I sentieri non erano praticabili in automobile e comunque, la polizia veniva da una cittadina a otto chilometri di distanza, una volta la settimana, quasi sempre di Lunedì e non stazionava mai in prossimità delle curve, sempre lungo il rettilineo.  La cittadina, si chiama Giba e Sant'Anna era una frazione di Giba, non era ancora comune a se'.

Mi ricordo con commozione e gioia di questo periodo spensierato.   E di quando un mio amico fu preso a rubare benzina dalla moto di un amico di mio padre e sto' stronzo disse che lo avevo mandato io.  Mi svergognarono davanti a tutti.

Ma non e' che l'avevo proprio mandato io, e' che lui voleva fare un giro con la mia moto ma non avevo benzina a sufficienza, perché mio padre mi aveva dato ordine di smettere di usare la moto appena il serbatoio fosse a riserva. In quel momento, era appena scattata la riserva ed io dissi al mio amico che se voleva fare un giro, doveva metterci la benzina.   Ma, mannaggia alla miseria pensai:  deve per forza essere sempre e solo colpa mia?

Comunque, da quel giorno avevo un amico in meno.   Non gli parlai più.

Poi avvenne un altro sfratto, con una nuova sorellina in famiglia, mamma malata e mio padre unica fonte di guadagno, era difficile fare quadrare i conti.  Ma ormai ero già adolescente, quando da Is Domus, a causa del secondo sfratto, ci spostammo a Sa Portedda, una casetta in cima ad una collinetta, con vista sul campo militare e sulle dune bianche di Porto Pino.  Gli abitanti di Sa Portedda, erano composti dalla mia famiglia, una coppia di giovani con una bambina che possedevano un allevamento di maiali, due famiglie che gestivano i due bar per servire quelle centinaia di militari della NATO, i buoi del padrone di casa, i gatti semi selvatici (tanti gatti), le pecore che passavano davanti a casa per andare al pascolo e poi rientravano la sera agli ovili a circa tre chilometri e le montagne di cui imparai a conoscere ogni angolo.   E nelle quali tagliavo la legna da ardere, armato di accetta, piccone, sega e roncola. Mi piaceva, tanto fare il taglialegna, mi portavo sempre il panino, l'acqua, il coltello a serramanico ed una busta per metterci I funghi oppure le lumache.  Furono tre anni di totale pace interiore e di gioia di vivere intensa.  

Ero nel periodo crescita più importante e non avevamo abbastanza cibo ricco di proteine,  ed ero sempre affamato e (PERDONATEMI) ne fece le spese qualche gatto.

E tanti uccelli innocenti che acchiappavo con tagliole d'acciaio.  Rimpiango tutta la crudeltà che avevo usato contro gli animali, sopratutto gatti e uccelli.

Pero' non rimpiango quando slegavo il maiale e lo cavalcavo aggrappato alle setole del suo collo, tra i cespugli di cisto e fresie, come fosse un cavallo fino a che dopo pochi metri io cadevo e finivo a terra pieno di graffi e di scorie.  Ma io ero felice di giocare.   noi bambini, piaceva solo giocare, tutto intorno a noi era un gioco.

Ormai frequentavo le scuole medie e dovevo viaggiare per sei chilometri in autostop.   Tante persone che mi conoscevano, mi davano un passaggio ma qualche volta, dovevo tornare a piedi.

Mi rammaricavo di non avere una vita sociale con i miei coetanei di Sant'Anna. Pero' in cambio, imparai ad amare le lunghe camminate e a fare amicizia con i militari, con le persone che venivano al distributore di benzina, dove per qualche mancia, lavavo le automobili. La mia vita era nonostante tutto intensa.

Feci amicizia con tutti i figli dei sottufficiali e degli ufficiali che erano di stanza nelle villette del poligono, a poche decine di metri dalla strada principale.

Questi amici, mi portavano sul Pullman militare all'oratorio della cittadina di Teulada a circa 10 chilometri di distanza a giocare a pallone.

Poi avvenne l'ennesimo sfratto causa non pagamento dell'affitto e danni che noi bambini, causavamo alla proprietà' terriera del padrone di casa. Io ero il peggiore, sempre a scavare con la vanga, sotto l'asfodelo, per trovare i maggiolini (Sa Giordana) e la larve dei maggiolini, (Su Procu Muntoni), qualche (Bremi Pintus) per usarli come esca nelle trappole per gli uccelli.

Poi spesso e volentieri, nello scavalcare il muro (de sa tanca), facevo cadere qualche pietra e non mi preoccupavo di rimetterla a posto.

Ma l'atto terroristico, più grande, fu quando appiccai il fuoco a tutto un campo di erba secca, era d'estate e io preparavo il fuoco in un angolo del cortile, per cucinare un po' di pesci arrosto, mi bruciai la mano col giornale acceso che usavo per appiccare il fuoco sotto la graticola e feci un gesto istintivo buttandolo di lato. Adde su un cespuglio di erba e il campo and' a fuoco in pochi secondi. Mannaggia alla miseria ma tutte a me dovevano capitare? Ormai mi chiamavano su terrorista.Mi ricordo quando con le mie sorelle e mio fratello, alla notizia dello sfratto , montavamo I nostri cavalli di canna e andavamo a SA Tanca dell'ex padrone di casa armati di barattoli vuoti di pomodori pelati da tre chili e con I bastoncini di canna battevamo sui barattoli, improvvisando una banda musicale, cantando parolacce rimate contro l'ex padrone di casa e ci scappava da ridere, perché a noi, non ce ne fregava niente di essere sfrattati.  Noi avevamo nostro padre che ci proteggeva e le sere davanti al caminetto, ci raccontava storie fantastiche che arricchivano I nostri sogni, di bambini amati e protetti.

Questa volta, ci spostammo solo di 15 metri.  Alla casetta antica dei proprietari di uno dei due bar.

Per pagare l'affitto, mio padre lavorava le sere di fine settimana come cuoco nel ristorante del bar ed eravamo tutti contenti.  

La casa, aveva solo due stanze, in quella più grande, dormivano mio padre, mia madre e tre delle mie quattro sorelle.

La più grande era a Roma a lavorare in una famiglia come COLF.

Nella casa, non c'era il bagno si usava una latrina all'angolo del cortile dietro casa ma noi bambini, preferivamo andare dietro I cespugli.

E mi ricordo il comico fatto che mi procuro' le risate ironiche di tutti I componenti della mia famiglia.

Il padrone del bar, ci regalo' alcune sedie di metallo con sedile di stecche di legno e braccioli in metallo, erano le sedie larghe, le antiche sedie dei bar di allora, noi le chiamavamo su Carironi ovvero, nel dialetto santanese, (il seggiolone).  

Io sempre contro-corrente e ribelle, (IL SOVVERSIVO) sempre ad inventare trovate fuori dalla norma.   Cosi' una sera al buio, presi una di quelle sedie, le tolsi due stecche dal centro del sedile la portai in mezzo al campo e la usai come tazza del cesso. Poi, siccome non avevo la carta igienica mi pulii con le pagine del giornale.  

Alla mattina, mio padre si alza ed esce in cortile per lavarsi faccia e mani nel lavamano dove ci lavavamo tutti con l'acqua che portavamo dal pozzo e nel vedere SU CARIRONI in mezzo al campo, scoppio' in urli e rimbrotti contro di me, chiamandomi, carironi. Vieni qui carironi, guarda cosa hai combinato.  Ma non sai stare buono mezz'ora tu?  Nemmeno quando vai al cesso?  Sempre a combinare guai.  Adesso se lo vede il padrone di casa viene a rimproverare me per le tue cazzate.   E poi hai lasciato tutte quelle pagine di giornale sparpagliate dappertutto.

Stavo per dirgli che tanto il giornale lo avevamo già letto tutti.  Ma preferii risparmiarmi un ceffone e correre subito a raccogliere il giornale e riportare il mio cesso portatile indietro al cortile.  

Cosi' almeno potevo scoppiare a ridere senza essere visto mentre raccoglievo le pagine sporche del giornale.

Di tanto in tanto, per prendermi in giro e farsi una risata, la mamma mi chiamava "su carironi".  Ve lo giuro che sto' ridendo mentre scrivo e che mi scappa da ridere ogni volta che ci penso.   Ma presto da carironi, venni ribattezzato "Su Bandiru" Il Bandito.  Ne avevo combinata un'altra delle mie.  

Un pomeriggio, dopo il pranzo domenicale al quale furono presenti zie e padrini, io dopo un paio di bicchieri di vino, annoiato e senza coetanei coi quali giocare, andai in camera da letto e mi misi davanti allo specchio del guardaroba, a tirare pugni e calci finti alla mia immagine riflessa nello specchio, finche' decisi di mettere KO il mio avversario, dandogli una testata al petto.  Purtroppo, come accade nei film comici, sbagliai la distanza e spaccai lo specchio.  Impaurito di dover essere punito con rimproveri e qualche ceffone, scappai immediatamente sui monti e tornai nelle vicinanze al tramonto e mi nascosi nella stalla dei buoi a fianco della casa.  Tutti I parenti erano andati via ed era ormai buio.  

Aspettavo e speravo di essere chiamato dai genitori, perché ero stupidamente orgoglioso e consapevole di essere colpevole e non avevo il coraggio di arrendermi e chiedere scusa.  Mi vergognavo.

Appena scese il buio sentii la voce di mia madre che mi chiamava, chiedendomi di rientrare che non sarei stato punito.  E rientrai mogio, mogio, silenzioso, silenzioso con la vergogna di guardare mio padre negli occhi.

Avevo imparato la lezione e mi ero ripromesso di smetterla di rubare la motocarrozzella che a mio padre serviva per lavorare.   E io gliela portavo via sempre al pomeriggio mentre lui faceva la pennichella.  

E se non era la motocarrozella, erano le altre motociclette di parenti e amici di mio padre che io prendevo di nascosto per le mie scorribande avventurose.  

(Per chi non sapesse, negli anni sessanta, le motociclette o non avevano chiusura a chiave o erano facilissime da aprire con una forcina per capelli di cui io ero specialista).  

Ho avuto un'infanzia che molti avrebbero considerato difficile, sfortunata, forse anche drammatica. Ma per me, la mia infanzia fu piena di emozioni positive.

ogni avvenimento difficile e che avrebbe condizionato negativamente qualunque bambino, per me era solo un gioco, tutto era un gioco per me, anche quando mi facevo male.

Era solo un gioco nel quale avevo imparato ad essere più attento per non farmi ancora male.

Ma ormai, si avvicinavano i miei quindici anni ed io non avevo più nessuna voglia di andare a scuola. Avevo ripetuto la seconda media e venni bocciato anche la seconda volta .

Cosi' andai a Roma a casa della sorella maggiore che era fidanzata e da li' comincio' per me una Nuova storia.

Una storia, che mi ha portato da Roma in Francia, in Germania, in Olanda, in Spagna, (la quale non era ancora nel mercato comune europeo e io vi lavorai da clandestino per due lunghe stagioni, da Marzo a Ottobre). E poi ancora Roma e Milano e ancora Sardegna e ancora Roma e ancora Germania e da ultimo Gran Bretagna. La mia nazione prigione dalla quale ho tentato mille evasioni e mille volte sono tornato indietro.

Vado avanti nel tempo di 40 anni per un minuto, per raccontarvi un aneddoto del 2009 in un ristorante Italiano di Woodford Green a est di Londra.  

Arrivo' una famiglia di sardi in vacanza e la signora capofamiglia, attratta dal mio inglese parlato con accento sardo, mi chiese: Da dove vieni? Le risposi: dalla Germania. Lei: e in Germania da dove ci sei arrivato?  

Io: Dalla Spagna.  Lei: E in Spagna, da dove ci sei arrivato? Io:  Da l' Olanda.  Mentre tutta la famiglia e tanti altri clienti guardavano in silenzio sorridendo e appassionandosi alla scena.

Lei continuo';   E in Olanda, da dove ci sei arrivato?

Io:  Da Roma.  Lei:   E a Roma da dove ci sei arrivato?   Io:  Dalla Sardegna.

Lei:   E DA CHI STAI SCAPPANDO?  E la sala del ristorante fu scossa dal boato di una risata generale.  Erano una cinquantina di persone che assistettero alla scena quasi tutti italiani.

Degli ospiti inglesi, chi più chi meno capivano un po' di Italiano.   Che risate!  E che spirito creativo in quella famiglia, (SPIRITO SARDO.)

Ritorniamo indietro di 40 anni.

Desidero continuare   questa storia in modo ancora più poetico e positivo per ispirare I giovani e I bambini di tutto il mondo che vivono in povertà in posti poveri e pericolosi del mondo,

senza elettricità senza acqua corrente, senza cibo sufficiente senza speranza di un futuro migliore. E magari, senza neanche un padre che la sera davanti al caminetto gli racconta le favole.

Vorrei ispirare questi nuovi nullatenenti che la povertà non deve essere motivo di tristezza e di delusione verso la vita.  Non esistono vite tristi.  

Le vite sono tutte gioiose e vale la pena viverle in allegria.   La povertà può essere uno stimolo per viaggiare, per imparare nuove professioni per fare nuove esperienze, provare nuove emozioni.  

Per sfidare le difficolta' della vita con animo allegro e sentimenti nobili di alta moralità e dignitosa umanità. Non esistono vite inutili. Ogni vita ha un suo scopo di esistere.

Il mio genio, mi porto’ via dalla Sardegna che avevo 15 anni, destinazione, Roma, prima a lavare i piatti in un ristorante francese, poi aiutante cuoco in diversi locali italiani.

Avevo trovato cibo a sazietà  (Gatti e uccelli, rilassatevi, non ho più bisogno di mangiarvi).   Avevo imparato a cucinare piatti internazionali, imparai anche un po’ di francese.  Poi nei ristoranti italiani, ero diventato un cuoco di buon livello in giovane eta’,

nonché pizzaiolo su forno a legna.  A 19 anni avevo già  l’esperienza necessaria per propormi come primo cuoco.

Ma volevo essere più bravo e imparare alcuni altri piatti internazionali che stavano venendo di moda in quegli anni.

Aspettai fino alla fine del servizio militare, il quale lo feci come chef alla mensa ufficiali. Tornai a Roma e mi sentii maturo per fare lo chef.

Solo che si lavorava in nero e minimo 12 ore al giorno sei giorni la settimana.  Non volevo fare la fine dei miei colleghi cuochi che passati i cinquant’anni, erano pieni di acciacchi.

Avevano vene varicose, pance gonfie, bevevano. E avevano altri problemi vari. Avevano pagato il mutuo di una casa che avevano solo usato per dormire.

Avevano fatto figli che non conoscevano, coi quali non avevano mai giocato. Avevano sposato una moglie che vedevano solo la notte a letto.

Quando i figli erano a casa, i cuochi erano al lavoro e quando i cuochi erano a casa, i figli erano a scuola.

A natale, i cuochi lavoravano e gli altri si divertivano, e cosi’ a capodanno e cosi' a Pasqua. Io non volevo fare quella fine. Io volevo avere la possibilità di giocare coi miei figli.



FUGA DALL'INFERNO;


Andai in Germania, dove si lavorava di meno e si guadagnava di più.

La prima volta che invasi la Germania, era il 1974, appena congedato dal servizio militare.

E poi partii alla conquista della Maremma nel 1976 (Follonica, poi Grosseto) Vissi giorni meravigliosi, lavoravo da giovane chef nei migliori ristoranti,

I pomeriggi, mare e socializzare con tante amiche e amici, la sera dopo il lavoro, tante canne e tanta discoteca, non mi stancavo mai.

Sarei rimasto li per sempre, se non fosse accaduto un dramma, questa volta io non c'entravo. Tutti i miei amici, praticamente tutti i miei coetanei di Follonica,

Uno ad uno erano caduti nella trappola dell'eroina, ma guai a dirgli che ci erano cascati, loro dicevano sempre che fu una libera scelta.

Io scelsi di non fare quella scelta. Ma ero l'unico che non si bucava e quindi, venivo bullizzato emotivamente e deriso quando loro se ne andavano a bucarsi, lasciandomi solo. Ridendomi in faccia, dicendomi: Ciao Renato noi ce ne andiamo a divertirci a Torre Mozza, tu qui tutto solo, non farti troppe pere eh?  (Chiamavano pere le iniezioni di eroina)

Guardavo le ragazze che mi guardavano come se mi stessero dicendo;  Scappa Renato, scappa almeno tu, salvati.  Non restare qui, ci finirai dentro anche tu.

Noi non possiamo dirtelo, ma l'eroina e' un inferno. Tu Scappa, ti supplichiamo, scappa prima che sia troppo tardi.  NON AMARCI, NON VALE LA PENA, SCAPPA.

E all'improvviso di notte e senza preavviso, scappai.  Qualche mese a Roma, Ristorante l'Ammiraglio).

Poi invasi l' Olanda tre mesi a Utrecht poi l'Andalusia (Nerja) 1978. 

In Andalusia, ritrovai tutto quello che mi mancava, i paesini rurali, come nel Sulcis, la gioia di vivere estremamente passionale oserei dire emotivamente violenta. Di mattina tardi, preparazione della cucina, di pomeriggio, qualche Canna in spiaggia, poi canoa, il nuoto, le ragazze e tanto divertimento. La sera cucina e clienti che mi facevano sentire una superstar, la gente locale che mi voleva un bene quasi morboso, la notte, doccia, profumo e discoteca insieme a tanti turisti clienti del ristorante e tanti artisti locali, c'era la comunità gay che a quei tempi non si sarebbero mai umiliati a farsi chiamare gay, loro si auto definivano omosessuali.  Mi piaceva ammirare il loro spettacoli molto divertenti e anche molto ben studiati e coreograficamente ben presentati nelle discoteche locali. Poi anche loro, di giorno lavoravano, chi come pittore, chi come muratore o altri lavori manuali ma qualificanti. Canne a gogo', bingo e spiaggia.  Avevo un monolocale in affitto ma su sette mesi di stagione, ci avrò dormito si e no cinque volte.  Ero abituato a dormire in un letto diverso ogni notte e qualche volta sulla moquette del ristorante, di cui solo io avevo la chiave. A volte preparavo qualche Crêpes Suzette o banane flambée, per impressionare la povera turista che spendeva le sue notti con un cuoco matto come me.  Poi chiaro che bevevamo champagne, tanto a me non costava niente.  

Ricordo una volta che ero in vena di esibizionismo, entrai nel ristorante alle 3 di notte e cominciai a buttare a terra, tutti i cuscini delle 36 sedie che avevamo nel ristorante.  La ragazza, tutta divertita della scena, prendeva i cuscini, li metteva a forma di cuore, poi si sdraiava sopra con le gambe larghe e i piedi in aria.  Come mi sdraiai di fianco a lei, si tolse le mutandine e me le mise in testa.   (Era inglese)  Non sapevo se avessi più voglia di ridere o di scopare.  

Alla mattina, il capo cameriere, si incazzava a bestia e dovevo cucinargli un filetto a pranzo per tenerlo tranquillo.Poi pero' una sera il filibustiere, venne in discoteca e mi chiese la chiave del ristorante perché' voleva mangiare qualcosa con una sua amica turista, appena conosciuta.  Quella notte, andai al mio monolocale a dormire, il filibustiere stava divertendosi coi cuscini per terra, insieme alla sua conquista.  Il filibustiere, aveva copiato il mio sballo esibizionista dei cuscini.   Ho pensato;  Adesso pero' il filetto a pranzo, te lo fai cucinare dalla tua conquista.   Presi una bottiglia di Champagne dal frigo del bar e me andai con la mia amica verso il mio monolocale.  E meno male che io sono un conservatore,  e queste cose, mi piace farle in privato. Se avessi seguito la mia amica, saremmo rimasti anche noi a fare orgia nel ristorante.  Forse avrei dovuto.

Ma non volevo farmi vedere da uno spagnolo fare certe cose che facciamo noi italiani e che alle donne piace, ma che molti spagnoli, criticano e giudicano schifoso.

E venne Ottobre e via di nuovo a Roma.  Poi di nuovo Germania e di nuovo Nerja (1979) Infine il ristorante italiano dove lavoravo, venne venduto ad un tedesco che lo trasformo' in Gastette.  

Quindi addio Nerja.

Tornai a Roma, sempre all' Ammiraglio, poi nel 1981 tornai in Sardegna.  (Ci mancavo da sette anni ) poi Milano e ancora Sardegna.  Poi ancora Germania.  Gennaio 1983.

Ma in Germania, mi venne la fantasia di imparare un'altra professione e di non fare più il Cuoco. Io non volevo più’ fare il cuoco.  

E vedendo un mio collega che parlava bene il tedesco, cambiare da cuoco a cameriere ed imparo’ a socializzare e interagire con le persone, e sopratutto a ballare.  Decisi di imitarlo.

Cosi’ chiesi al mio datore di lavoro di lasciarmi incominciare la mattina alle dieci e mezzo, invece che alle dieci.

Mi disse:  E i ravioli fatti amano e i cannelloni e le tagliatelle e i polli da disossare, quando li fai?

Gli risposi che avrei fatto tutto il pomeriggio nelle mie due ore di pausa.  

Mi chiese perché? Gli dissi; perché dalle otto alle dieci di mattina, voglio andare a lezione di tedesco, che e' anche gratis.


Lui rispose: cosi’ impari il tedesco, ti trovi un lavoro migliore e io devo cercarmi un altro chef.   Guarda fuori, la vedi la neve? Se vuoi andartene vattene adesso, io a scuola non ti ci mando.

Gli risposi:  la sai una cosa?  A me la neve piace e anche in Inghilterra nevica.  Pero’ mi ha detto il lavapiatti che in Inghilterra, si può studiare la lingua anche di pomeriggio in scuole private.

E in Inghilterra si lavora di meno e si guadagna di più’ e si e’ assicurati automaticamente come si dichiara l’arrivo e la residenza.

Diedi il preavviso e dopo una settimana partii per Bournemouth dove avevo trovato lavoro tramite il giornale romano il Messaggero, che era venduto anche in Germania.

Il datore di lavoro in Inghilterra, chiamo’ in Germania per le referenze e caso strano, erano conoscenti. Il datore di lavoro della Germania, venne da me e mi disse:  cosa credi che a Bournemouth trovi un padrone migliore?

Guarda che siamo tutti e due di Castello di Schio e che la sua sorella, lavorava al mercato delle verdure, insieme a mia cugina.

Gli risposi; non importa, intanto imparo un’altra lingua.  Passai due settimane a Bournemouth e due settimane dopo ero a Londra a fare il secondo cuoco in un altro ristorante.  

Descrivo il mio primo viaggio in Gran Bretagna.


Prima invasione Romana.


Chiederete, Che c'entrano i Romani?

Al mio arrivo a Londra, mi accorsi che il legame con i Romani antichi, era vivo vegeto e motivo di orgoglio su tutte le rovine romane e altre costruzioni romane

sul suolo Britannico. Mi sembrava che i Britannici, si sentissero più legati ai romani di quanto non si sentissero gli italiani.

Per I miei amici Britannici, I Romani vengono sempre prima dei Sassoni, rrima dei Vichinghi che invasero l'Irlanda, e persino prima dei Celti che erano Irlandesi.

Ma invasero e conquistarono parti significanti della Britannia. E ancora, esistono dialetti e usanze e riferimenti culturali molto radicati nella società' britannica moderna.

 

Eppure per I miei amici Britannici, I Romani sono ancora il più importante riferimento storico, dell'evoluzione della Gran Bretagna. Mi sembra che la memoria storica,

del mio popolo adottivo, sia più radicata nell'era Romana di quanto non lo sia la memoria storica degli italiani del mio tempo.


Anno 55 e 54 BC Cesare venne, vide e conquisto’

AD 43 Claudio venne, costruì Londra e se ne andò .

Dopo I Romani, vennero i Sassoni e I Celti e altri invasori dei paesi del nord est europeo

Ma nessuno lascio' un'impronta tanto grande quanto I Romani.


Ultima invasione della Gran Bretagna.

23 - 03 - 1983, A.D.

Dopo tanti invasori e predatori dell'eredita' lasciata dai Romani, venne un sardo, (io) a provare ad oscurare la memoria dell'antica Roma

Mentalmente stressato e confuso, posseduto da uno spirito randagio, incapace di fermarsi permanentemente in qualunque insediamento umano (con valida ragione)

E infetto da un virus letale e incurabile in quell’epoca molto presente in suolo Italico.

Chiamato   (LA GIOIA DI VIVERE).  

Ero deciso ad utilizzare tutto il potere di questo virus per conquistare anime e cuori dei Britannici, per poter eradicare la loro proverbiale, flemmatica e malinconica rassegnazione.

Infettarli con un po’ di allegra ironia e farli sorridere, renderli più allegri.

Cosicché magari un giorno potremo sentire Mick Jagger che canta …I CAN GET SATISFACTION AT LAST.

I Romani partirono da Boulogne con centinaia di navi da guerra, Prefettus, Generali, Centurioni e Legionari.

Io partii da Oostende, in Belgio. Su una nave passeggeri che navigava sempre inclinata a sinistra, per via delle onde alte e del vento forte che spazzava i ponti dell’imbarcazione.  

Arrivammo a Dover con due ore di ritardo. Guardai sulla cima delle bianche scogliere, immaginando come potesse essere stato ai tempi di Cesare.

Ma non riuscii a visualizzare soldati britannici con archi e frecce e giavellotti e lance pronti a tirarceli addosso.  

E meno male.  (La mia immaginazione eccedeva di molto ogni fantasia).


All’arrivo, mi sentii come se fossi a casa, solo che si parlava una lingua diversa, una lingua di cui conoscevo solo cinque o sei parole pronunciate col mio accento marcato e stretto da sardo.

Provai a chiedere informazione ad altri passeggeri, con quel po’ di tedesco che conoscevo.  Ma il tipo, mi rispose:  English please.  

Allora, provai in spagnolo, che lo parlo bene.  ma la risposta fu perentoria:  English please.  

allora, scoraggiato, tentai l’ultima carta.  In francese, chiesi ad un signore:  Parlez vous français?  La risposta, fu un urlo di sdegno;  ENGLISH PLEASE!


Io ero un po' sorpreso, scoraggiato e anche un po' deluso a dire il vero.  Avrei voluto chiedere scusa, ma non sapevo che si dice SORRY.  

Quindi lasciai perdere ma non senza bofonchiare in italiano il mio disappunto:  

STI CAZZI DI NORDICI, QUANDO VANNO ALL’ESTERO, VOGLIONO ESSERE CAPITI ANCHE QUANDO PARLANO IN MARZIANO,

E QUANDO UN POVERO MARZIANO COME ME, CERCA DI COMUNICARE, INVECE DI PROVARE AD AIUTARE SI INCAZZANO.

In quel momento, mi venne in mente la profezia di una signora a Roma nel 1980.  

E pensai che forse la prima parte di sofferenza che mi profetizzo' stava iniziando a materializzarsi. Lasciatemi, spiegare la storia di questa profezia.

Torno indietro di 3 anni per cinque minuti, e' un aneddoto importante.

Dunque ero a Roma, ero un giovane cuoco e pizzaiolo al lavoro in un ristorante chiamato L’AMMIRAGLIO.


Una traversa di Piazza Cavour.  La mattina ero lo chef e la sera, sostituivo il pizzaiolo che era in vacanza.

A cena, la sera presto, venivano tutti gli attori e cantanti e direttori e costumisti, tecnici del suono e delle luci che lavoravano alle produzioni del Teatro Tenda,

per mangiare prima di affrontare il turno serale del loro spettacolo.  Uno degli spettacoli, era;  Le Cyrano Du Bergerac.


Il proprietario del ristorante, era il produttore e tra i tanti personaggi che ho incontrato di persona, vi erano tutti i più famosi del tempo.  

Modugno, col figlio, Pippo Franco, Gigi Proietti, Johnny Dorelli, Catherine Spaak eccetera,

Quella volta della profezia, arrivarono prima alcuni attori e da ultimo arrivava Renato Zero con la sua troupe in costume del diciannovesimo secolo.

Renato, MI disse:  Buona sera pizzaiolo.  

Io in quel momento mi trovai sorpreso ed emozionato a tal cospetto, e anche un po’ intimidito dalla statura di Renato e dal carisma che emanava tutto intorno a se  

e con tutto il seguito, vestiti con costumi antichi che mi facevano venire in mente I Templari.

E la sua compagnia piccolina che gli arrivava si e no all’altezza del petto, ma anche lei, sprigionava una personalità assolutamente dominante.

Ed io riuscii solo ad esclamare!   MA COME SIETE ELEGANTI!.

Dopo una decina di minuti, arriva una signora sui 35 40 anni, atletica e abbastanza attraente.  Probabilmente parte dello staff tecnico amministrativo.

Si avvicina e in tono molto piacevole, mi dice:  Pizzaiolo, me la fai una pizza con qualunque ingrediente eccetto le acciughe.

Dalle una simmetria a tuo piacimento per favore che mi intriga la tua personalità e voglio provare a decifrarla.

Li per li’ non capivo lo scopo ma ero troppo ingenuo e tropo preso dai miei pensieri su una ragazza francese

che conobbi in un resort turistico un mese prima e che mi aspettava in Francia.  

Per questo facevo gli extra da pizzaiolo, per risparmiare il più possibile per il mio viaggio romantico.

Dunque, le feci una pizza divisa in sette spicchi di diverso colore divisi da tre cerchi concentrici di funghi trifolati.

Mi rimase un piccolo cerchio del diametro di circa un centimetro nel centro ma decisi di lasciarlo cosi,

sembrava più simmetrico che se avessi coperto quel cerchio rosso di pomodoro con qualunque altro ingrediente.

Misi la pizza nel forno e quando fu’ pronta, chiamai la signora.

Lei arrivo’ molto concentrata e seria, guardo' la pizza e disse: Tu sei un artista perfezionista a tutti i costi.  

Ma c’e’ una cosa che mi colpisce, quel piccolo spazio vuoto nel centro, e’ un mistero che non saprei risolvere.  

Tu hai qualche conto in sospeso col tuo passato nella tua vita precedente oppure nascondi un segreto.  

Stavo per dirle:   Signora, si mangi la pizza finche’ e calda e lasci stare le sciocchezze da fattucchiera alla Maga Mago’ per un altro momento.

Ma non dissi nulla perché non volevo fare brutta figura con gli altri ospiti. Continuavo a pensare alla francese che mi aspettava a gambe aperte.

Ma alla signora, non interessava mangiare la pizza calda e continuo’.  Tu devi andare in Inghilterra a lavorare per scoprire cosa e’ il tuo segreto.

Le risposi;  Signora, guardi che io non parlo l’inglese e ad essere sincero,

l’Inghilterra non e’ mai stato un paese sulla mia lista dei posti da visitare, inoltre non capisco una parola di inglese.

E, quel piccolo spazio nel centro, (inventando una risposta) lo ho lasciato apposta per stuzzicare la sua curiosità e mettere al lavoro la sua immaginazione.  

Lei dice che sono un artista, quindi sa bene che ogni opera d’arte ha una componente di mistero per poterla definire una grande opera d’arte.  

Per un lungo istante, si senti’ spiazzata e resto’ confusa e sbilanciata.  Poi tiro’ un lungo sospiro e ritorno' in controllo delle vibrazioni originali.

Quindi continuo’;  Tu hai paura ad andarci perché nella tua vita precedente hai fatto soffrire molto le popolazioni britanniche, con azioni spietate.  Sei stato un personaggio molto crudele.

Li per li’ dimenticai per un istante la francese ed ebbi l’istinto di lasciar bruciare tutto quello che avevo sul fuoco, spingere la signora dietro il forno sui sacchi di farina,

strapparle le mutandine (se le ha), infilarle la mia bacchetta magica tra le cosce, spingergliela fino in fondo e farle scoprire di persona ,

la magia di un orgasmo multiplo prolungato in luogo publico.  Ma mi controllai.

Lei continuo’:  noi non abbiamo memoria delle nostre vite precedenti.  Ma nel tuo DNA, serpeggia l’istinto della paura dell’Inghilterra.

Il tuo istinto ti dice di non andarci per non dover pagare tutto il male che hai fatto nella tua vita precedente.

Stavo seriamente per chiamare gli altri ospiti e chiedergli se era il caso che chiamassi un’ambulanza.  Perché la signora dava segni visibili di instabilità mentale.

Ma lei calda calda continuo';   Tu andrai in Inghilterra prima di quanto non creda.  E soffrirai, soffrirai e soffrirai, fino a quando non ne potrai più.  Tornerai e avrai imparato l’Inglese.

Avrei voluto chiederle se sarei tornato vivo o in una bara.  Ma mi fermai dal chiederlo, anche perché sembrava ovvio che sarei ritornato vivo,

in quanto i morti non parlano l’inglese ne’ nessun altra lingua.  La signora, finalmente andò a tavola a mangiarsi la pizza.

Poi cominciai a riflettere:  lei non sapeva il mio nome.  Ma io conosco la leggenda orribile del mio nome e combacia perfettamente con la profezia di quella donna che meritava essere scopata li e subito e non lo feci.

Il mio nome e’ di origine ebraica ma mia madre era cattolica, mio padre ateo cosi’ come lo sono io.  Forse mia madre mi ha voluto chiamare Renato perché il bambino prima di me era nato morto

e chiamo’ me Renato per sopperire al dolore della perdita del mio fratellino.

Ma nella leggenda, Renato, fu un uomo crudele che inflisse sofferenze atroci al suo popolo e alla sua morte, Dio lo volle fare re-vivere, per questo Ri-nato ovvero Renato,

per farlo soffrire di tutte le sofferenze che ad altri inflisse nella vita precedente.  Farlo soffrire, soffrire e soffrire fino all’esaurimento.  Affinché imparasse a capire e pentirsi del male fatto.

Ora non sapevo se e quando sarei mai andato in Inghilterra. Ma non avevo paura.  Continuai a divertirmi, lavorando e ballando e scherzando sempre pieno di gioia di vivere,

come sempre ho fatto tra la Francia, la Spagna, l'Italia, la Germania e l’Olanda. Fino al fatidico 23 Marzo 1983.  

Ritorniamo  al 1983.  (Grazie della pazienza)



LA TEMPESTA IMPERFETTA.


Dal 23 Marzo 1983, ho vissuto una vita incredibile.  Sempre allegro, sempre al lavoro, felice di esserci, sesso quanto ne volevo.  Per essere fedele alla mia famiglia, in quegli anni mi  rifiutai a decine di belle donne, davvero, non scherzo e non lo rimpiango.  Mi sento molto orgoglioso, direi quasi eroico, di essere stato fedele alla mia famiglia fino a che la famiglia e' esistita. 

Ho mangiato per anni i cibi più prelibati del mondo, ho bevuto i vini più pregiati e costosi del mondo.  

Mi sono inebriato di gioia di vivere fino a sentirmi in colpa verso il resto del mondo, che mi apparivano come anime perse in un grande deserto, chiuso da insormontabili muraglie, guidati da un leader cieco.

Questa ultima frase, la ho creata, vedendo una scena del film;   L’ENIGMA DI KASPER HAUSER.  

Mi pare del 1974.  Diretto da uno dei più grandi sceneggiatori e direttori degli ultimi cento anni, Werner Herzog.

Ho vissuto e goduto della vita in un crescendo di gioia ed equilibrio interiore sconosciuto ai più.

Alcune notti, sognavo di saper volare in modo cosi’ vivido che quando mi alzavo la mattina, per pochi secondi,

ero convinto di andare in centro di Londra volando a prendermi un caffè.

Tutto questo, duro’ fino al 1990 circa.  Poi piano piano come un vecchio marinaio, vedevo i segni di una tempesta in arrivo.

Lo sentivo, lo fiutavo nell’aria.  E venne, finalmente la tempesta imperfetta.

Non era perfetta perché la aspettavo (Ma era parte dello scritto.) Ed ero preparato.  Il mio naturale istinto psichico me la descriveva esattamente come e’ avvenuta.  

Fu un divorzio violento e doloroso, sopratutto per il bambino.  (non me lo perdonerò mai)  (Dichiaro qui pubblicamente che non seppi gestire lo stress e feci tutte le cose sbagliate).  Perciò, detto questo posso dire che e' una storia della quale non amo parlare.  Perché non e’ giusto parlare di una storia che coinvolge altre persone, con le quali non’c’e più nessun dialogo e che si sono create una vita propria e indipendente..  

Quindi, ogni parte deve continuare la propria storia e la propria evoluzione sociale, senza intrusioni nella propria sfera privata da relazioni passate.

Tutta questa storia, quando accadde, mi riporto' alla mente alcuni testi di Ivano Fossati.

E D’INVERNO QUALCHE VOLTA IL MARE MI FA’ PAURA

MI RISVEGLIO AL MATTINO SULLA SCIA DI UNA ROTTA PURA.

ANCHE OGGI MENTRE IL MARE SI E’ RIPRESO QUEL PO’ CHE MI HA DATO

LA MIA BARCA E’ SULLO SCOGLIO E SEMBRA UN UOMO

COL CUORE SQUARCIATO.

MENTRE GUARDO LE LUCI DELLA COSTA STO’ PENSANDO CHE,

L’UOMO PIU’ E’ LONTANO DAGLI ALTRI E PIU’ VICINO E’ A SE’

VENTO CALDO PORTA TEMPESTA.

Fu doloroso ma riuscii a risalire la china.   E volai ancora.  Più in alto e più avventuroso che mai.   E volai nello spazio attraversando altre galassie,

altri universi, sulle note divine della nona sinfonia di Behetoven.  Sognai altri mondi e e scoprii altri modi di vivere più vicini ai miei sogni e a i miei desideri da bambino.

Ho esplorato le profondità degli abissi marini sulle note della chitarra di David Gilmour,

con le parti solo strumentali di Shine On You Crazy Diamond.  


LA MISSIONE E' POSSIBILE.


E le sere ero il re delle discoteche, Entravo prima all' HOMBRE DE BAHIA.   Quando la pista era vuota e mi scatenavo , tutta la pista per me.

Solo che dopo un po' arrivavano le ragazze che mi circondavano e cercavano di copiare I miei passi, quindi per non farmi confondere, cercavo di ballare con gli occhi chiusi.

Immaginandomi solo e questo mi faceva ballare anche più disinibito, poi arrivavano I soliti cow boys che non essendo capaci di attrarre le ragazze in quanto idioti e maschilisti,

si mettevano tra me e le ragazze. Risultato era che le ragazze, lasciavano la pista, e io me ne andavo al bar a bermi una tequila (gratis) I baristi da me non volevano soldi.

Cosi' i cow boys, restavano soli in pista, senza saper ballare, poi dopo un po' tornavano al bar a ubriacarsi e sparare cazzate.

Io tornavo in pista, il DJ faceva I suoi commenti su di me, mi metteva tutti I dischi che ballavo meglio, la pista si riempiva di nuovo ed io mi spostavo a ballare sui balconcini.

Ben presto anche I balconcini erano super affollati.  Quindi io scappavo verso un'altra discoteca, Le Scandale, tanto anche li non mi facevano pagare l'entrata, (ospite d'onore).

Stesso movimento, stesso spettacolo;   Alla mia entrata, pista vuota, io comincio e poi seguono le ragazze, poi seguono i bauscia e poi un'altra tequila e poi via in un'altra discoteca, Vogue, Hypodrome, Equinox, e Camden Palace.

Fino alle quattro di mattina.  Poi a dormire per sentirmi bene allenato e riposato per sopportare la tortura di stare seduto a lavorare in una agenzia di viaggi.

Le domeniche alla pista di pattinaggio su ghiaccio, dove feci amicizia con diverse ragazze, il dopolavoro, pattini, gelati e momenti di vita sociale indimenticabili con persone con cui stavo bene.

Ma mi venne voglia di fare un altro esperimento emotivo su me stesso.   Volevo essere la stessa persona che ero senza la tequila.  Avevo smesso di fumare le canne già da qualche anno,

avevo smesso di bere vino e altre bevande alcoliche.  Ora volevo imparare a ballare e sentirmi confidente e disinibito in pista da ballo, senza la tequila.

Una sera, entrai a Hombre De Bahia e nello scendere le scale, vidi sullo specchio il barista che avendomi notato, prese la bottiglia di tequila a riempi' a meta' un bicchiere da aperitivo.

 C'erano almeno quattro dosi di tequila.   Arrivato al banco, il barista mi porge il bicchiere.  Ma io serio gli dissi:  Mi dispiace ma ho smesso di bere alcolici, passami una Coca Cola per piacere.

Il barista si senti' perso, confuso mi guardo' con disappunto mi diede la coca cola e me la fece pagare.   Io che sono molto intuitivo, avevo capito il messaggio.

Dunque li si pensava che io ballavo in quel modo perché ubriaco ma volevo dimostrare a tutti che se si vuole si può essere sballati anche senza droghe e senza alcol.

Accettai la sfida e mi buttai in pista, carico di un caffè doppio che avevo appena bevuto e idratato da una coca cola. Il D.J. non sapeva, quindi mise i dischi più ballabili per me.

Io alle prime mosse, mi sentivo un po' legnoso e fuori tempo.  Poi non volendo accettare la sconfitta, mi venne un'idea;  Chiudere gli occhi, fregarmene di tutto e tutti e ballare come se li ci fossi solo io.

E ce la feci, MISSIONE COMPUTA alla grande.   Ed imparai a ballare con gli occhi chiusi.  Parafrasando il titolo di un film di Tom Cruise,  MISSION IMPOSSIBLE,

Creai il mio motto, la mia carta da visita, il mio brand:    "MISSION IS POSSIBLE".

Mi ricordo delle battute irriverenti che facevo in ufficio, come quella volta che arrivarono due ragazze più nude che vestite.  

Entrarono nell'agenzia, tutte spiritate, mi si misero davanti e con aria allegra e mi chiesero: Ci puoi consigliare un posto caldo ed eccitante per due ragazze come noi?

Io sbottai spontaneo e sicuro;   CARISSIME, VI CONSIGLIO LA MIA CAMERA DA LETTO.

Il manager, voleva fare il serio e rimproverami di non essere stato professionale, ma con tutti che si sbracavano dalle risate, dovette mettersi la mano davanti alla faccia e uscire a ridere per strada.

Da quel giorno, io e il mio collega afgano ribattezzammo l'agenzia da CONDOR TRAVEL, A  "CONDOM TROUBLE"

Col mio collega afgano, divenimmo amici e lui fece amicizia anche con mio figlio al quale lasciava usare sempre il suo computer per giocare a Red Alert.  

Qualche anno dopo quando lui aveva lasciato l'agenzia fu impiegato a l'home office,

mi chiese un giorno di fargli da Baby Sitter al suo bambino di due anni che lui si trovava sperso da solo, e la moglie era andata a visitare i parenti nella sua nazione di origine.

Mi ricordo sempre di questo amico che rideva sempre alle mie battute e mi chiedeva sempre di scrivere liriche trasgressive e quando gli mandai per email la canzone:  London Stinks,

la mail mi venne rispedita indietro dal Home Office con una nota di rimprovero, che certe cose non andava bene scriverle.  Cosi' la tolsi dal mio file.

Ma a me non sembrava un testo sovversivo, secondo me era piuttosto un testo allegro magari trasgressivo, ma non sovversivo.

E' da diversi anni che ci siamo persi I contatti.  Chissà dove e' adesso?   Spero che stia bene e felice con la sua famiglia. 


UNA AVVENTURA, DURATA VENT'ANNI.


E venne il 1998,

Stufo di lavorare all’agenzia di viaggi come Travel Agent.

Provai a lavorare in una compagnia aerea all’aeroporto di Luton.

Al lavoro fui un disastro non mi piaceva.  E non ero neanche attento al lavoro.  (Non so come avevano fatto a tenermi). Difficile essere attenti a qualcosa che non ci piace fare.  Ma una persona che non voglio descrivere,

mi disse che avrei dovuto starci un anno per arricchire il mio C.V e trovarmi un lavoro più adatto a me.

Non ci sarei rimasto comunque neanche un mese se non fosse successo l’imprevedibile.  Infatti questa volta la mia antenna psichica non era sintonizzata.

Arrivo’ alla compagnia un gruppo di ragazzi e ragazze, Italiane, Francesi e Spagnole.  Non so bene cosa successe ne’ perché ne come.

Mi ricordo solo che facemmo subito conoscenza e mi invitavano ai loro party,

Io mi ci trovavo a meraviglia, preparando i dolci e le torte e il gelato semifreddo e mi compiacevo di vederle/i apprezzare tutte le mie creazioni culinarie.

Siccome avevo 45 anni e loro 20-22, approfittai per farmi portare in discoteche di studenti, perché la musica era ottima per me per ballare e sudare come una fontana.

Se mi presentavo da solo chiaramente, non mi ci avrebbero mai lasciato entrare.   Io ero felice ed orgoglioso delle mie amiche e del mio amico francese, parte del gruppo.

Mi sentivo fortunato e lusingato allo stesso tempo, di avere queste giovani amiche che mi portavano ai party, a ballare, ai luna park e io ne gioivo senza freni.  

Solo che poi tutto comincia e tutto finisce.  Verso la fine del 1998, ci furono delle interferenze nel nostro gruppo.  

Qualcuno a cui ero allergico, si infiltro’ dentro e altri della compagnia aerea si infiltrarono pure loro, portando nei party quell’atmosfera triste, noiosa tipica degli OFFICE PARTIES.

Quella atmosfera e’ letale, uccide ogni spontaneità ogni istintiva risata, ogni istintivo sentimento infantile che esisteva nei nostri party.

Tra i più allegri che abbia mai vissuto fino a quei tempi.

Comunque durante il periodo di ingenuità collettiva queste/i amiche/ci, mi ispirarono la voglia di scrivere qualcosa di poetico.  E’ in Inglese:


Singing like a Bird;        

(cantando come un uccello a primavera)

Sometimes I can sing

like a bird in early spring,

When my friends call me out and I see

They wan’t be happy without me.

Hit the disco and dance till the night ends

tireless and happy when I am out with my friends

God meant discos for people to have fun,

I don’t miss a chance I dance every time I can.

When you and your friends feel the same way

still in control but a little bit insane

and you want to dance and

you want to sing and you want to say

Forget about your job,

forget about your boss! Let’s do it again.

Molto naive e inglese da asilo nido.  Ma a me piace l’ingenuità fanciullesca.

Lasciai Luton all’inizio del 1999.  

Arrivai con due valigie piene e la mente libera in cerca di emozioni nuove.

Tornai a Londra, con una sola valigia semivuota

e la mente che straripava di emozioni e gioia di vivere che se fosse stata acqua, sarebbe stato un’ oceano.

Mi portai dietro tutti quei ricordi, tutti quei visi allegri di chi mi ha dato tanto emotivamente e che non dimenticherò mai.

Ormai queste persone sono scolpite nella mia memoria, sono entrate per non uscirne mai più

E divenni bus driver A Londra il 16/05/1999

E ricominciai a volare, altre galassie, altri pianeti altre montagne,

altre profondità’ oceaniche.   Sulle composizioni strumentali di Jan Cyrka, Steve Vai, Joe Satriani,

Tony Mac Alpine Lynyrd Skynyrd e ancora i Pink Floyd e Metallica AC/DC, Dire Straight, Deep Purple e tanti, tanti altri.   E tanti altri party e tanto altro divertimento, sembrava non dovesse mai finire.

Ho cavalcato su e giù per le verdi colline irlandesi sulle note di Mike Oldfield (Tubular Bells.  (Parte seconda)

Ho imparato ad andare a cavallo, prima trotto poi gradatamente al galoppo.  Ho imparato a ballare come volevo.

E ho ballato e ho sudato e ho avuto spettatrici impegnate con me fino alle ore piccole a ballare in alcuni ristoranti italiani e greci, nel centro di Londra.  

Per divertimento ho fatto anche degli strip tease per sole donne.   E anche mimiche comiche di personaggi famosi, ballando e cantando sui miei pattini, dentro al ristorante.

La più richiesta era Freddy Mopury, ballavo vestito da donna con un mogio (mop in inglese) in testa al posto della parrucca,

sulle note di I Want To Break Free, ribattezzata per l’occasione in I WANT FUCK FREE.  Usavo una scopa, invece dell'aspirapolvere, come faceva Freddy Mercury.

E poi la scopa, in mano a me diventava una chitarra, poi la mettevo tra le gambe, mi inginocchiavo facevo scorrere le mani su e giù sul manico, e la scopa diventava qualcosa altro.

Poi arrivava un'amica, prendeva il manico della scopa e faceva finta di leccare il gelato mentre io tenevo la base del manico tra le gambe.  

Roba da drogati all'ultimo stadio, solo che a quei tempi, non mi drogavo, non bevevo alcolici e l'unica cosa che prendevo erano aminoacidi i giorni che andavo in palestra,

e una volta, per una settimana, sperimentai la creatina, niente altro.

Dopo Freddy Mopury, seguiva lo spettacolo strip per solo donne,  Shames Bondage.  Molto divertente.

Poi creai lo show nudo del PADRE DI GOLLUM, questa volta senza i pattini, durante gli week end tra il 2010 e il 2012, nei giorno di riposo da bus driver o da portantino all’ospedale di High Wycombe.  

La mia relazione coi pattini a rotelle, comincio’ nel Marzo del 2000 quando finalmente decisi di imparare a pattinare e fare alcune acrobazie coi pattini.

Prima avevo avuto i K2 che mi permisero di fare salti fino ad un metro di altezza,

con conseguente scivolata laterale che rilasciava le scintille sull’asfalto di Hyde Park e Kensington Gardens. In quei giorni, non avevo bisogno di cercare amici.

Ragazze e ragazzi con meno della meta' dei miei anni, mi seguivano e si associavano a me nei giochi acrobatici, come se ci si conoscesse da sempre.

E si rideva e si scherzava come bambini al luna park.

Poi mi comprai i quads professionisti da Riedell nel 2005 e non tornai più indietro. Quei pattini.

Mi durarono 13 anni e mi hanno fatto scalare le scalinate più belle e più irte e lunghe dei paesi che ho visitato,

a partire dal Bastione dei Pescatori di BudaPest al castello di Quebec City nel 2011

per finire a Roma sulle scalinate del’Aracoeli nel 2016.

Due anni dopo, nel 2018 ho dovuto rottamarli erano consumati su tutto, e devo ancora comprarmi quelli nuovi.

Ma la più grande soddisfazione, fu il realizzare il mio sogno più incredibile,

Un anno dopo dei pattini acrobatici K2 nel 2001 mi comprai una Honda Hornet nuova e fu’ l’apoteosi.

Il periodo più bello ed inebriante della mia vita.  Dovunque andassi in Europa, erano folli follie in sella alla Hornet.

E... si! avevo anche due passeggere abituali che a turno portavo sulla mia moto con le quali ci divertivamo.

Erano piccole e leggere, perfette per essere passeggere motocicliste.

Ed erano amanti delle folli follie come piace a me.

Uno stato di grazia, cosi’ intenso, non poteva durare. Era troppo intenso, troppa gioia che spesso faceva male a chi la vedeva.   (VENTO CALDO PORTA TEMPESTA).

DAL PARADISO ALL'INFERNO.


E venne il declino, lento, inesorabile e previsto come sempre dal mio istinto psichico.

Verso l'inizio del 2017, comincio' l’era sciagurata, la più crudele della mia vita che ancora dura.

Ormai per me non c’era più scampo.  Con l’evoluzione (chiamiamola cosi) della società dei diritti uguali per tutti,

I governanti sempre in cerca di voti e poltrone in parlamento, dimenticarono di implementare i doveri.

Nessuno parlava più di doveri, solo di diritti.

Ma quando io arrivai a Londra nel 1983, la società mi si presento’ come una moneta con due lati diversi,

che mandavano lo stesso messaggio, chiaro, esplicito e inequivocabile.

Da un lato, diceva:   I DOVERI E LE RESPONSABILITÀ, GENERANO DIRITTI E LIBERTÀ

E dal lato opposto:   DIRITTI E LIBERTÀ SONO IL FRUTTO DI DOVERI E RESPONSABILITÀ.

Quell’era magica era finita.  Ormai i posti di lavoro erano diventati territorio di caccia di religiosi in cerca di proseliti,

specialmente nelle compagnie di autobus dove lasciavano che un manager o un sindacalista potesse molestare religiosamente un conduttore o qualunque altro impiegato con la pressante richiesta di convertirsi. Senza dimenticare la minaccia di un Team Leader italiano

in un ospedale che dopo pochi giorni di lavoro, mi disse esplicitamente che se volevo lavorare con lui, dovevo leggere tre dei suoi libri

E convertirmi alla sua religione.  Gli risposi che io sono ateo e nel rispetto di tutte le religioni, avevo il diritto legale di essere ateo.

E se dovessi sentire il bisogno di avere una religione, avevo il diritto legale di sceglierla io senza costrizioni.

Lui insisteva, diceva che io dovevo leggere I suoi tre libri uno alla volta e se poi non mi fosse convertito, mi avrebbe lasciato in pace.

Io gli risposi che ero molto occupato con la mia vita, avevo il lavoro, poi la palestra, poi le discoteche, andare per funghi,

nella stagione giusta, fare la spesa, cucinare, mangiare, uscire con gli amici e poi che dovevo anche dormire di tanto in tanto.

Lui, si rivolto' quasi aggressivo dicendomi che voleva farmi conoscere Dio.

Al che mi rivoltai anch'io e con espressione seria e spietata, gli risposi:  Voi farmi conoscere Dio?

Va bene, allora io organizzo un party, con musica e drink, tu lo inviti al party e io avrò il piacere di conoscerlo.

Rimase di sasso e sprizzava furia da tutti I pori.  Vedevo il disprezzo nel suo sguardo e pensai:

Se questa espressione gli e' stata ispirata dal suo Dio,

Tremo al pensiero di vedere la sua espressione quando e' ispirata dal suo Demone.

Per evitare ulteriori molestie religiose, gli dissi che avrei riportato tutto al direttore e mi allontanai.  Il direttore, mi mise temporaneamente in un altro reparto.

Ma li c'era un signore supervisore che mi aveva molestato sessualmente già prima e che non poteva essere disciplinato perché lui era in quel reparto da vent'anni.

Il suo manager, era pure della stessa sessualità' quindi io non ero credibile.  Quindi me ne andai.

Io non potevo più fare quel lavoro in pace.

Poi, seguirono le molestie sessuali a senso unico e non contestabili, in tutti i posti dove provai a lavorare.

Pena per ribellarsi e protestare?  Essere bollati omofobi ed avere tutti nemici al lavoro, tutti con la lingua di fuori davanti al capo, il quale era ed e' il perverso supremo,

in cerca di un appiglio qualunque per molestarmi e passarla liscia.

A Roma si dice:  Il pesce comincia a puzzare sempre dalla testa.  Quando facevo lo chef, non ho mai permesso nessuno del mio team di molestare in nessun modo qualunque altro membro del team.

Quindi se in un qualunque posto di lavoro c'e' sopruso continuato di qualcuno contro qualcun altro, significa che,

Il capo e' l'organizzatore del sopruso o il capo e' un incompetente.  Ma l' esperienza, mi ha insegnato che e' sempre il capo il regista.

Molestie sessuali in ogni angolo in ogni lavoro, autobus, ospedali, ristoranti, lavori di pulizie e

perfino lavori all’estero da compagnie basate in Gran Bretagna, si pagavano e si pagano col sesso.

(Se non mi credete, chiedete lavoro da conduttore di pullman diretti in Europa e gestiti da una compagnia che non posso nominare per non essere denunciato)

Pero' vi do una dritta, una di queste compagnie fino al 2018, era solo inglese, poi venne comprata da una grande Banca tedesca.

E la prima cosa che mi fu detto al deposito fu il consiglio non richiesto e non gradito di fare sesso con gli altri autisti negli alberghi dove avevamo il cambio di autista in Europa.

Dopo una settimana e tre giorni di training, visto che io non ero interessato a condividere la mia vita sessuale con colleghi dello stesso sesso,

Mi chiamarono in ufficio, e mi dissero che mi avrebbero pagato l'intera settimana e tutta la settimana seguente e di andarmene pure subito,

che per me non c'era più posto.  Motivo? Ero svogliato e non dimostravo interesse nella compagnia e non ero abbastanza socievole.

Meno male pensai, almeno mi pago il carburante che ho comprato per guidare la mia macchina da Londra e ritorno,

150 chilometri andata e 150 ritorno. (Ho scritto chilometri eh?  Non CULOMETRI come sarebbe più' appropriato dato il posto di lavoro)

Chi non si concedeva non lavorava.  Ed io quindi non lavoravo. Dovevo assolutamente scappare, io non meritavo questa tortura.

Va bene che il male bilancia sempre il bene e che io avevo goduto tanto.

Ma io avevo goduto del mio essere, senza molestare nessuno ne rubare niente a nessuno.

Io ho goduto attingendo alla mia innata gioia di vivere che e' sempre stata la fonte della mia energia e della mia felicita'.

Al lavoro ci sono sempre andato per lavorare, felice di essere al lavoro.  Mai per utilizzare il mio posto di lavoro per molestare altri/e colleghi/e

La mia gioia, derivava dal mio spirito non da ricchezze o di potere su altre persone.

Io ero felice di essere vivo, in salute e di avere qualifiche che mi permettevano di muovermi da una professione all’altra.

Cosi’ pensai che se mi fossi preso il diploma di Personal Trainer, non avrei più dovuto sottostare alle molestie dei pervertiti sessuali, che vanno in palestra a caccia di uomini e donne. E invece di concentrarsi con l’allenamento, si concentrano a seguire le persone che si allenano seriamente,

in ogni angolo della palestra, nei bagni, nelle docce, alle quali avevano scassato i passanti della porta

per poter vedere un uomo nudo che si fa’ la doccia.  Perche' uno specchio per vedere un uomo nudo, non ce l' hanno.

in piscina che in qualunque corsia mi mettessi, si mettevano a nuotare in venti, per fare lo struscio acquatico.

Potevo spostarmi alla corsia vuota, certo ci provavo ma loro seguivano, quindi niente più nuotate per me.  A meno di avere la mia piscina personale.

Poi venivano le saune dove ormai le hanno trasformate in un carnaio osceno.  Non ci puoi nemmeno entrare senza strusciarti su qualcuno che ti aspetta alla porta con la gamba tesa.

Addio palestre per me.  Ma forse come personal trainer e’ diverso.  (pensavo).

E mi iscrissi ad un corso di diploma come Personal Trainer.

Quindi tra molestie e pressioni e strusciate di qualche professore durante le lezioni

e studenti aggressivi in accordo sottinteso con lo stesso professore che faceva finta di nulla,

E anche membri del management, (tutti a caccia di uomini eterosessuali a qualunque costo).  Riuscii comunque a prendermi il diploma.

Li sconfissi con le loro stesse armi ricattatorie.  In perfetto stile da molestatore sessuale, come lo erano loro.

Non avevo scelta se volevo completare il corso.  I molestatori, furono già' riportati prima ai superiori.

Ma loro erano I mandanti quindi non fecero nulla per farli smettere.  Mi misero davanti alla prospettiva;  O ti concedi o ti facciamo fallire nel corso.

Io me ne andai indignato e offeso da tante angherie subite.   E loro per paura di essere denunciati al governo che finanziava il corso, e rischiare un'inchiesta sulla loro condotta illegale, nonché avere la revoca del finanziamento del mio corso, (3200 Sterline).

Mi mandarono una mail per chiedermi di tornare.   Al mio diniego, chiesero spiegazioni.

Io mi spiegai e gli dissi che non sarei più tornato in quel' aula di perversi sessuali senza ritegno e che se volevano, potevo completare il corso, solo sulla base di uno a uno.

Un professore e uno studente e che avrei tenuto il registratore acceso durante gli esami.

Tanto dovevo solo presentare gli esami.  Accettarono di farmi completare gli ultimi esami nel loro quartier generale

Sulle basi di uno a uno.  Uno studente, (io) ed un professore, il più rispettoso di tutti.  E alla fine, feci pure amicizia con reciproco rispetto con alcuni di loro.

E completai il mio diploma.

Tutte le palestre di Londra, mi cercavano, tutte volevano uomini per personal trainer.

Allora?  Come come mai non ci lavoro?  C’e’ bisogno che ve lo spiego o lo avete già’ capito?

Mi invitavano al colloquio ma Il palpeggio, cominciava dal primo minuto del colloquio.

Se solo abbassavo lo sguardo per evitare gli annuendo sessuali e le strizzate d’occhio, cambiavano atteggiamento e tono di voce .

Quindi il messaggio era chiaro; meglio che mi alzavo e me ne andavo subito.  Ed e’ quello che ho sempre fatto.

Ho finito per fare allenamento nei parchi ma anche li, ci sono gli spettatori senza biglietto

che ti seguono si siedono e ti osservano con sguardo allupato.

Ho smesso di occuparmi del training di altre persone.  (Che si arrangino)

Io adesso mi occupo solo del mio fisico con orgoglio e pazienza,

con lavoro duro e con risultati brillanti, alla faccia dei sessantasette anni e di Mr. Corona Virus.

Quindi faccio training cittadino itinerante, spostandomi da una parte all’altra del parco e da un parco all’altro,

Da una piazza all’altra e da un centro commerciale all'altro continuamente, da un Ponte all'altro e da un pub all'altro, cosi' cammino molto e non ho bisogno di esercizi aerobici.

Praticamente faccio il training cittadino itinerante perpetuo. Se vedo una panchina deserta a fianco di un pub, so che posso farmi uno o due set di addominali,

col corpo sul sedile e i piedi sotto il tavolo, pero’ poi devo subito cercarmi un altro posto perché come mi fermo, dopo cinque minuti,

immediatamente arriva il solito moscone a ronzare intorno o anche a sedersi vicino e guardarmi con disgustosa libidine,

accarezzandosi I capelli e strizzando l'occhio sorridendo come le mignotte di Caracalla degli anni sessanta.

Che se lo faccio io alle donne, mi arrestano sul posto. Cosi' entro in galera in pantaloni e ne esco in minigonna, proprio come loro.

Sono come i piccioni di città, tu cerchi un posto tranquillo per sederti e mangiarti un panino,

ma appena tiri fuori il panino dalla borsa, ti ritrovi con una dozzina di piccioni intorno.

Ma cosa scrivo?  Ma sono forse l’ultimo maschio rimasto in Inghilterra?.

Scrivo quello che sta’ accadendo a me e a qualunque etero che si avventura da solo per la città.

E no, non sono l’ultimo maschio rimasto in Inghilterra, sono pero’ quello che più si e’ lamentato pubblicamente e che più publica sui mediai i fatti come accadono.

E per quel 80% o forse anche 90% degli uomini di Londra che praticano incontrastati la caccia all’ uccello padulo,

sono quello che ha respinto e denunciato un assalto fisico da parte di un energumeno brasiliano in un ostello che appartiene ad un potente omosessuale che organizzava e dirigeva dietro le quinte tutte le molestie sessuali che avvenivano nell'ostello.   E questo alle lobby non va bene.  Sono stato costretto a scappare prima che mi accadesse il peggio.

MA LA STORIA UMANA E’ LASTRICATA DI POPOLI E GRUPPI IDEOLOGICI E RELIGIOSI E SESSUALI DI OGNI GENERE.

E TUTTI HANNO FALLITO L’AGOGNATA E DESIDERATA META DI SOTTOMETTERE ALTRI ESSERI UMANI AL GIOGO DEL LORO DOMINIO ASSOLUTO.

E SONO STATI SCONFITTI.  PERCHE’ LO SPIRITO CHE GUIDA L’ ESSERE UMANO, E’ DIVERSO IN OGNI UNO DI NOI.

E' UNICO E NON DOMINABILE DA UN ALTRO SPIRITO.  POSSONO TORMENTARE E TORTURARE UN ALTRO SPIRITO.

MA NON ASSERVIRLO, PRIMA O POI LA VITTIMA SI LIBERA O TRAMITE SCONFITTA DELL’ OPPRESSORE

O PIUTTOSTO SI SUICIDA PUR DI NON RIMANERE SCHIAVO DI UN ALTRO SPIRITO.

MA COME IN TUTTE LE TRAGEDIE UMANE,

GLI OPPRESSORI DI OGNI GENERE, NELLA LORO SCONFITTA,

SI LASCIANO DIETRO, ROVINE E LACRIME, LUTTI E DOLORE.

MA PASSERA’ ANCHE QUESTA TRAGEDIA.

E IO NON POSSO SUICIDARMI PERCHE’ L’HO PROMESSO A ME STESSO TANTI ANNI FA CON QUESTA POESIA:

E’ nata in inglese e la lascio cosi

The Suicide Attempt!

Why kill yourself my son ?

Disgusted and tired of being a man?

Every day you should wish to live one more day,

There is no need to suicide as we all die anyway

Life for you may not be a great fun

But such is every life under the sun.

Some show happiness on the outer skin

But sorrow and delusion are hidden within.

There are no lucky or unlucky ones,

We are all pretenders, all comedians.

So if you dislike the role you play

Please don’t throw your life away.

Take a break, have a rest,

Watch others play, spot the best.

Isn’t this an exciting show?

Do you still want to go?

The greatest challenge my dear friend

It is to stay right until the end.

Ormai in tutte le città Britanniche, e’ cosi e anche a Roma ed Ancona per quello che ho visto nelle settimane che ci sono stato, (Marzo 2020) sta’ prendendo piede questa situazione sociale.  ma non sono gente locale, forse di gente locale, ce ne saranno il 5% .

Ma quelli aggressivi e pressanti fino ed oltre il tormento e la tortura mentale sono gli ultimi arrivati,

Provenienti da tanti paesi senza leggi democratiche, senza diritti umani e dove violentare le persone non fa’ più nemmeno notizia.

A questi pervertiti aggressivi, non fa nemmeno paura di essere arrestati,

Per loro la prigione e' come un hotel di lusso stile l’Isola di Giava, dove si mangia si beve e si chiava.

E io che avevo tanti conoscenti gay e diversi amici tra loro, e negli anni passati, andavo perfino a ballare alle loro discoteche perché sapevano mettere le musiche che più mi piaceva ballare.  Mi rallegravo di vederli, abbracciarli fraternamente e sentirmi in amicizia.

Quando mi vedevano in compagnia femminile, si fermavano a fare una chiacchierata.

E fino al Luglio 2018, mi sentivo anche privilegiato di avere amici gay che mi trattavano con rispetto.

Ma poi I loro guru, gli hanno fatto il lavaggio del cervello, con la loro idea che si deve osare, che si deve essere un'alternativa valida alle donne per tutti gli eterosessuali.

Cosi li hanno spinti a fare coming out publico-mediatico, a sentirsi intoccabili ed impunibili e di conseguenza aggressivi verso gli etero.

Come molti ignobili abominevoli etero hanno fatto e fanno con le donne.

Anche I miei amici, uno ad uno tentarono di assaltarmi fisicamente o di baciarmi sulla bocca e cercare di costringermi al sesso, spalleggiati dai loro istigatori. 

Non era un comportamento che veniva direttamente dal loro animo.  Io i gay li conosco bene, ne ho avuti di amici gay fin dai tempi dell'Andalusia.

Verso la fine degli anni settanta e non sono di natura aggressiva.

Questi di questa epoca, sono forzati ad essere cosi e istigati all'aggressione sessuale.  Cosi' uno a uno ho smesso di riconoscerli e di salutarli.

Ma non si sono accorti che I gay pride e il coming out mediatico, fatto con clamore e' in realtà un censimento dei gay, camuffato da glamour sociale.  Ora, sono tutti schedati, come i criminali a piede libero.

Censimento creato, Diretto e pilotato da gente con poteri forti, intenzionati a soppiantare i poteri politici e legislativi di nazioni democratiche che si dimostrano deboli e penetrabili.

In parole povere, vogliono ridisegnare le nostre comunità secondo il loro bisogni e desideri.  Comunità nelle quali gli etero, prendono un posto subalterno sia ai gay sia alle donne.

E saranno trattati come schiavi sessuali dei gay.  E le donne dovranno fare sesso con gli avanzi dei gay.

Cioè, un'altra società sessista sempre gestita da uomini cattivi e corroti ma di sessualità gay.

Non ce la faranno, perché qui a Londra, il potere democratico attuale, lo ha capito e sta' già prendendo le contromisure.

Gia' ci sono regole di integrità morale Instaurate recentemente in alcuni ospedali e scuole e piano piano succederà anche in altri rami della governance Britannica.

Dove e' proibito il contatto fisico tra lavoratori a tutti I livelli e i manager hanno la telecamera che li inquadra durante I colloqui

E I microfoni sempre accesi nei loro uffici. Per creare una società dei diritti veramente uguale per tutti.

Ci vorrà tempo ma se non mi uccidono prima, tornerò a ballare nei club gay ad abbracciare amici gay senza essere molestato sessualmente.

Pero' ora e' troppo presto.  Ora siamo ancora nel mezzo del trend anti etero.

Gli hanno perfino assegnato le fidanzate surrogate per portarli a spasso per aiutarli ad avvicinare gli etero senza destare sospetti di molestia sessuale preterintenzionale.

Le fidanzate surrogate avvicinano gli etero, fingendo di volere stabilire una conversazione, poi come inizia la conversazione si aggiunge il gay, poi lei si allontana, lasciando il gay, col povero etero che ha abboccato al trucco. 

In inglese, si chiamano hookers, che vuol dire agganciatrici.  Praticamente hanno sostituito il RUFFIANO.

Ma queste cose, accadevano anche cinquant'anni fa'.  Ben mi ricordo che le prostitute da marciapiede avevano I loro amici gay e che si facevano spiare di nascosto

mentre lavoravano col cliente etero. MI viene da dire:  Ma cosa credono di avere inventato?  Credono che io non sia mai stato giovane e mai uscito di casa?

Credete voi che io non sappia dei vostri trucchi e dei vostri giochi mentali?  Credete voi surrogate che il vostro lavoro e' più nobile di quello delle prostitute da strada?

Voi care signorine e signore, prima eravate schiave di uomini che vi volevano sfruttare sessualmente, economicamente e moralmente.

Adesso siete schiave di uomini guidati dallo stesso spirito ma con diversa sessualità.  Quando e' che il genere femminile tutto intero, si dedica al proprio benessere sociale e sessuale senza più asservirsi agli uomini?  

Vi stavate liberando del giogo maschile.  Poi d' improvviso vi siete convertite al giogo senza essere forzate, senza necessita' e senza dignità, in cambio di un po' di visibilità nell'industria del gossip più becero e degradante, e per qualche dose di droga gratis, finche' vi dura il lavoro.   Ma che poi dovrete pagarvele quelle droghe, quando il trend del vostro inutile lavoro si spegne.

E a 25/30 anni sarete troppo vecchie per ricominciare, nel nuovo mondo inutile del gossip e dovrete campare facendo le finte ragazze della porta accanto sui dating sites online.

Giovanna D'Arco si stara' rivoltando nella tomba, insieme a Olimpe De Gouges, Mary Wollstonecraft, Emmelin Pankhurst, Simone Beauvoir e tante tantissime altre eroine del passato che hanno lottato e anche dato la propria vita per l'emancipazione femminile si rivolterebbero nella tomba se avessero saputo il triste epilogo delle loro lotte per mano delle ultime generazioni femminili, che si sono ridotte a fare le surrogate, le influencer, le escort e altre professioni umilianti e degradanti per il genere femminile.

Comunque, ogni uno si scelga pure l'albero al quale impiccarsi, io mi tengo lontano da gli uni e dagli altri e mi tengo la mia volontaria apartheid

(MEGLIO SOLI CHE MALE ACCOMPAGNATI)  E RESTITUITEMI I MIEI AMICI GAY.  (quelli miti, educati, creativi, rispettosi, lavoratori orgogliosi e artisti ispirati,  quelli che sanno comportarsi da persone rispettabili, quelli che sanno stare insieme agli etero come fratelli senza cercare di violentarli.  Non quelli che si comportano con noi etero come si comportano gli stupratori di donne con voi.

LO SAPETE CHI SI E' ESPOSTO E HA APPOGGIATO DI PIU' LE LEGGI PER DARE A GAY E LESBICHE GLI STESSI DIRITTI?  

SIAMO STATI NOI ETERO.  SI NOI, QUELLI CHE OGGI VOI PERSEGUITATE.

Continuo con il racconto:

Nei centri commerciali, non si può più entrare senza essere seguiti in cerca dello struscio fatale, praticano lo stalking e ci seguono come se noi etero fossimo rock stars.

Manca solo che ci fermiamo a firmare autografi.

Hanno i picchetti che ti aspettano perfino alla entrate dei bagni publici e ti seguono dentro e non puoi chiuderti dietro la porta perché hanno rotto il passante.

Se ti lamenti e lo dici ad un membro della sicurezza, allora ve lo descrivo con una barzelletta spagnola cosa succede.

SIGNOR GUARDIA, DOVE STA’ PER FAVORE PIAZZA DELLA REPUBBLICA?

LA GUARDIA, LO GUARDA E GLI DICE:  COME SEI BELLO!

IL MALCAPITATO, FA UNA SMORFIA SCHIFATA E PASSA ALL’ATRO LATO DELLA STRADA

E CHEDE AD UN’ALTRA GUARDIA:  MI SCUSI MI POTREBBE DIRE DOVE E’ PIAZZA DELLA REPUBBLICA?

PER FAVORE EH?  PERCHE’ SA’ QUELL’ ALTRA GUARDIA ALL’ALTRO LATO DELLA STRADA,

INVECE DI INDICARMI DOVE E’, MI HA DETTO CHE SONO BELLO.

LA GUARDIA GLI RISPONDE:  LASCIA PERDERE QUELLO LI’ , QUELLO E’ UNO STUPIDO,

TU NON SEI BELLO, TU SEI BELLISSIMO.

Ma davvero Londra e’ cosi’?  Se sei maschio e esci per strada da solo o nei centri commerciali, o nei mezzi publici o nei parchi o nelle palestre o nei bar caffè o nelle discoteche,

nelle librerie, sI!  E’ COSI’ ED E' ANCHE PEGGIO DI COME LO DESCRIVO.

All’ ospedale di XXXXXX, l’anno scorso, (Maggio 2019) ho lasciato il lavoro di portantino per essermi difeso da un manager asiatico che voleva mettermi le mani addosso,

non era neanche il mio manager.  Ma mi fermava durante il mio lavoro per rimproverami di spingere due carrelli alla volta.  (Ma lo facevano tutti e cosi' mi aveva istruito a lavorare il collega che mi faceva da trainer)

Poi mi rimproverava per andare troppo svelto o per come camminavo o altre scuse senza capo ne coda.

per potersi poi scusare di essere stato rude e avvicinarsi e cercare di toccarmi, di mettermi le mani addosso.

Vecchia viscida tattica, usata per millenni da uomini bavosi e schifosi per palpare le donne. (Prima ti faccio lo sgambetto, poi ti tiro' su con le scuse mentre ti palpeggio)

Mi scansai e gli dissi a voce alta:  Stammi lontano e non toccarmi perché reagisco fisicamente e ti spacco la faccia.  Tu non hai il diritto di toccarmi e' contro la legge, e contro l'etica comportamentale al lavoro.

Quello continua a sorridere, a sbavare e ad avvicinarsi con le mani allungate al che’ mi sono messo in posizione difensiva militare e gli ho detto;  Tu ti avvicini ancora a portata delle mie braccia e ti spiaccico al suolo.

Si fermo’ e con la coda tra le gambe rientro’ nel suo ufficio.   Poi venne il mio collega spagnolo e gli spiegai l’accaduto.

Mi disse che loro possono fare quello che vogliono e io non posso dirgli nulla.  Gli dissi:  Non posso fare nulla? E perché' e' scappato invece di toccarmi?

Di che aveva paura?   Che lo spiaccicassi al suolo?  E cosa avrebbe fatto?  Avrebbe detto che sono violento ed omofobico?   E come lo avrebbe provato?   Ci sono le telecamere dappertutto.

Il filippino non poteva mentire gli dissi.  Comunque, per me fu tutta una macchinazione fatta d’accordo gli uni con gli altri, perché in quel momento io non potevo essere solo in quel posto, in quanto eravamo nell’ora di punta di lavoro e quel tratto dei corridoi era sempre affollato.

Comunque, avevo deciso che dovevo andarmene anche da quel cesso di stronzi vestiti da uomo.

Poi all’indomani mattina, venne da me la mia manager chiaramente informata della storia.   Mi si paro’ davanti, divarico’ la gambe e mi chiese:  Come stai oggi?

Con il sorriso accattivante e il linguaggio fisico che dice:  SCOPAMI SCOPAMI.  Non era ne’ vecchia ne’ brutta ma mi fece schifo lo stesso, e le dissi che non volevo più lavorare li e che me ne andavo alla fine della giornata.

Mi chiese perché e per evitare spiegazioni alle quali sarebbero seguite giustificazioni, le risposi (mentendo) che avevo trovato un altro lavoro.

Mi disse che potevo andarmene anche subito.  E subito me ne andai.

Potrei continuare a raccontare storie all’infinito, sugli ultimi 3 anni a Londra ma finirei anche per raccontare cose che mi metterebbero nei guai sempre di più.

Quindi la finisco qui dicendo:

Ho perso il sorriso, devo nascondere la mia gioia di vivere che e’ ancora viva e prepotentemente forte dentro di me.

Per non attirarmi le molestie dei perversi senza vita propria, senza esistenza sociale soddisfacente e senza causa.

Pieni di boria, di rancore e di invidia nei confronti dei maschi felici a cui non interessa il sesso gay,

come se per loro, non essere interessati al sesso con altri uomini fosse un crimine atroce contro i diritti dei gay.

Per loro il sesso e’ un diritto e per noi etero e’ un obbligo sottometterci.  Per loro contano solo i loro desideri sessuali.

E chi si oppone commette un crimine contro la comunità' gay.

Gia’ perché’ noi maschi, non abbiamo più gli stessi diritti di vivere in pace senza essere molestati.  Per loro, noi siamo solo selvaggina non siamo considerati come esseri umani, quindi senza diritti.


MA PASSERA’ ANCHE QUESTA.

Sentinella, a che punto e’ la notte?

E la sentinella risponde;

La notte sta' passando

Ma l'alba non e' ancora arrivata

e dopo l'alba tornerà’ la notte

tu puoi farmi la stessa domanda all’infinito

ed avrai sempre la stessa risposta.

(Dal libro di Malachia)

Ho smesso già da anni di mettere i calzoni corti quando pattino e quando mi alleno.  

Sono arrivato al punto di pensare seriamente di comprarmi un saio da frate e essere meno visibile.

Ma il fatto e’ che non ho casa, vivo negli ostelli, che altro non sono che le tane dei cacciatori d’uccello padulo. Rifugi dei peccatori più malvagi.  CON LICENZA DI OFFENDERE

In comunicazione continua tra loro coi loro smart phones e ovunque vada, sanno sempre dove sto’.

Prendo il mezzo publico?  E li stanno loro tutti assiepati nello stesso vagone.  E se io mi mettevo in un altro vagone, quelli seguivano.

Non e’ raro a Londra, nelle metropolitane vedere un vagone sovraffollato e gli altri semivuoti o vuoti del tutto.  (DOVE L'ETERO VA' IL GAY SEGUIRÀ).

Devo trovare un altro posto nel mondo dove vivere con la mia pensione, poter praticare la mia passione di personal trainer anche solo per pagarmici l’affitto di casa. 

Non voglio soldi, voglio solo tornare a sorridere senza nascondere la mia gioia di vivere.

Solo sentirmi libero di andarmene a spasso o a pattinare in calzoncini senza rischiare lo stupro.

Andarmi a prendere un caffè senza essere seguito, per chilometri e appena mi avvicino al banco, sentire il gomito dello stalker che tocca il mio gomito.

E tossisce perché mi volti a guardarlo.   Oppure andare in un bar dove mi conoscono e appena scambio qualche parola con la barista amica mia, lo stalker si intromette nella conversazione,

Senza essere interpellato ne invitato, creando un'atmosfera di disagio in me e nella barista, che mi forzava a salutarla e andarmene per salvarla da quella insana situazione.

Voglio tornare a nuotare senza sentirmi come una carpa nel’acquario cinese dove quando vengono pescate,

non hanno neanche bisogno di essere squamate, si sono già auto squamate nella vasca sovrapiena, strusciandosi continuamente le une alle altre.

Voglio tornare a sentirmi sicuro camminando per le strade all'imbrunire senza sentirmi in pericolo ad ogni angolo che svolto.

Tutti gli angoli di strada a Londra sono ormai presidiati da uno o più prostituti in cerca di clienti e dall'imbrunire all'alba mettono I brividi di paura

Con il loro linguaggio fisico aggressivo.

Trenta anni fa, a Kings Cross, I marciapiedi erano infestati da prostitute e spacciatori di droghe. Poi la polizia, bonifico' l'area per rinnovare la zona e costruire la stazione dei treni,

Kings Cross International.  E per qualche decennio, e' stato un fiore all'occhiello di Londra, ora e' tornato ad essere quello che era trenta anni fa'

Solo che gli uomini hanno sostituito le donne.  Infatti le donne ora non hanno più il protettore, ora si autogestiscono, grazie a internet, lavorando dallo smart phone.

Ma io non appartengo a questa Londra io non voglio morire qui in questo ghetto a cui non appartengo e di cui non voglio fare parte.

Io troverò un posto.  Io tornerò a sorridere liberamente, tornerò a sentire l’eco della mia risata cristallina e spontanea come quella dei bambini.

Ecco, non so’ dove andrò a finire, so solo che me ne andrò da questo pozzo tragico di tristezza senza inizio e senza fine.  Tristezza allo stato puro.

Io posso dire di avere sofferto, sofferto e sofferto fino a non poterne più.

Questa non e’ più la mia Londra, questa non e’ più la mia Gran Bretagna,

Questo e il deserto del film di Werenr Herzog L’ENIGMA DI KASPER HAUSER.

Ed io ne uscirò perché non sono cieco e non seguo un leader cieco.

Se rivedessi quella donna della profezia del 1979 a Roma, le direi che questa storia della reincarnazione e’ una cazzata enorme,

perché io se avessi avuto una vita precedente, non potrei essere stato l’aguzzino del popolo Britannico,

perché chi mi ha fatto soffrire al punto da farmi scappare, sono esseri malvagi provenienti da tutto il mondo.

Ed in Gran Bretagna, queste persone non c’erano. E nemmeno i loro avi c’erano. Questi esseri, sono stati vittime di altri esseri più malvagi

in altri paesi senza leggi democratiche vere e senza umanità, che li hanno sottomessi spiritualmente, emotivamente e fisicamente

fino a fargli accettare che il mondo e’ quello che gli hanno fatto vedere. E che il male ricevuto dai più forti, può e deve essere fatto ad altri più deboli.

Il male si deve tramandare, questo gli hanno inculcato.

Ma per me non e’ cosi, il male ricevuto, non lo rifaccio ad altri più deboli di me. Io uccido dentro di me

e nel mio immaginario poetico, lo trasformo in trofei come i cacciatori fanno con le prede.

E le loro teste, le trasformo in stelle brillanti da appendere lassù nella costellazione dei pesci.

Dove tutto il male che ho ricevuto deve brillare mostrando all’universo che il male può essere sconfitto, umiliato e messo alla gogna publica interstellare.

E qui inserisco la mia poesia.

(Anche questa e’ in inglese)

My Corner in the Sky;

All the happiness that I had all the moments of joy

are displayed on my smile and through the spark of my eyes

like a powerful sun ray

On a clear summer day.

All the hatred I received

all the sadness I lived

had become blinking stars

in my corner in the sky

In the Pisces constellation

where all evil die

Ecco le direi che sono tornato, e come aveva detto lei, ho imparato l’inglese. E che ho sofferto, sofferto e sofferto fino a non poterne più.

Le direi che se quando la incontrai la prima volta, avessi avuto il corpo di allora col cervello di oggi, l’avrei scopata e riscopata, in publico

fino a farle uscire le scintille dalla vagina, da dover chiamare i pompieri per farsele spegnere.

E le direi:   lei che gioca a fare l’indovina, lo sa cosa era quello spazio rotondo al centro della pizza?

non era un segreto irrisolto, non era un conto in sospeso della mia vita precedente.

Bensi il simbolo della mia ossessione fin da quando sono nato capisce signora? Quello spazietto tondo, simboleggia la mi ossessione.

Un’ossessione che si chiama FIGA, CAPITO SIGNORA? LA FIGA, LA FIGAAAAAAA. 

L’ossessione di tutti i maschi

che ci porta a seguire ciecamente la bacchetta magica dovunque essa ci guidi per infilarsi in figa.

Procurandoci infiniti guai di cui avremmo volentieri fatto a meno. 

Capito signora fattucchiera?  E aggiungerei;  Adesso gliela faccio io una profezia.

Lei che ha lavorato al teatro tenda ed e’ familiare con le tende, con la passione della veggenza, lei e’ destinata a comprarsi una tenda,

un mantello blu scuro con le stelle dorate lucenti, un tavolo, una sedia e una palla di cristallo.

Mettersi a leggere la mano dei segaioli e dirgli in quali giorni devono farsi la prossima sega e a quale ora.

perché lei non lo sa che nella sua vita precedente, lei era un uomo e si faceva tante seghe.

Lei non lo sa perché noi non conserviamo memoria della nostra vita precedente.

Ma nel suo DNA, serpeggia il virus del segaiolo e da qui nasce il suo desiderio infinito di essere scopata,

come avrebbe voluto scoparsi le tante donne che vide nella sua precedente vita, da segaiolo.

Ecco lei diventerà famosa e super richiesta come "La Fattucchiera del Cazzo".

I Chiropratici di tutto il mondo le saranno grati per tutti i clienti che lei gli procura che vanno a curarsi il dolore al gomito.


CARI LETTORI, LA FINISCO QUI?

QUI, INTENDO AL 2020.  POI SE SONO ANCORA VIVO, FRA DIECI ANNI, VI AGGIUNGERÒ I DIECI ANNI MANCANTI TRA IL 2020 E IL 2030.
ORA PURTROPPO QUEI DIECI ANNI NON LI POSSO AGGIUNGERE, PERCHE' MI E' CADUTA LA PALLA DI CRISTALLO E SI E' FRANTUMATA AL SUOLO.   NE HO ORDINATA UNA NUOVA, MA MI E' STATO DETTO CHE CI VOGLIONO ALMENO DIECI ANNI PER RENDERLA OPERATIVA.  QUINDI ASPETTIAMO INSIEME.  CI RISENTIAMO NEL 2030.

Ma si dai la finisco qui ho tanta voglia di cominciare la traduzione del libro in italiano e publicarlo prima della fine dell'anno. Lo ho promesso.
           

QUOTAZIONE VINCENTE AL CONCORSO:

(I DISEREDATI DEL TERZO MILLENNIO).

                                      DOVERI E RESPONSABILITÀ GENERANO DIRITTI E LIBERTÀ

                                  DIRITTI E LIBERTÀ SONO IL FRUTTO DI DOVERI E RESPONSABILITÀ

QUOTAZIONE VINCENTE AL CONCORSO:

(I DISEREDATI DEL SECONDO MILLENNIO)

IO NON COMBATTO PER LA PACE

IO VIVO IN PACE.


Autore:  Uno di Sant'Anna.

Il mio motto e':

MISSION IS POSSIBLE.

(Delle missioni impossibili, se ne occupa Tom Cruise)

NOTA D' AUTORE:   Spero che abbiate trovato la mia linea narrativa originale, istruttiva e piacevole.


La mia linea narrativa e' un minestrone letterario, influenzato da tutte le mie letture delle più grandi opere letterarie della storia umana.

Ho letto la più grande opera letteraria della storia umana, (LA BIBBIA), IN ITALIANO, IN SPAGNOLO ED IN INGLESE.

La più grande opera poetica (secondo me), di narrativa più eccelsa, (LA DIVINA COMMEDIA), Poi il (CANDIDO) di Voltaire. E quasi tutte le opera letterarie dei grandi autori del diciannovesimo e ventesimo secolo.

Nomino alcuni a caso; Manzoni, Pascoli, Foscolo, De Balzac, L'IMMENSO VICTOR HUGO, (I MISERABILI) Alexandre Dumas padre e figlio. Non me li ricordo tutti, perché' le mie letture, risalgono agli anni della mia prima gioventù,

tra I dieci e 18 anni, quando la mia vita era prima gioco, poi il lavoro.   Non avevo la televisione ma da giovane aiuto cuoco, a Roma, fuggivo la solitudine andando al cinema e leggendo

le biblioteche di mia sorella.  Leggevo dei personaggi storici che piu' mi piacevano;  Gilgamesh, I Faraoni, I Greci, I Persiani, poi I Romani.  Poi lessi la cruenta storia della conquista del Messico in inglese scritto da Huges-Thomas.

E l'altra fantastica e sanguinaria storia degli Inca pre Colombiani.   Un'altra truculenta storia, questa della conquista dell'impero Inca, infine lessi con molta attenzione gli stermini sanguinosi e crudeli  dei nativi americani per opera nostra.

Che mi hanno fatto diventare un ammiratore di quei popoli e dei capi più famosi dei nativi americani, che noi stupidamente abbiamo sempre chiamati indiani.  

Altre grandi opere letterarie, che ho letto appassionatamente, sono L'Iliade, l'Odissea, l' Eneide.  Poi conobbi il sesso e smisi di leggere fino agli anni novanta.

Ora da vecchio, non avendo la passione per la politica, mi diletto a scrivere, sperando di ispirare qualcuno a rivisitare la nostra origine umana e il nostro sviluppo.  

Capire da dove veniamo, dove vorremmo andare.  Cosa abbiamo fatto di sbagliato e come progredire senza commettere gli stessi errori del passato attraverso I secoli.  

Magari qualcuno trova qualche cosa più piacevole e istruttiva su cui focalizzarsi che non siano i cassettoni dell'immondezza intellettuale dei social forum e di alcuni altri poco istruttivi ritrovi virtuali.

Mi piacerebbe ricevere opinioni e critiche da chiunque, sulla mia line narrativa.

Che possono essere inviate a uno qualunque dei miei indirizzi mail,

Che troverete nei link sul fronte della prima pagina del sito.


Spiriti Randagi,  

(Versione italiana)

THE COPY RIGHT OF THIS BOOK, IS PROTECTED BY; 

T H E S C R I P T V A U L T                   

Registration Number: 100-2618

Premessa:

Ieri notte, ho fatto un sogno, non so come definirlo.  Forse strano o forse fantascientifico o forse premonitore.

Roba da film di fantascienza moderna.

Ho sognato che il Corona Virus, viene dallo spazio ed e' un virus LINK, che si allaccerà all'anello del prossimo virus che incontreremo nel nostro peregrinare cosmico dentro la nostra galassia, che viaggia a velocità da noi non calcolabili e nemmeno immaginabili.   Nel viaggiare attraverso il cosmo, incrociamo nuove forme di materia e antimateria, a noi invisibile.   Nuove e sconosciute e nemmeno da noi immaginabili, forme di vita molecolare, virale e radioattiva, e perché no? spirituale. Dunque nel mio sogno, questo virus, e' un agente mutante ed evolutivo.  Si e' fatto posto nel nostro DNA, iniziando il mutamento della specie.  Ha eliminato e continuerà attraverso i secoli ad eliminare parti del nostro DNA. non compatibili col prossimo virus in arrivo.   Il prossimo virus, sarà il secondo componente nuovo nella catena del nostro DNA.   Quando avverrà la prossima selezione di specie per preparaci ad una nuova evoluzione, che ci trasformerà in una nuova specie.

Una nuova alba per noi, che a quel punto non saremo nemmeno più come siamo fisicamente.   Come noi non siamo ancora riusciti con certezza a stabilire le nostre origini, (manca un link nella nostra origine evolutiva, abbiamo certo perso memoria di cosa eravamo prima di essere umani).  

Nel mutare in una nuova forma di vita, perderemo memoria della nostra esistenza primordiale. Quel link mancante, prova che noi non ci siamo evoluti dalle scimmie, anche se a sentire i discorsi di alcuni politici e capi di stato contemporanei sembrerebbe proprio di si.

Perderemo prima il sistema osseo scheletrico, non avremo più' bisogno di questo perché non viaggeremo più' in aree cosmiche con sistema gravitazionale attorno al sole.   La forma attuale della nostra galassia, cambierà, molte stelle, imploderanno, il nostro sole si spegnerà.  Questo sistema adatto al nostro corpo non esisterà' più perché viaggeremo ad una velocità migliaia di volte superiore alla forza di gravita' attuale e qualunque materia corporea si disintegra lentamente, perderemo poco a poco tuta la nostra massa corporea e diventeremo una entità cerebrale autonoma invisibile.

A quel punto saremo arrivati all'ultima evoluzione possibile.

SAREMO DIVENTATI, SPIRITI RANDAGI.  A SPASSO NEL COSMO INFINITO IN ATTESA DI UNA NUOVA EVOLUZIONE

Cosa diventeremo? In cosa ci evolveremo?  Dipende dalla nostra inclinazione come spiriti randagi.

Ritornando un attimo sulla realtà terrestre attuale; mi permetto una frase poetica. 

 Cito Alan Sorrenti:  NOI SIAMO FIGLI DELLE STELLE, FIGLI DELLA NOTTE CHE CI GIRA INTORNO.

DUNQUE ECCOCI QUA CON LE AVVENTURE DI KRAEDO, LIBRO UNO DI DUE DELLA STORIA SPIRITI RANDAGI.

BUONA LETTURA A TUTTI.

SPIRITI RANDAGI.   (Libro uno di due)

CAPITOLO UNO;

LE AVVENTURE DI

KRAEDO.


Cari lettori, benvenuti a bordo della mia astronave invisibile che vi porterà da un universo all'altro della mia immaginazione.

Purtroppo devo chiedervi una donazione per il museo dell'oblio temporaneo.

Prima di cominciare la lettura e durante la lettura, dovete donare tutta la vostra conoscenza scientifica, tutte le vostre convinzioni letterarie e tutte le memorie del mondo in cui vivete.

Dovete dimenticare tutto quello che credete di conoscere.  E si' anche lo smart phone con tutte le sue applicazioni.

Lasciate tutto in mano al guardiano del museo dell'oblio.  Senza pensarci sopra e senza paura.

Se non abbandonate tutto quello che avete in mente, mentre leggete le prime pagine di introduzione, non ce la farete ad arrivare al punto di partenza del viaggio.

Chi sono questi spiriti randagi?

Lasciatemi prendere una boccata di serietà e convinzione sincera in quello che scrivo e posso cominciare a spiegarvi la straordinaria storia di questi spiriti.

Gi spiriti randagi sono le componenti più minuscole di tutti gli universi, e di tutti gli anti universi.

Sono le componenti del tutto e del niente che esiste, che e' esistito e che non esiste più e che esisterà e che scomparirà.

Tutto proviene dagli Spiriti randagi.  Essi sono l'unico elemento che e' sempre esistito e sempre esisterà.  

Essi si evolvono a seconda della propria inclinazione per integrarsi come parte materiale, di tutte le evoluzioni interplanetarie, di tutti gli universi e di tutti gli anti universi.

Gli spiriti randagi, possono evolversi in spirito della creazione, in spirito della distruzione, della luce, del buio, e in miliardi di altri spiriti a noi conosciuti e ancora sconosciuti.

Ogni spirito, ha un suo antagonista e partner allo stesso tempo. Gli Spiriti della vita, hanno per antagonisti gli spiriti della morte. Gli spiriti della creazione, hanno per antagonisti gli spiriti della distruzione, gli spiriti dell'amore, hanno gli spiriti dell'indifferenza, gli spiriti della compassione, hanno gli spiriti dell'odio, come gli spiriti della guerra, hanno per antagonisti, gli spiriti della pace cosi' via per tutti gli spiriti con cui siamo familiari e di cui non sappiamo l'esistenza e di quelli che nemmeno riusciamo immaginare ma in questo racconto, esploreremo almeno quelli che la nostra primordiale esistenza di animali sottosviluppati ci hanno permesso di conoscere.

Noi non possiamo capire tutte queste cose perché noi umani non siamo abbastanza evoluti per avere idea di cosa siano gli altri universi e gli anti universi. Gli universi che non esistono più e quelli che esisteranno. Perché noi, non siamo arrivati ancora al punto di capire nemmeno l'unico piccolo universo di cui siamo parte e non potremmo mai neanche capirlo del tutto perché come esseri umani, ci estingueremo prima di capirlo, insieme a tutto il mondo animale, cosi' come lo conosciamo.

Questa e' la regola di qualunque esistenza.  Tutto nasce e tutto muore, tutto inizia e tutto finisce.

Per ogni fine c' e un nuovo inizio e per ogni inizio c'e' una nuova fine.

Dunque, se siete arrivati a leggere fin qui senza pensare di trovare qualcosa di meglio da leggere, allora vuol dire che la vostra donazione e' stata completata con successo.  Congratulazioni.

Ricordate di riprendervi tutta la vostra donazione a fine lettura, o rischiate di trovarvi poi spaesati e perseguitati nel mondo reale.

ALLACCIATEVI I PANTALONI ......... OOOPS! SORRY, INTENDEVO, ALLACCIATEVI LE CINTURE CHE STIAMO PER DECOLLARE.

Tutti gli spiriti randagi devono evolversi ma perché questo accada devono passare attraverso delle fasi di transumanza.

In questo racconto, esploriamo l'evoluzione di uno spirito randagio con l'inclinazione ad evolversi in spirito della creazione.  Come tutti gli altri spiriti in evoluzione, devono prima cominciare con lo spirito di vita senziente.  

Non una vita vegetale non una vita minerale. Si, anche i minerali hanno una vita propria, non hanno mobilita' autonoma ma essi sono creati dagli spiriti della trasformazione e verranno trasformati ancora in altre sostanze.  

Gli spiriti della trasformazione, sono quelli che trasformano tutto quello che viene espulso dai buchi neri i quali hanno ingoiato materiale galattico o galassie intere o quantità consistenti di energia a noi sconosciuta o di antimateria o materia a noi sconosciuta, lo espellono in altri spazi dove gli spiriti della trasformazione creano altre forme di vita diverse con l'ausilio degli spiriti della creazione.

Faccio un esempio:   IL BIG BANG da cui e' nato il nostro universo e tanti tantissimi altri universi e anti universi che nascono e muoiono in continuazione.   (Più che morire, si trasformano).

Per darmi un'area da vero intellettuale, aggiungo qualcosa che scrisse qualcuno molto prima di me.

TUTTO SI CREA, NIENTE SI DISTRUGGE TUTTO SI TRASFORMA.

MI SEMBRA CHE SCRISSE COSI'.

Per dare più senso al racconto, dobbiamo dare un nome a questo spirito e il modo di cominciare la sua evoluzione. Siccome deve per forza cominciare la transumanza da spirito randagio in spirito della vita, per praticità chiamiamolo Veeta che in inglese si pronuncia Vita.

Come bene sappiamo lo spirito antagonista della vita, e' la morte. La vita e la morte, sono antagonisti ma anche partner in un certo modo, perché ogni vita non esisterebbe senza la morte e la morte non avrebbe ragione di esistere senza la vita. Per praticità del racconto, diamo un nome alla morte.   La vita e' femminile quindi assegnamo alla morte un ruolo maschile. Chiamiamolo Naero.  Che in inglese, si pronuncia nero (Più' o Meno)

Tutti e due questi spiriti, come già detto hanno bisogno di una vita per cominciare la propria evoluzione.  Purtroppo non possono scegliersi la creatura nella quale evolversi.  Devono accettare quello che gli capita.   Questi spiriti, vengono attratti inconsapevolmente da una vita e da li cominciare la loro avventura evolutiva.

Chi parte avvantaggiato dei due spiriti e' Naero (la morte) che deve solo aspettare che la vita si spenga.  

Ma per Veeta, e' diverso.   Veeta deve poter restare nel corpo che lo ospita e dove lui si e' già evoluto da spirito randagio in spirito di vita.  

Proteggere il suo oste fino alla morte naturale del proprio corpo.  E da li evolversi tranquillamente in spirito della creazione.   E se fallisce?  Se il suo oste muore per cause non naturali? Pazienza, allora deve ricominciare come spirito randagio ed aspettare una nuova opportunità di evolversi in spirito di vita e poi alla fine naturale del suo oste si evolverà finalmente in spirito della creazione.

STA' PER NASCERE ...... STA' PER NASCERE. OOOOOHHH! CHE EMOZIONE,

STA' NASCENDOOOO!

AHHHHHH!  E finalmente Veeta viene attratto da una vita senziente.  

In un piccolo villaggio di pescatori, dentro il cratere di un vulcano spento, una mattina il silenzio venne interrotto dal pianto di un neonato e Veeta si evolse da spirito randagio in spirito di vita, nel corpo di un essere umano.

Il lettore, vorrebbe sapere di che colore e di che etnia?  Mi dispiace, ma questo lo devono decidere i produttori cinematografici che si occuperanno del film.  Come dovranno deciderne anche il luogo geografico della nascita.  Io per praticità narrativa, lo descrivo come un maschietto e gli do un nome;  Kraedo.  Perché e' facile da ricordare, e poi, suona esotico.  Kraedo, sarebbe la mia elaborazione fantasiosa del verbo credere, (IO CREDO) Credo nella vita, (NELLA MIA VITA) In inglese Kraedo, si pronuncia Credo (più o meno).  

Siamo nel' Alto Medioevo, attorno al 600 D.C.

Alcune delle storie descritte in questo racconto, potrebbero anche essere verosimilmente accadute in quella epoca di cui poco e niente sappiamo e che si chiama:  OSCURANTISMO, (APPUNTO).

Il cratere vulcanico dove si trovava il villaggio, era largo e profondo con sei piccole colline verdi e piccole valli dove scorrevano piccoli corsi d'acqua creati dagli abitanti del villaggio, per diversificare il corso d'acqua del piccolo fiume che originava da una cascata. La cascata, veniva dal grande fiume soprastante alle alte mura naturali che formavano una corona di protezione naturale del villaggio dentro il cratere.  Il fiume che tutti chiamavano IL GRANDE FIUME.  Il quale veniva da est, a molti giorni a cavallo di distanza e terminava la sua corsa in mare a poche centinaia di metri dal villaggio in una altra spettacolare cascata, creando una insenatura tra le rocce ed il mare. 

Il villaggio, aveva un'uscita alla spiaggia che i villeggiani , chiamavano;  IL CANCELLO VERSO IL MARE.  Altro non era che un'apertura del cratere davanti ad una spiaggia sabbiosa, che fu creato dalle onde del mare e dallo scorrere dell'acqua del fiume del villaggio, tra i secoli e secoli.

Il neonato, battezzato col nome di Kraedo era una creatura molto fragile, con una leggera malformazione ossea, un lato della gabbia toracica, era leggermente incavata e aveva anche una condizione respiratoria nasale difficile.

Veeta, capi' che la sua missione era difficile da compiere, nel corpo di un bambino non propriamente sano.  Quindi difficile da tenere lontano da incidenti che ne determinerebbero una morte non naturale.   Comunque, non potendo scegliersi il proprio oste, si sentiva ugualmente felice di avere questa nuova possibilità' di evolversi in spirito della creazione.

Veeta, aveva già fallito l'evoluzione una prima volta, nel corpo di un delfino, che perso contatto col suo banco, venne ucciso e mangiato da un banco di orche marine.

Nonostante queste piccole disfunzioni, Kraedo cresceva sano e molto vivace.

Troppo vivace , troppo innocente, troppo istintivo e molto incosciente.

Kraedo da bambino, non conosceva il pericolo e nemmeno la paura.

Kraedo era un pericolo costante per se' stesso.

Intanto, come cresceva la sua incessante attività fisica-motoria aiutava i polmoni di Kraedo ad espandersi ed espandere anche le sue vie respiratorie nasali.

Veeta, faceva del suo meglio per tenerlo lontano dai pericoli, tramite manipolazione mentale, la sua unica arma per influenzare il bambino e guidarlo verso più sicuri modi di vivere.

I bambini del villaggio, avevano tutti la stessa forma di educazione, per aiutarli a crescere auto sufficienti e utili alla communita'.  

Kraedo aveva una mente artistica ed era bravissimo attore e ballerino durante le lezioni artistiche del villaggio e anche un bravo cavaliere. Nel villaggio, avevano una decina di cavalli che venivano utilizzati per i lavori nei campi.  Ma a Veeta, importava che imparasse più' le arti della sopravvivenza, per avere piu' possibilità di evolversi in spirito della creazione.

Quindi, spingeva la sua mente verso gli sport di auto difesa, di pesca, di caccia e preparazione del cibo.  La coltivazione e la raccolta dei prodotti agricoli.  La creazione degli arnesi da caccia, della pesca e allenamento fisico, ginnastica, corsa, nuoto e quello che in inglese, si chiama BODY WEIGHT TRAINING.  Cioè Body Building senza pesi ma col solo peso del proprio corpo.  Altre forme educative per i bambini del villaggio, erano le sculture, il disegno, arti sartoriali, con le quali, tutti i bambini, maschi e femmine imparavano a cucirsi i propri abiti e le proprie calzature.

Al Better Men Village, non si faceva distinzione tra i sessi.   Tutti dovevano imparare tutto per poi scegliersi le attività' che più gli piacevano e con le quali rendersi utili nella comunità.   Sotto la spinta psicologica-emotiva di Veeta, Kraedo divenne un infallibile arciere.   

Il ragazzino, figlio di uno dei quattro capi spirituali del villaggio, si divertiva ad accompagnare i pescatori adulti sulle barche, perché gli piaceva la pesca ma al mascalzoncello, non piaceva arrotolare le reti che era pure un lavoro di tutti quando si andava a pesca.

Ma lui, si presentava alla pesca, con arco e frecce e si divertiva a pescare tirando frecce ai pesci che nuotavano a filo d'acqua. Era spettacolare con l'arco e in pochi minuti, riusciva a prendere pesci anche di taglia medio-grande. Aveva una freccia con la punta ad uncino e legata ad un filo finissimo e resistente, da lui stesso creato utilizzando crini di cavallo.

Se qualche altro/a pescatore gli chiedeva di aiutare con le reti, lui rispondeva serafico:  Io ho pescato la mia quota di pesci senza usare le reti e siccome nessuno di voi mi aiuta a costruire frecce ad uncino e nemmeno il filo di crine di cavallo, io non vi aiuto con le reti.  E se ne andava sorridendo al villaggio a giocare con gli altri bambini.   Gli amici del villaggio, sorridevano anche loro, contenti di averlo intorno.

Era un gran lavoratore il ragazzo.  Ma più che altro, perché si divertiva in qualunque attività che intraprendeva e che molti, consideravano un lavoro.  Ma per lui era solo un gioco nel quale primeggiare, apparire sempre bravo in quello che faceva.  Quando non doveva andare a lezione o a fare altre attività comunitarie, spariva per ore.

Gli piaceva indossare una pelle di pecora che lo copriva fin quasi alle ginocchia e seguiva le pecore al pascolo verso le colline, camminando carponi come le pecore.  Cosi' da andarsene da solo a vagabondare sulle colline, senza essere visto da nessuno.

Ho scritto nessuno?  Beh!  Non proprio nessuno, una ragazza di nome Tootta, lo seguiva sempre di nascosto a distanza senza mai farsi notare.

Un giorno d'estate, in vena di fare nuove scoperte, Kraedo seguiva con lo sguardo un falco, per scoprire in quale angolo delle pareti rocciose avesse fatto il suo nido.   Spiando il falco, il suo sguardo scorse un bagliore del sole che filtrava da dietro la cascata.  Ma la luce del sole, pur alto nel cielo, non arrivava alla cascata che in quel momento era in ombra.

Il ragazzo, stupito e incuriosito, si avvicino' alla cascata e alla parete rocciosa a fianco della cascata e fece la scoperta più sensazionale della sua giovane vita.  Scopri' che il raggio di luce proveniva da dietro la cascata significava che ci doveva per forza essere una apertura dentro la parete che permettesse alla luce del sole di entrare.  Con tutta la cautela, lasciato perdere il falco, si mise a strisciare faccia alla parete, passare tra l'acqua e la roccia e trovarsi faccia a faccia con uno spettacolo impressionante. Dietro la cascata, c'era una cava conica di tre/quattro metri di diametro alla base e che saliva in su' restringendosi fino ad una apertura nella roccia una quindicina di metri più su'.  Mentre guardava in su' incredulo ed estatico, senti' un fruscio ed un piccolo urlo da ragazza dietro di se'. Istintivamente si volto' e vedendo Tootta scivolare su una pietra viscida, veloce come il pensiero, allungo' la mano e prese la mano di Tootta, prima che toccasse terra, tirandola dentro all'asciutto.  

Lei spaventata, le si abbraccio addosso mormorando;  scusami non volevo spaventarti, grazie per avermi evitato una doccia.  Kraedo sorride e le chiede:  Stai bene?  Lei risponde: si.

Kraedo:   Come mai mi hai seguito senza che me ne accorgessi?

Tootta;  Ero annoiata al villaggio, non avevo voglia di giocare con altre ragazze e siccome vedevo te che sparivi tutti i pomeriggi col gregge, mi sono messa a seguirti perché mi intrigavano i tuoi segreti e mi sembrava una grande avventura seguirti in segreto.

Kraedo:  sorridendo sentendosi lusingato da tanto interesse nei suoi segreti, la guarda dritto negli occhi e le dice:  Noi siamo una stessa persona in due corpi, amiamo le avventure e le nuove scoperte.

Pero' adesso dobbiamo mantenere questo posto segreto.  Potrebbe essere il nostro nascondiglio segreto ogni volta che abbiamo voglia di stare soli.

Tootta lo abbraccia e gli bacia le guance e Kraedo ricambia ansimante.  

Tootta;  Possiamo fare una corda sufficientemente lunga e salire su allo sbocco della cava e vedere cosa c'e'?

Kraedo:  Si possiamo cominciare da domani pomeriggio, dopo il lavoro nei campi, cominciamo a portare tanta fibra di bambù, ci facciamo delle corde e le lasciamo asciugare al sole. In una settimana saranno pronte.  

Tootta:   Ci portiamo anche altri oggetti per divertirci?

Kraedo:  Bene, io mi porto materiale per fare delle frecce e altri oggetti che possono tornare utili, tipo coltelli, qualche pelle di pecora per cucire delle vesti come questa che porto addosso.  

Tootta:  Penso che porterò degli specchietti per fare segnali e qualche strumento musicale, per accompagnare il rumore della cascata.  Tu che ne pensi?

Kraedo:  Penso che tutto quello che piace a te, piace anche a me.  Ma adesso cala la sera ed e' meglio che riportiamo le pecore all'ovile.

Scherzando, ridendo e cantando, tenendosi per mano i due ragazzi tornarono al villaggio, insieme alle pecore.  

I genitori dei due ragazzi, li convocarono per una chiarificazione importante e amorevole.

I due ragazzi, erano ambedue quattordicenni e i genitori, erano preoccupati che non creassero bambini per sbaglio alla loro eta'.

Era abitudine dei genitori, dare indicazioni sul sesso ai ragazzi appena raggiunta l'adolescenza.

Tootta fu già ampiamente istruita dalle donne adulte al primo giorno delle sue mestruazioni, che arrivarono qualche settimana prima e che era usanza celebrare con canti e balli la raggiunta eta' procreativa di ogni ragazza.

In quanto a Kraedo, pur essendo stato istruito durante le classi di educazione sociale, non ci pensava ancora al sesso. Non che non gli piacesse, anzi si sentiva attratto anche fisicamente da Tootta, solo che al momento si accontentava di averla accanto, dei suoi baci e delle sue carezze.  Magari pensava, un giorno o l'altro sarebbe successo ma non perché si sentisse obbligato a farlo.   Ma sarebbe successo, perché Tootta aveva deciso che poteva e doveva succedere.  Infine era lei a sapere le date in cui era sicura e le date in cui era fertile.

Era una regola accettata da tutti a Better Men Village, che chi decide e' sempre la donna.   Quindi Kraedo, poteva stare tranquillo, rilassato e pensare ai suoi hobby , alle sue scoperte e ai baci di Tootta che piano piano stavano prendendo sempre più spazio nei suoi pensieri.

I due ragazzi pur attendendo con entusiasmo ai propri doveri sociali, tendevano sempre più a passare parte del tempo insieme nella cava, convinti che fosse una loro esclusiva scoperta e giorno dopo giorno portarono tanti oggetti dentro la cava, Kraedo porto' tante frecce, un arco, tre corde di bambù lunghe più di dodici metri ogni una e tanta polvere pirica che prendeva dalla base della parete rocciosa e la pressava dentro un grande buco nella parete dentro la cava. La polvere nera lo intrigava e lo affascinava.  Aveva visto alcune volte gli adulti che ne mettevano nei buchi dentro le rocce, la pressavano, poi ne facevano una linea per terra, che andava dal buco nel muro fino ad una cinquantina di metri di distanza.  Da qui, prendevano dei pezzi di vetro spessi e facevano confluire i raggi del sole sulla linea della polvere, la quale prendeva fuoco e bruciava scoppiettando, dirigendosi verso la roccia.  Nel mentre gli uomini si nascondevano al riparo dietro una sporgenza della parete rocciosa e dopo pochi secondi la roccia dove era stata pressata la polvere, esplodeva frantumando la roccia in tante piccole pietre che gli adulti, usavano per le costruzioni di base delle capanne, per rinforzare gli ovili e per tanti altri utili usi nel villaggio, incluso sostenere le terrazze coltivate sulle colline per evitare smottamenti durante le piogge.  Durante le lezioni di sopravvivenza ai ragazzi, gli veniva insegnato di dare fuoco alle polveri strofinando insieme due pietre focaie.

Kraedo non sapeva perché' immagazzinava tutta quella polvere esplosiva nel buco del muro della cava ma era come se sapesse che un giorno, sarebbe stato utile averla li all'asciutto e pronta da essere usata.

Un giorno Tootta, si porto' della strisce di pelle di pecora e gli aggeggi per fare un paio do scarpe per Kraedo.   Kraedo non sapeva di questa sua decisione mentre egli stesso, senza avvisarla, stava già mettendo insieme due pelli di pecora per farne una veste per Tootta. Il lavoro di Kraedo, fu' completato per primo. Kraedo invito' Toota fuori dalla cava, sotto un cielo azzurro, in mezzo alla natura più' selvaggia, consegno' a Tootta la veste, chiedendole di provarlo.   Lei sorpresa ma comunque contenta, se lo mise addosso ed era perfetto le fasciava il corpo, fino a meta' coscia.  Perfetto disse.  E nel sentire Kraedo dire:  E' tuo.  L'ho fatto per te.  Il mondo attorno a Tootta cominciava a ruotare, la volta del cielo tremava, anche il sole sembrava ondeggiare anche quella leggera brezza smise di spirare e l'aria si fece tiepida, si sentiva solo il canto degli uccelli e il rumore ritmico della cascata che copriva a malapena il battito del cuore di Tootta.  Lei ricordava di essere nel periodo sicuro e non riusciva più a controllare la forza della natura dentro il suo corpo, dentro la sua mente.  Il suo cuore sembrava volesse esplodere dentro il petto, mise la veste su una pietra e si mise completamente nuda, Kraedo non capiva cosa gli stesse accadendo sentiva il sangue pulsare impetuoso e caldo su e giù' per tutto il suo corpo e si lascio' attirare dal magnetismo di Tootta come il metallo alla calamita.  Si sciolse ai baci e alle carezze, si lascio' trascinare dolcemente dal desiderio di Tootta e successe, finalmente successe.   Un atto d'amore istintivo e vero, come succede solo agli animali selvatici e liberi da proibizioni di ogni genere.  Senza impedimenti, senza inibizioni.  Come sempre succedeva nel villaggio.

Ormai erano l'uno più attaccato all'altro tanto che al villaggio tutti si sentivano innamorati a vedere i due ragazzi sempre insieme.   Attendevano alle classi agli allenamenti, ai lavori di agricoltura, di pesca e lavori domestici come se andassero ad una festa.

Poi arrivo' il giorno della festa della fratellanza.  Era una delle tante feste che si celebravano nel villaggio.   La festa della fratellanza, consisteva in una festa sui prati in cima alla collina più' alta nel centro del cratere vulcanico, dove tutti si radunavano a suonare, a mangiare, a ballare e a cantare, ed era un giorno in cui anche i bambini più' piccoli erano lasciati liberi di razzolare per i prati.

Alla festa, si portavano i cibi, acqua fresca e alcune bevande alcoliche, a base di frutti.  Produzione a fermentazione naturale create dalle birichine donne del villaggio.  Strumenti musicali a corda e tamburelli.  

Kraedo e Tootta, dopo avere mangiato si guardarono negli occhi e si allontanarono, mano nella mano verso la cava.

La presenza di Veeta, torno' a farsi viva nella mente di Kraedo ma lui non gli presto' molta attenzione.

I due ragazzi si stavano avviando allegramente e inconsapevolmente verso un momento che avrebbe trasformato il giorno della fratellanza nel giorno del disastro.

Entrarono nella cava e Kraedo si mise una delle corde attorno alla vita, un'altra attorno alla caviglia destra e la terza, attorno alla caviglia sinistra. Prese la piccozza e guardando Tootta disse:  adesso andiamo a scoprire cosa c'e' lassù. Dopo pochi minuti era in cima alla fessura sulla sommità della cava.

Quello che vedeva era uno spettacolo incredibile, stava seduto sull'orlo del buco, nel mezzo del fiume che scorreva tumultuoso verso la vicina cascata sul mare, mentre al suo lato sinistro, scorreva rapida l'acqua verso la cascata che copriva l'entrata della cava.  Guardando davanti si vedeva il mare placido e cristallino davanti al cancello del villaggio. Guardo' verso Tootta e le disse, aspettami qualche minuto che ti porto su ma era ormai preda di un suo delirio incontrollabile aveva un piano pazzo nella mente, vide una roccia che emergeva dall'acqua a circa dieci metri da lui, vicino alla riva sinistra del fiume il tronco di una quercia proprio sulla riva del fiume a meno di dieci metri dalla roccia emersa, era solo il tronco spezzato di una quercia, probabilmente bruciata da un fulmine.  Svolse una corda da una caviglia, fece un lasso e la lancio' verso la roccia emersa. Presa riuscita la primo colpo.  Tiro' la corda a se' per assicurarsi che fosse ben tesa e ben serrata attorno allo spuntone di roccia e assicuro' la sua parte di corda alla base di una roccia solida a fianco dove sedeva.   Ignorano gli appelli di Veeta a non correre rischi, Kraedo non sentiva era tornato preda del suo istinto selvaggio e incosciente di chi non conosce la paura. Forse Naero era contento ma forse non sapeva della capacita' di giudizio di Kraedo davanti al pericolo.  Kraedo, con calma si svolse la seconda corda dalla altra caviglia, la assicuro' alla stessa roccia dove aveva assicurato la prima corda e lascio' cadere l'altro capo giu' verso Tootta, poi disse a Tootta:  Amore aspettami un momento che vado a fissare la terza corda ad un albero, poi ti porto su a vedere il resto del mondo.  

E aggrappatosi alla corda tesa, sfidando la corrente che gli veniva incontro, si muoveva a schiena in giù, tra l'acqua e la corda, verso la roccia in mezzo al fiume.   Arrivato alla roccia, fece un altro lasso con la terza corda e la lancio verso il tronco della quercia bruciata, tiro' la corda per fissarla al tronco e fisso' alla roccia dove sedeva, il capo di corda alla sua parte.  Ora aveva un sistema di corde che lo portava dalla cava all'asciutto sulla riva del fiume, sopra le pareti del cratere. Si giro' per tornare indietro verso Tootta pensando di portarla su a vedere la spettacolare scoperta, ma simultaneamente al pensiero, fece un'altra scoperta spettacolare;  Tootta era gia' salita e lo salutava sorridendo al bordo della fessura sulla cava.  

Piano piano con Veeta che pregava dentro la sua testa e con Naero che se ne fregava del tutto, Kraedo si sedette accanto a Tootta.  Soddisfatto e sicuro disse a Tootta:  Visto che spettacolo?  

E Tootta più' matta del suo innamorato, tiro' fuori da una tasca degli specchietti, dicendo a Kraedo, facciamo uno scherzo ai nostri amici e parenti lassù sulla collina della fratellanza.

Daiiii aggiunse Kraedo, troppo eccitato dalla sua scoperta per pensare bene alle conseguenze di quello che stavano per fare.  Dai facciamoli impaurire.

E i due giovani incoscienti, mandarono segnali con gli specchietti, avvisando gli altri sulla collina, dell'arrivo di due grandi navi di pirati armati che arrivava a velocità' verso il cancello del villaggio.

Tutti i villegiani si spaventarono e cominciarono a correre verso il villaggio, per armarsi ed organizzare una difesa.  

Ma Aezy suo padre e Leyska sua madre, insieme ad altri saggi del villaggio, intimarono tutti alla calma che non c'era nessuna nave pirata in arrivo e che i guardiani di turno erano sulle loro postazioni sopra le pareti del vulcano e non avevano mandato nessun segnale.

Quindi, Aezy con altri tre saggi, tra i quali Suno zio e padre adottivo di Tootta, Fratello del defunto padre di Tootta. Dopo avere calmato e rassicurato i compagni, si avviarono verso la cascata, discutendo tra loro del fatto e del pericolo che il villaggio correva se la sua esistenza fosse stata svelata al re padrone di quei territori deserti e dimenticati da tutti.

Arrivati alla cava, intimarono i due ragazzi a scendere senza rischiare di farsi male e una volta scesi, li portarono paternamente al villaggio per una chiarificazione.

Al villaggio, si sedettero all'aperto sui sedili di pietra e cominciarono il discorso.

Prima parla Aezy:   Figlio mio amatissimo, ti rendi conto di quello che hai fatto?

Tutti stettero in silenzio, Kraedo serio con la testa abbassata era preoccupato ma non si rendeva ancora conto della gravita' del suo gesto.

Mentre Tootta, guardava amorevolmente Kraedo e qualche lacrima le percorreva le guance.

Aezy, calmo e dispiaciuto:  Figlio mio, nessuno sa di questo villaggio, noi qui insieme ad altri piccoli villaggi nascosti, viviamo liberi senza padroni perché questo nostro villaggio insieme agli altri vicini, sono situati in un territorio lontano del regno e lontano dalla reggia del presente re del territorio.   I segnali con gli specchietti, sono visibili a grandi distanze e se una barca del re o di un qualunque suddito, passa per caso nello specchio di mare davanti al villaggio, vede segnali di comunicazione di specchi, capiscono che qui abitano delle persone.   A quel punto, dobbiamo solo andarcene rapidamente, abbandonare il nostro villaggio e nasconderci nei monti.  Alternativamente saremo puniti dal re per non esserci mai dichiarati parte del suo regno, Le nostre donne verrebbero violentate, gli uomini fatti schiavi e tutta la nostra tribù costretta a lavorare sotto le leggi del re.  

I nostri ragazzi reclutati a forza nell'esercito del re e la nostra vita sarebbe una vita da schiavi.

A quel punto, Veeta, riprese il controllo del giovane incosciente chiamato Kraedo.

Un senso di colpa violento si impossesso della mente di Kraedo. Rosso in viso, pieno di vergogna e di sincero pentimento, si mise in ginocchio, guardando in viso gli uomini e con voce spezzata dai singhiozzi disse: Perdonatemi, chiedo perdono non sapevo della gravita' del mio gesto, perdonatemi.  Non averra' mai più che io metta in pericolo il mio villaggio con tutti i miei amici e parenti.

Tootta, con voce dispiaciuta e con le lacrime agli occhi, si avvicina a Kraedo, si inginocchia accanto, gli mette le braccia intorno al collo e dice:  E' più colpa mia che sua, sono stata io a suggerire di mandare i segnali con gli specchietti.

Gli uomini guardarono i due ragazzi con viso serio ma non di rimprovero.

Capivano quello che provavano e il loro sincero pentimento e si sentivano dispiaciuti che tutto fosse accaduto.

Lungo la passeggiata dal prato sulla collina alla cascata, avevano discusso sulla azione di recupero e rieducazione dei due ragazzi da adottare.

I tre uomini guardando verso Aezy con senso di clemenza e Suno disse:  Caro Aezy, non crediamo che sia necessario mandare Kraedo a Dog's Hill.  Crediamo che non sia più necessario.  

Tootta gia' aveva sentito parlare del vecchio saggio su a Dog's Hill ma non credeva che avesse dovuto mai andare a visitarlo ma aveva paura che Kraedo ci dovesse andare.

Aezy, guardo' i suoi compagni, poi guardo' con compassione i due giovani, tiro' un sospiro calmo e con voce rassicurante, disse:  Cari amici, vi ringrazio a nome dei nostri ragazzi.

Ma io credo che mandare Kraedo per qualche settimana a Dog's Hill, non sia una punizione ma sia una escursione educativa, per fare una esperienza di vita positiva, conoscere il vecchio saggio, seguire il percorso formativo e avventuroso che il saggio gli suggerisce e tornare arricchito di conoscenza e di esperienza da uomo maturo, pronto per essere una guida spirituale e un padre esemplare come lo siamo diventati tutti noi.

Tootta si sentiva mancare, avrebbe dovuto stare lontana da Kraedo per qualche settimana.

Si sentiva come se stessero per toglierle un figlio.  Ma si fece forza.  La seduta si sciolse e tutti tornarono a chiacchierare e ballare al prato, per passare il resto della serata in spensieratezza.

Le donne adulte, si tennero vicine a Tootta, con amorevole senso di protezione e con carezze ed abbracci, incoraggiandola a non sentirsi in colpa ne' a sentirsi privata del suo Kraedo, rassicurandola che si trattava solo di poche settimane e avrebbe riavuto il suo uomo, più maturo più bello e più' attraente di prima.  

E venne l'alba.  Kraedo e tutti i villegiani erano in Spiaggia.

Era l'ora della partenza di Kraedo. Tutti a incoraggiare il giovane in tutti i modo, con sorrisi e parole di incoraggiamento e Tootta che insieme a Leyska (la madre di Kraedo) si tenevano aggrappate al loro piccolo uomo, come naufraghe aggrappate ad un tronco.  Leyska era calma e serena, Tootta lacrimava come una fontana.  Kraedo aveva già nella mente le immagini fantasiose di un grande viaggio, di inebrianti avventure e scoperte meravigliose.

Era pronto a partire.

Aezy gli si avvicino' insieme agli altri saggi e disse: qui in questa bisaccia, hai cibo e acqua per due giorni. Il tuo arco e le tue frecce sono nella canoa, insieme agli attrezzi che ti servono per crearti un altro paio di scarpe, dovessi averne bisogno. Ti porto in canoa fino all'approdo della TERRA DEI FOLLI, da li' avrai due giorni di cammino su per le colline fino alla sommità' della montagna più' alta che sta' a due giorni di marcia verso nord-est.

Non ti fare impressionare dal nome "LA TERRA DEI FOLLI" E' una terra tranquilla e sicura.

Una volta arrivato in cima alla montagna più alta, vedrai del fumo salire in cielo.  Li c'e' la radura con la grotta del sommo saggio.

Entrando alla radura, alla tua sinistra, vedrai un grande cane con occhi rossi che ti guarda all'entrata di una grotta.  

Alla tua destra, vicino all'altro lato della grotta, siede il sommo saggio.   Esso siede su un trono di granito davanti al fuoco.

Tu non avere paura del cane, ma non avvicinarti a lui, cammina serio ed umilmente verso il saggio, saluta con rispetto e aspetta che lui parli.

Ascolterai i suoi consigli, e seguirai le sue direzioni e le terre che dovrai attraversare per tornare qui al villaggio.

Quindi, Aezy gli chiede Hai il tuo coltello appeso dietro il collo?  Kraedo annuisce.

Aezy chiede continua:  Hai tutte le tua armi e tutti i tuoi attrezzi con te.  Ora togliti la spada dal fodero un momento. Kraedo sguaina la spada, il padre gliela prende in mano mentre Suno, con espressione di orgoglio e di rispetto per Kraedo, gli si avvicina a gli porge la famosa spada di Aezy.  Porta questa con te gli dice.  Ti porterà fortuna e ti proteggerà.

Aezy:  Tienila, mi ha accompagnato tra tante avventure e mi ha protetto da tante aggressioni.

Arrivati all'approdo, una spiaggia non tanto lunga, appena un centinaio di metri.
Tirata la canoa in secco, Aezy si rivolge a Kraedo:  Ecco, da qui seguendo la direzione nord-nord-est, praticamente sempre dritto dove sto' puntando il dito, a due giorni di cammino troverai la radura dove c'e' il vecchio saggio.

Tieni a mente che e' la prima volta che vai in terre diverse dal nostro villaggio e che non tutte persone che incontrerai sono amorevoli e pacifiche come noi.

Anzi, aggiunse:  diffida senza mostrarlo e sii sempre preparato al peggio. Il mondo fuori dal nostro villaggio e' un mondo pericoloso, stai attento, sempre attento e ricorda una cosa, la più' importante; Qualunque cosa accada ovunque il tuo viaggio ti porterà, il tuo compito più importante e' di ritornare a casa sano e salvo.

I due si abbracciarono per un lungo minuto e Aezy incoraggia Kraedo:  Vai figlio mio amato, vai e torna, ti aspettiamo.

Kraedo guarda la spada del padre, alza la testa, da' un ultimo abbraccio al padre e dice:  Grazie padre.  Mi vedrai tornare più maturo e più' forte che mai, grazie.  

I due si separano e riprendono il cammino ogni uno verso la sua destinazione.

Fine del capitolo numero uno.  


SPIRITI RANDAGI;

(Libro uno di due)

CAPITOLO DUE;

KRAEDO NELLA TERRA DEI FOLLI.


Kraedo comincia a scollinare su per la terra dei folli.  Calmo, pensando alla sua prima avventura lontano dal villaggio e cercando di immaginare cosa potrebbe succedere di pericoloso e di piacevole nel suo viaggio lontano dalla famiglia e lontano dagli amici, ma sopratutto lontano da Tootta.  Al momento, non riusciva ad immaginare come fosse in realtà il mondo che stava per esplorare.  Comunque per prudenza, restava allerta e guardingo.  Di tanto in tanto si guardava dietro e non vedeva nessuno a parte la immaginaria visione di Tootta che lo seguiva ma che in realtà' non era li.  E pensava; magari ci fosse anche lei con me, e gli scappava qualche piccola lacrima, subito ricacciata indietro perché camminava in un mondo a lui sconosciuto e doveva essere pronto ad ogni evenienza ad ogni pericolo.

Il sentiero, continuava a salire e verso la tarda mattinata, vedeva il mare lontano, quasi all'orizzonte. Alternava istanti di attenzione a istanti di riflessione.

 La vegetazione attorno, si faceva sempre più spessa, gli alberi, più saliva e più gli sembravano alti.  Ma in realtà' era la mancanza di arbusti attorno alla base che gli faceva sembrare più alti.  

Mentre saliva con sulle spalle il peso dei propri pensieri e nella testa un vortice di domande e curiosità su cosa avrebbe scoperto più avanti e quali esperienze avrebbe fatto nel suo viaggio.   Tutte domande alle quali non poteva rispondere se non dopo averle vissute.

Ma la curiosità più impellente era il perché del nome del territorio che stava attraversando.

Perché lo avevano chiamato,   LA TERRA DEI FOLLI?.   Kraedo era cresciuto con l'educazione alla sopravvivenza e alla libertà in armonia con la natura a lui circostante come base di vita.

E non vedeva come quel territorio, potesse essere chiamato LA TERRA DEI FOLLI.  

C'era tanta selvaggina di cui nutrirsi, tanta foresta, generosa di legna per costruire e da ardere, pietre di ogni misura e colore, canyon con ruscelli dove vedeva tanti animali diversi abbeverasi.

Frutta e funghi di bosco in abbondanza e tanti uccelli in volo o fischiettanti sugli alberi.

Il mare a poca distanza. Per Kraedo, questo era un paradiso in terra.  

Poi mentre saliva, ad un certo punto, si senti' spiato, seguito.  Con calma, si sciolse la corda che aveva intorno alla vita, ne' annodo' una parte ad una freccia, appena girato un angolo del sentiero, si avvicino' ad un albero molto alto, prese l'arco, lancio' la freccia al lato di ramo, facendo ricadere freccia e corda dall'altro lato del ramo, quindi veloce e agile come un gatto, sali sull'albero, si accovaccio' sul ramo, ritiro' la corda, sciolse la freccia e la mise sull'arco in posizione di tiro, puntato verso terra in attesa di vedere in faccia lo stalker.

E dopo pochi secondi, lo vide arrivare, si fermo' vicino al tronco e parlo' a Kraedo, prima di guardare in su'; Hey!  che ti succede?  Non mi hai riconosciuto?  Togli la freccia dall'arco, disse sorridendo e guardando verso Kraedo.

Kaedo prima di vederne la faccia, aveva riconosciuto la voce e si senti' per la prima volta nella sua vita un'emozione indescrivibile di gioia, mista a senso di protezione e di affetto, come se fosse incidentalmente capitato in un mondo in cui apparteneva e non sapeva che esistesse.

Mentre preda di questa meravigliosa emozione, urlo' FRATELLO!  FRATELLO I-JEE, CHE EMOZIONE RIVEDERTI, il tutto mentre scendeva aggrappato alla corda e già toccava terra.

Si lascio' andare tra le le braccia di I-Jee che lo teneva stretto con gioia e con sincero affetto.

I-Jee:  Fratelli, non si nasce, fratelli si diventa.

Kraedo, emotivamente preoccupato per quella frase, aveva paura di perdere ancora una volta il fratello maggiore che aveva appena ritrovato, domanda, come mai sei qui?

I-Jee: Io vivo qui, con la mia compagna Yaya.

Kraedo:   Noi credevamo ci avessi lasciato per un qualche territorio lontano.

Abbiamo pianto e sofferto la tua partenza, il babbo e la mamma, più' di tutti gli altri e nel villaggio, tutti ti ricordiamo con affetto e rispetto.

Invece non sei andato molto lontano, perché non torni al villaggio a visitare il babbo e la mamma, fare qualche chiacchierata coi nostri amici, faresti tutti felici sai?

Ma perché te ne sei andato?

I-Jee: Perché non mi sentivo a mio agio nel villaggio.  

Non riuscivo a sentirmi parte integrante della comunità.

Durante le nostre chiacchiere e discussioni intorno al fuoco, mi sentivo come un estraneo, ogni mio intervento nei discorsi, qualunque cosa dicessi, veniva trattata come superficiale e non venivo preso sul serio, solo perché' lo dicevo scherzando, io avevo desiderio di vivere più libero, in un territorio più aperto, dentro quel cratere mi sentivo limitato come se stessi perdendo la possibilità di scoprire il resto del mondo di cui nostro padre, ci raccontava, insieme ai vecchi saggi.  

Mi chiedevo: perché loro hanno visto un mondo che anche se molto pericoloso, non vogliono che noi esploriamo?  Cosa e' la loro paura, che a noi figli possa qualcuno farci il male a cui loro sono sopravvissuti?  

Perché noi non possiamo fare le stesse esperienze sfidando i pericoli e sopravvivendo come hanno sopravvissuto loro?

I-Jee, Ma va bene, uno di questi giorni, prometto che vengo a visitarvi.

I-Jee; E tu come mai da queste parti?

Kraedo: sto' andando a Dog's Hill a visitare il vecchio saggio.

I-Jee: Il vecchio saggio?  E perché?

Kraedo:  Per chiedere consigli e suggerimenti su come diventare saggio anche io.

I-Jee:  Scoppia a ridere esclamando;   Ahhhh!  Il Vecchio saggio che dispensa la saggezza e illumina le menti.

So che non posso farti cambiare idea, tu sei sempre stato più' testardo di me.

Poi si fa serio e continua;   Ma dai, perché non lasci perdere il vecchio saggio?

Ti fermi qui con noi, libero di vivere libero.  

Poi di tanto in tanto, torniamo al villaggio, troviamo una compagna per te e viviamo qui liberi come l'aria che respiriamo.

Kraedo, non disse niente di Tootta e faceva una certa fatica a non parlarne, Tootta per Kraedo era una cosa a parte da tutto e da tutti. Era una cosa solo sua, era l' altra meta' della sua anima. La sua compagna spirituale.

Pero' gli venne in mente la domanda per cambiare discorso.

Kraedo:   Perché' questo territorio lo chiamano LA TERRA DEI FOLLI?

I-Jee:   Kraedo, guarda che folli sono quelli che gli hanno dato questo nome.

I-Jee continua:  Qui abbiamo cibo a sufficienza, luce e libertà, il mare a pochi passi e sappiamo come pescare. Abbiamo legna per scaldarci, fogliame per farci la capanna, grotte e cave dove ripararci e siamo liberi come la fauna selvaggia che ci sta' attorno.

Kraedo:   Un po' perplesso; pero' non c'e' nessuna struttura naturale di protezione. Qui, chiunque sia il re di questi territori può mandarci i suoi soldati per censirvi, occuparvi, confiscarvi tutti i vostri attrezzi di sopravvivenza la vostra scorta di pesce e carni salate e i vostri cereali per fare il pane. Possono anche sequestrarvi e arruolarvi a forza nel loro esercito.

I-Jee;  Guarda, Kraedo che noi viviamo giorno per giorno, non abbiamo possedimenti di nessun genere, a parte di noi stessi, non facciamo scorte di cibo. Ci nutriamo di quello che ci piace e che riusciamo a procurarci, giorno dopo giorno.

E se qualche suddito folle di passaggio ci scopre, noi ci nascondiamo in uno dei tanti canyon di cui conosciamo ogni angolo e silenziosamente scompariamo da questo territorio e riappariamo in un altro territorio senza guerre, senza violenza e senza tiranni in cerca di conquiste o di schiavi da fare prigionieri.

Poi aggiunge;   Va bene ti accompagno fino alla base della montagna poi torno indietro.

Dammi qualche minuto, vado giù ad avvisare Yaya, mi prendo la bisaccia, coltello, arco e frecce e ti seguo.

I-Jee, fa una corsa giù verso il canyon e riappare dopo cinque minuti con le sue armi e con la sua compagna Yaya.

Kraedo gli si fa incontro, si presenta a Yaya e dopo pochi secondi parte insieme a I-Jee su per per le montagne, lasciandosi dietro Yaya che che sorride e continua a stare in vista sventolando il fazzoletto da collo fino e che i due, nati fratelli, ma non ancora (DIVENTATI FRATELLI), spariscono dietro la vegetazione.

Kraedo da solo, avrebbe dovuto metterci due giorni, ma dopo la sosta col fratello, era contento di metterci un giorno in più, con lo scopo di poter DIVENTARE IL FRATELLO DI DEL PROPRIO FRATELLO).

Lungo il tragitto si divertirono a raccontarsi storie, a scherzare, a discutere su cosa mangiare e come cuocere il cibo, discutendo delle proprietà di quello mangiavano e degli effetti diversi che avevano nel proprio sistema digestivo e del volume energetico che ogni cibo diverso apportava al loro corpo.

Parlarono di tutto, si confessano tutte le storie e le emozioni di cui non avrebbero mai parlato con nessuno e nemmeno coi propri genitori.

Kraedo finalmente confesso' i suoi segreti più' intimi, riusci' a parlare di Tootta, della scoperta della cava dietro la cascata e del motivo principale della sua escursione a Dog's Hill.

E infine due giorni di cammino e due notti nelle foreste, si alzano dal loro giaciglio, in una mattina di sole tra fauna di terra, i volatili in aria e sugli alberi a cantare e le foglie bagnate di rugiada, fanno una veloce colazione a base di frutti di bosco, riempiono le loro borracce di pelle con acqua fresca e si preparano per andare ogni uno in opposte direzioni.

Kraedo:  Allora, promesso che vai a visitare i nostri vecchi?

I-Jee:  Promesso, vado dopodomani con Yaya e staro' un poi di giorni al villaggio.

Gli racconto tutte le nostre storie e aspettiamo insieme il tuo ritorno.

Io e Yaya ti aspettiamo dove ci siamo rivisti.

I-Jee, continua; Tu intanto, stai attento ai pericoli che non conosci ancora, non essendo mai uscito prima dal villaggio.

Si abbracciarono,

Kraedo:  Stai bene e abbracciami i nostri genitori, stai tranquillo che tornerò' presto, sano e salvo.

I-Jee:   Arrivederci testardo, ti aspettiamo con ansia.

E ripresero il cammino in direzioni opposte.  

Il sole era ormai alto a mezza mattina e la destinazione di Kraedo a solo due ore di distanza.

Unico testimone la natura. Quella stessa natura che aveva visto quei due, nati fratelli,

Diventare finalmente fratelli.

SPIRITI RANDAGI,

(Libro uno di due)

CAPITOLO 3

KRAEDO NELLA TERRA DEI MISTERI.

(Previa breve sosta al cospetto del saggio in Dog's Hill).

Kraedo, saliva verso la sommità a passo svelto, come se non potesse aspettare il suo incontro col vecchio saggio.  Per Kraedo, era come andare a ritirare le chiavi di ingresso per un nuovo mondo.  Fatto di nuove avventure, nuove scoperte, nuove conoscenze, sconosciuti pericoli e ancora sconosciute amicizie e chissà?  Si chiedeva, chissà come sarà i mio futuro prossimo?

Poi si rasserenava dicendo a se' stesso che comunque andasse, qualunque cosa accadesse,

La sua ultima ragione era di ritornare vivo, sano, cresciuto, maturo e saggio al proprio villaggio, fra le braccia di Tootta e tra i suoi amici e familiari.

Un sentimento strano correva per la mente di Kraedo e, come un presentimento che non sapeva definire.

Mentre saliva a passo svelto, verso la radura sulla sommità di Dog's Hill.

Veeta era distratto dalla natura, Naero silente ed assente, eppure Kraedo sentiva la loro presenza e avanzava guardingo, spada in mano come se avvertisse un pericolo imminente.

Una piccola colonna di fumo, saliva lenta e rassicurante dalla radura.

Un profumo invitante di carne arrosto si sentiva nell'aria, stimolando l'appetito del giovane Kraedo.

Ormai, era a pochi passi dalla radura, gli alberi intorno al sentiero si facevano più folti e più vicini, il passaggio sempre più stretto, come un cunicolo coperto dal fitto fogliame che oscurava la luce del sole.  

Ma ormai vedeva la luce del sole davanti a se'.  Era a pochi passi dalla radura e per rispetto al vecchio, e per mostrare sicurezza, rimise la spada nel fodero.

Ultimi tre passi prima di entrare nella radura, Kraedo senti' uno scricchiolio secco e rumoroso, sotto il piede destro. Istintivamente, il sangue gli si raggelo' nelle vene e la mano fece il gesto di prendere la spada. Ma senti' la voce del saggio e si rilasso'.

Il saggio:   Vieni pure avanti giovane uomo, ti sto' aspettando.

In quel momento, ricordo' le raccomandazioni di suo padre Aezy.

Kraedo pose il suo primo piede dentro la radura, e per un istante si guardo' intorno;

Come gli descrisse Aezy, davanti a se' una radura semi rotonda coperta di erba ancora umida di rugiada mattutina. Ma poi si rese conto che non c'era rugiada nei dintorni, quindi doveva essere stata innaffiata dal vecchio.

Davanti a se' vedeva l'entrata della grotta, (L'abitazione del saggio)

Sulla sua sinistra vicino all'entrata della grotta, Kraedo noto' il famoso cane, era grande, calmo e sicuro, con degli occhi che sembravano di fuoco e che brillavano sotto il riflesso del sole.

Incuteva paura, il cuore di Kraedo, comincio' a palpitare più veloce.

Ma ricordo' in un istante le raccomandazioni del padre.

Si rassicuro' e con passo sicuro e movimento rispettoso, si avvicino' al vecchio saggio, che sedeva su un trono di granito, davanti al fuoco da campo e vicino al fuoco, appena dietro il trono del Saggio, poteva notare la protezione di pietra semi conica, tipica dei pozzi d'acqua di quell'epoca, una corda arrotolata sul trespolo attaccato alla protezione, e un recipiente di legno appeso alla corda. segno che l'acqua era a qualche metro di profondità.  

Vicino al fuoco, dal lato di Kraedo una panca di granito e accanto al fuoco, infilato in uno spiedo di legno, sorretto da due pietre ad ogni lato, quello che poteva essere la coscia di uno stambecco arrostito e ancora caldo.

In un angolo sulla destra della radura, due capre bruciavo tranquille dalla foglie degli arbusti ai bordi della radura, qualche gallina razzolava dentro e fuori dal bosco.   (Gli animali domestici del saggio, penso' kraedo). Ma poi non vedendo nessun serraglio per le capre ne' pollaio per le galline, concluse che anche il vecchio, viveva giorno per giorno, la stessa filosofia di vita di fratello I-Jee.

Kraedo, accenna un inchino davanti al saggio;

Il saggio:  Siediti pure mio giovane amico, siedi e nutriti prima di conversare,

Il tuo viaggio e' stato lungo e sarai stanco ed affamato.

Kraedo, poté finalmente rilassarsi.   Si sentiva sereno e al sicuro, non avvertiva nessuna vibrazione negativa, pure Veeta era tranquillo.

Kraedo estratto il coltello dalla fodera dietro il collo, fa onore al pranzo offerto dal saggio.

Stambecco arrosto, pannocchie arrosto e tanta acqua fresca.

Il saggio, allunga una mano dietro il trono ed estrae un ramo fresco, lungo poco più di un metro e diretto a Kraedo, comincia a parlare mentre disegnando una mappa sulla parte sabbiosa davanti a se'.

Saggio:  Dunque parlami di te:  

Kraedo, si presenta e in poche parole, spiega al Saggio la storia della sua giovane esistenza.

Inclusa l'incontro col fratello I-Jee.

Il saggio riprende la parola:  Quindi e' la prima volta che ti avventuri lontano dal tuo villaggio natale.

Hai bisogno di conoscere un po' di mondo, ma il mondo fuori dalla tua comunità e' pericoloso.

Io ti spiego quello che devi fare per soddisfare il tuo desiderio di saggezza.

Ti spiegherò' anche i rischi che correrai e come evitarli o uscirne indenne.

Partirai da qui in poco tempo.  Solo il tempo di spiegarti il percorso.

Ci sono tre entrate a questa radura, una e' quella da dove sei entrato tu, la seconda e' quella che vedi alla tua sinistra oltre l'entrata della mia grotta, sul fianco destro del cane.

La terza, e' quella che vedi alla tua destra all'altro lato della grotta.

Dunque guarda qui nella mappa, noi siamo in questo punto, tra poco, finche' il sole e' ancora alto nel cielo, tu uscirai dal secondo sentiero a fianco del cane.  Non guardare al cane, passagli vicino ma non guardarlo.

Camminando a passo regolare, viaggiando verso nord-nord-est,  arriverai alla Terra Dei Misteri prima del tramonto. Riconoscerai il posto dai tanti piccoli crateri connessi da tanti piccoli sentieri.  Cerca di non perderti, e' un labirinto.

Non entrare nei crateri se non sei obbligato, potrebbero cercare di renderti ospite involontario col rischio di non uscirne mai più o di uscirne molto in ritardo.

Stai allerta, gli abitanti sono indecifrabili e pieni di brutte sorprese.

Essi sono guidati dagli spiriti dispettosi e sono anche molto permalosi, inoltre conoscono lo spirito dell'odio.

Passata la Terra Dei Misteri, dirigiti verso est, a un giorno di cammino, dovresti arrivare in vista del grande fiume, lo stesso fiume che scorre verso il mare e passa a poca distanza dal tuo villaggio.

Tu segui a ritroso la corrente e arriverai dopo due giorni alla Terra Dei Guerrieri.  Questa terra, la dovrai attraversare senza correre rischi.  E' pericolosa, sulle rive del fiume in quel tratto, abitano sei tribù di feroci guerrieri, tre su una riva e altri tre sulla riva opposta.

Si combattono continuamente senza valido motivo o con motivi futili, solo per darsi una ragione per combattere. Un giorno, hanno la scusa che le tribù più' a nord del fiume non lasciano passare abbastanza pesci più a valle per le altre tribù. Un altra volta che i guerrieri di una tribù hanno oltrepassato la linea invisibile di meta' del fiume e quindi hanno invaso le acque delle altre tribù su l'altra sponda e allora sono sassi e giavellotti e frecce che attraversano il fiume da una sponda all'altra. Insomma non sanno restare senza combattere per più' di qualche settimana. Essi sono posseduti dagli spiriti della guerra e della confusione.

ESSI DICONO DI AMARE LA PACE MA CHE QUESTA E' PIU' INTENSA DOPO LA GUERRA.

Ma hanno delle regole non aggirabili, pena la morte a chi le raggira.  

Queste regole, sono: vecchi donne e bambini non combattono e non possono essere uccisi ne' attaccati, nemmeno dalle proprie famiglie di appartenenza.

Infatti e' normale che quando si combattono, le donne e i bambini si rifugiano tutti in uno stesso villaggio e vivono tranquilli mentre il loro uomini si fanno la guerra.

Ti sarà difficile attraversare quel fiume, senza essere trascinato da un gruppo o l'altro a combattere con loro contro un altro gruppo ma tu dovrai farcela.

Passato il fiume, cammina in direzione nord-est ancora per due giorni e dovresti entrare nella Terra Dei Bugiardi.  Ti sarà' difficile attraversarla perché oltre quella terra, a tre giorni di cammino, si estende la Terra Della Verità.

E questi due territori sono anch'essi in perenne contrasto tra di loro, gli uni non accettano gli altri.

E tutti e due, sono guidati dagli spiriti dell'inganno e dell'odio.

Quindi, dovrai mentire nella terra dei bugiardi quando e' conveniente e fingere di dire la verità nella Terra Della Verità quando e' conveniente.

Pero' nascondi il vero scopo del tuo passaggio.  Se necessario, recita, fingi, fagli credere che sei quello che non sei altrimenti diventano pericolosi.   MOLTO PERICOLOSI.

Ricorda tu devi solo attraversarle queste terre, non ci devi vivere.

Passati questi territori, dovrai tornare verso sud-ovest, verso il tuo villaggio, riattraversare il fiume e attraversare La Terra Di Nessuno, alla riva sinistra del fiume.   E' una terra desertica e infestata di animali selvatici, alcuni sono pericolosi,

Come i puma e i serpenti velenosi.

La Terra Di Nessuno, si trova qui, dice il saggio, puntando il bastone in un punto della mappa.

Praticamente ad un giorno di cammino tra le montagne, dal cratere dove si trova il tuo villaggio, In direzione sud-ovest Alla sinistra, sempre in direzione sud-ovest, ad un giorno di cammino, si trova la Terra Dei Folli.  Ma tu devi attraversare la Terra di Nessuno in direzione est, seguendo il sorgere del sole tra la Terra Dei Folli e questa montagna dove noi ci troviamo.

A circa cinque giorni di cammino, troverai La Terra Delle Donne.  E' un grandissimo plateau protetto da mura altissime, vai tranquillo al cancello che e' all'altro lato della fortificazione, da un lato all'altro ci sta' un giorno di cammino.   Non ci sarà pericolo, potrai entrare e uscire quando vorrai.  Dovrai solo chiedere il permesso alla regina regnante in quel momento, La regina cambia ad ogni luna piena.

Solo che una volta uscito, non ti faranno più rientrare.  Fermati li per 4 settimane, non di meno non di più.  Poi percorri il cammino a ritroso fino a che vedrai questa montagna.  Ritorna qui ma questa volta, entrando dal terzo sentiero a est della grotta, li come vedi, vicino alle capre.

Hai sei lune piene, di tempo per tornare qui dal saggio.  Siamo a primavera appena cominciata, dovresti farcela a tornare verso la fine dell'estate, poco prima dell'autunno.

Quando torni qui, se io non ci sarò, entra nella grotta, sulla destra c'e' una panca come quella dove sei seduto.

Li troverai tre pelli di daino lisce con scritte le istruzioni a cui dovrai attenerti alla lettera, senza sbagli.

Finche' non rivedrai il saggio seduto sul trono.

In quel momento, il tuo viaggio e' completo e sarai diventato un grande saggio.

Ora puoi andare.  Fai buon viaggio, ricorda le mie raccomandazioni e ricorda che qualunque cosa accada, la tua prova, consiste nell'attraversare questi territori e tornare qui sano e salvo.  CHE IL TUO SPIRITO TI PROTEGGA.

Krado si inchina davanti al saggio, ringrazia, si gira e senza voltarsi indietro, passando vicino al cane, si incammina verso La Terra Dei Misteri.

Kraedo marcia col sole al suo lato destro che si innalza al centro del cielo e a quel punto incomincia la terra misteriosa. Un labirinto di sentieri che si connettono l'un l'altro e decine di piccoli crateri tra questi sentieri.

I crateri, erano dei coni mozzi, la base era di una decina di metri di diametro, erano alti all'incirca tre metri, mozzati in cima, forse un buco di due metri di diametro.   Come si entrasse nei crateri, Kraedo non riusciva a capirlo, perché erano tutti di calcare biancastro, lisci e senza scalinate.

Il territorio ricordava a Kraedo come appariva la luna piena in certe notti d'estate.

Intorno a se' il terreno era brullo e l'unico segno di flora, erano solo dei cespugli grigi con rami corti e spinosi, Su tutti gli alberi pendevano dei frutti di colore tra il rosa e il rosso chiaro, di forma leggermente ovale, avevano una fessura rotonda nella parte bassa ne che lasciava intravvedere delle imperfezioni come delle minuscole protuberanze rosse e umide.

Chissà' se erano commestibili, si domando' Kraedo, ma non si azzardo' a toccarli.  Le voci nella sua mente erano contrastanti, da una parte pensava di provare ad assaggiarne uno, dall'altra aveva paura che fossero velenosi.

Ma qualcosa stava cambiando nel cielo, tutto intorno al sole si stava offuscando.  Come se una cortina di nebbia che originava dall'alto del cielo, tutta intorno al sole e si espandeva veloce verso il basso, fino a coprire il cielo intero. Ormai Kraedo non riusciva più nemmeno a vedere la propria ombra era come camminare in mezzo alla nebbia con visibilità a meno di 5 metri di distanza.

Riusciva a malapena a capire la posizione del sole perché la nebbia discese velocemente e la direzione del cammino verso nord era ancora davanti a se'.   Ma pensava a quale direzione prendere al prossimo incrocio di sentieri perché dalla sua posizione non poteva vedere il prossimo incrocio, quindi poteva prendere la direzione sbagliata.

C'era una leggera brezza, Intanto per buona misura, si inumidì un dito con la saliva, e come aveva visto fare ai pescatori del villaggio, misurava la direzione del vento lasciando asciugare il dito in aria. Dalla sua posizione, riuscì a capire la direzione del vento che era verso ovest.  Quindi bastava che camminasse in direzione quasi opposta alla brezza e quello era est- nord-est, la direzione da seguire.

Intanto si sedette su una pietra, estrasse dallo zaino un paio di mocassini di ricambio, in quanto quelli che indossava erano consumati.  

Pensava intensamente a cosa sarebbe stato di lui se il vento avesse cambiato direzione.

Il saggio gli aveva spiegato che nella Terra Dei Misteri, non c'erano animali pericolosi e quelli che c'erano, erano tutti nei crateri.  

Veeta, suggeriva l'ipotesi di fermarsi fino al diradare della nebbia, Naero rimase neutrale.

Intanto che fini' di allacciarsi i nuovi mocassini, alzo' la testa e vide davanti a se' una giovane donna sorridente, accattivante con uno di quegli strani frutti in mano.

Lei:   Stendendo la mano col frutto verso Kraedo, Prendi, non c'e' bisogno di sbucciarla, e' pronta da mangiare.

Kraedo:  Chi sei?

Lei:  Il mio nome e' Kolla, e tu chi sei?

Kraedo:  Io sono Kraedo e quel frutto che mi offri, come si chiama?

Kolla:  Si chiama koseena, agli uomini piace tanto, provalo.

Kraedo prova col primo morso e lo trovo' soffice profumato e succoso, talmente succoso che parte del succo, gli colava ai lati della bocca, era dolce era indescrivibilmente piacevole.

Kraedo:  Buono, mi piace tanto; e come si chiama l'albero in cui cresce?

Kolla:   Si chiama Kolla, proprio come me.

Kraedo:  Perché si chiama cosi'? E che significato ha?

Kolla:  Si chiama cosi' perché prende il nome dalla sostanza presente nella sua radice Kolla, che significa appiccicosa. La sostanza della sua radice, si appiccica a chiunque la tocca ed e' difficile fare andare via l'odore anche dopo che ti lavi le mani.

Kraedo:   Dunque adesso anche se mi lavo la faccia, il profumo di kosseena mi rimane per un po'.

Kolla:  Ridendo;   Perché ti dispiace?

Kraedo;   No pero' non voglio tenermelo addosso per sempre.

Kolla;   Vieni con me ti porto al villaggio e ti lavo vicino alla sorgente delle anguille.

Kraedo;   Cosa e' la sorgente delle anguille?

Kolla:   E' una sorgente d'acqua fresca e potabile che sta' ad un angolo del mio villaggio

E ci vivono alcune anguille che noi non mangiamo, sono poche e usiamo la sorgente solo per bere.

Kraedo:  E per lavarvi?

Kolla;   Abbiamo delle scorte di acqua piovana nelle incavature di granito dentro il villaggio.  

Kolla:   Prende per mano Kraedo e sorridendo dice;  Seguimi.

Kraedo era confuso, non riusciva a seguire i segnali di pericolo che venivano da Veeta.

Era in uno stato di totale incoscienza, esattamente come accadde quel giorno che insieme a Tootta creo' quel sistema di corde che gli permise di sfidare le correnti del fiume e approdare sulla sponda del grande fiume sopra il cratere del suo villaggio.

Non ricordava più nemmeno le raccomandazioni del saggio, Kraedo voleva altra Koseena e gli piaceva la presenza di Kolla.

Segui' Kolla, fino ad una scala a chiocciola scavata nel tufo del cratere e come scesero di qualche scalino, l'impensabile accadde, il cielo si rischiari' come d'incanto e Kraedo poteva vedere il cielo azzurro, e alla base del cratere un paesaggio, molto simile al suo Better Men Village.  Ma qui c'erano tanti alberi di Kolla carichi di Koseena, che al Better Men Village non esistevano.  C'erano tanti animali domestici, pecore, capre, cani, tanti cavallini pony e anche diversi asini. Tantissimi corvi, alcuni in volo e altri posati sui rami degli alberi.

Non vedeva capanne, Non riusciva a vedere persone.

Kraedo, incuriosito chiede a Kolla: Come mai non ci sono persone nel tuo villaggio?

Kolla sorridendo maliziosa, Certo che ci sono e tu le vedi anche, solo che non le riconosci.

Kraedo:   Io vedo solo animali.

Kolla:  sempre sorridente e rassicurante:  Vedi Kraedo noi abbiamo dei poteri speciali,

Noi abbiamo il potere di assumere le sembianze degli animali quindi non abbiamo bisogno di capanne. Ogni volta che vogliamo, assumiamo una sembianza diversa.

Kraedo era stupito e pensava come gli sarebbe potuto tornare vantaggioso cambiare sembianza nel suo viaggio di scoperta e chiese a Kolla come si acquisisce quel potere.

Kolla:   adesso appena siamo alla base del cratere, mi vedrai cambiare in un altro animale ma anche tu' potrai farlo e vedrai tutti quegli animali, riprendere le loro sembianze umane per darti il benvenuto.

Kraedo:  Non capisco il tutto, puoi spiegarmi meglio?

Kolla:  Dunque, noi femmine abbiamo questo potere per natura ma funziona solamente dentro il villaggio, una volta saliti sulla scala di uscita, il potere svanisce.

Ma voi maschi acquisite lo stesso potere, solo dopo aver mangiato la Koseena.  Quindi ora anche tu puoi.

Kraedo e come devo fare? Guardami mentre io cambio sembianza, ti concentri, immedesimandoti fisicamente come l'animale che desideri essere e cambi sembianza insieme a me.

Se vuoi diventare un altro animale, basta che lo guardi e pensi di volerti trasformare e ti trasformi senza problemi.

Noi li abbiamo assimilati tutti, eccetto le anguille.

Kraedo:   Perché le anguille no?  

Kolla:   Perché per noi sono sacre e crediamo che finche' esistono loro nella sorgente, vuol dire che l'acqua e' potabile.

Kraedo diventava pensieroso e cercava di concentrarsi in tutta quella storia, Inoltre stava cominciando a ricordare le parole del saggio ma non disse niente a Kolla. La voce di Veeta nella sua testa suggeriva di non esporre tutto se' stesso.

Intanto, prima che Kolla intuisse l'immersione intellettuale e cercasse di decifrare i pensieri di Kraedo, erano arrivati al fondo del cratere, tutti gli animali si resero visibili come umani e venivano intorno a Kraedo e Kolla, festanti e ben accoglienti verso Kraedo.

Kolla si stava già trasformando in un corvo, Kraedo le si avvicina e comincia con lei la metamorfosi,

Dopo qualche coreografia aerea e diverse gracchiate in aria, ritornano umani e tutti rimasero umani fino al tramonto del sole, interagendo verbalmente, mangiando i loro cibi, principalmente derivati vegetali e focacce di farina cotte sulla pietra vicino al fuoco, scherzando e ridendo e raccontando storie di animali e di esseri umani. A fine cena, masticavano le foglie dell'energia, erano delle foglie di piante locali che davano forza e lucidità mentali che duravano diverse ore..

Poi la notte, si trasformavano in animali notturni, in gufi o civette oppure iene, o altri animali notturni predatori, per proteggersi dal freddo, e dall'umidità notturna e anche da altri invasori o predatori pericolosi.

Ma c'erano degli altri misteri nel cratere che Kraedo avrebbe scoperto alcuni giorni più avanti.

I giorni passano veloci e Kraedo stava diventando sempre più' dipendente da Koseena, era diventato insaziabile e la Koseena, lo rendeva soddisfatto e esausto allo stesso tempo.

Stava perdendo ogni volontà e la sua autodeterminazione.   Si sentiva prigioniero, non poteva andare a cavallo, non poteva seguire il gregge, non poteva andare a pescare non poteva passare le serate in compagnia attorno ad un fuoco da campo, non poteva fare sport di nessun genere. La sua esistenza Nel cratere dei misteri, si svolgeva solo tra il consumo irrefrenabile di Koseena e l'acquisizione di sembianze animali. Voleva smettere questa esperienza, uscire dal cratere e riprendere la sua missione di scoperta e poter rivedere Tootta da uomo maturo e consapevole.

Ormai erano passate due settimane dal giorno che lascio' il vecchio saggio a Dog's Hill.

Troppo tempo, Doveva uscire da quel cratere e cercare di recuperare il tempo perso attraversando il più velocemente possibile gli altri territori che aveva davanti a se'.

La mattina seguente, decise di parlare con Kolla ed esprime la sua decisione per completare la sua missione.

Kraedo:   Kolla, io devo andare;  Sono rimasto qui per due settimane ed e' un periodo di tempo troppo lungo.   Io ho una missione da compiere e devo partire oggi.

Kolla, lo guarda, si rattrista, poi estrae una foglia dalla tasca, e comincia a masticarla.

Kolla:   Cosa e' questa missione?  E perché me lo dici adesso dopo due settimane.

Kraedo:  Devo fare un viaggio attraverso altri territori per imparare la saggezza.  Kraedo non aggiunse altro, non voleva dire a Kolla tutta la sua storia ne' parlare di Tootta.

Kolla:   Con finto tono amichevole e femminile;   Perché non resti qua?   Potrai avere tutta la Koseena che vuoi, finche' vuoi.  Vedere tuo figlio nascere e crescere accanto a te.

Kraedo;   Mio figlio?

Kolla;  Si tuo figlio;  Quando ci siamo incontrati, ero nel periodo fertile e sono rimasta incinta.  

Kraedo, come lo sai dopo due settimane?

Kolla; Lo so, lo sento dentro di me, ho già avuto i primi sintomi di nausea e giramenti di testa, le donne più vecchie mi hanno spiegato che sono incinta.   Comunque, e' già passata una settimana da quando avrei dovuto avere le mie perdite mestruali.

Kraedo:  Ascolta Kolla, io non sapevo che tutte queste cose, sarebbero accadute.

La mia missione e' della durata di sei lune piene, due settimane sono già trascorse e tra meno di sei lune piene, il bambino non sarà ancora nato e io sarò di ritorno con la mia missione compiuta.

Kolla;  Con tono serio ed espressione minacciosa; Io non ti aiuto a partire e nessuno in questo villaggio ti aiuterà ad uscire da qui.  Solo noi sappiamo come uscire dal cratere e non siamo disposti a dirti come, fino a quando non avrai un figlio da me e il figlio sarà cresciuto.  Ma quel punto, sari tu a non volere più uscire. Per un istante, Kraedo, senti' una scossa di disprezzo per Kolla.

Si sentiva scosso e preoccupato, se avesse saputo, non avrebbe mai mangiato la Koseena e non sarebbe mai entrato nel cratere.   Ma ormai, doveva andarsene e stare attento a non subire qualche attacco da parte di altri membri del villaggio.

Kraedo:  Guardando Kolla negli occhi, calmo e determinato:  Ascolta Kolla, ti prego, lasciami andare senza odio e senza disprezzo, lasciami completare la mia missione pacificamente e ci rivediamo tra 5 lune piene.  

Kolla;  con espressione disinteressata:  Vai, allora, cosa aspetti?

Kraedo sentiva le vibrazioni di astio provenienti da Kolla ma fece finta di nulla,

Si prese le sue armi, la sua bisaccia e si avvio' lento e scuro in volto verso la scalinata.

Tutti i presenti del villaggio, guardavano verso Kraedo divertiti e sorridenti come se stesse per succedere qualcosa di straordinariamente divertente.

La voce di Veeta dentro la sua testa, si faceva sentire, suggerendo Kraedo di stare attento e di camminare piano fino a che non fosse arrivato fuori dal cratere.

Kraedo cominciava la salita sulla scalinata, ma dopo pochi scalini, senti' sbattere la testa su un invisibile muro di gomma e quasi perse l'equilibrio. Alzo' le mani per toccare nel punto dove aveva sbattuto la testa e tocco' qualcosa di indecifrabile. Qualcosa con cui non era familiare.

Era qualcosa di invisibile ma impenetrabile.

Era una forza magnetica respingente. Kraedo provo' da altre posizioni sulla scalinata ma la forza magnetica era presente dappertutto.

Senza scoraggiarsi, depose tutte le sue armi e la bisaccia al suolo e si immedesimo' in un corvo.

Sapeva che sarebbe uscito senza armi e senza bisaccia e nudo, ma almeno sarebbe uscito.

I membri del villaggio, ridevano e lo canzonavano, Kolla aveva una espressione di odio che Kraedo non aveva mai immaginato che esistesse.

Ma comincio' a volare in alto verso l'uscita del cratere.  E fu' un attimo, un istante, Kraedo sbatte la testa sulla stessa forza magnetica e cade giù un po' stordito ma vivo e vegeto.

Ormai al villaggio era diventato il soggetto di risate e disprezzo generale.

Nero, si sveglio' dal suo torpore ma rimase silente.   Mentre Veeta suggeriva di restare e Naero suggeriva di scappare. Kraedo a terra, non sapeva se riprendere le sue sembianze umane e parlare con Kolla.  O continuare a cercare un varco di uscita.  Ora, erano tre le voci dentro la sua mente.

L'istinto animale di Kraedo, era determinato a scappare, non voleva restare in quella prigione ed era pronto a morire piuttosto che restare prigioniero.

Naero aspettava il suo turno per raccogliere l'anima dal corpo morto di Kraedo.

Mentre Veeta cercava una soluzione per portare il corpo di Kraedo vivo fuori da quel cratere perché ormai aveva capito che l'istinto animale del suo oste in quel momento era incontrollabile.

Veeta, aveva capito che non si può costringere un animale umano a fuggire il proprio istinto di libertà. Quindi cercava una soluzione e suggerì di tentare un trucco. Cercando nella mente di Kraedo e scrutando le sue esperienze e conoscenze, scopri' che le anguille viaggiano dal mare e verso il mare anche attraverso cunicoli stretti sotterranei in corsi d'acqua dolce.

Quindi, penso' che se avesse aspettato la notte nelle sembianze del corvo e si fosse poi trasformato in un volatile notturno, avrebbe potuto mettere in atto il suo piano.

Intanto riprese per qualche minuto le sembianze umane, e si avvicino' a Kolla tra le risate di scherno generale dei membri del villaggio e lo sdegno di Kolla.

Kraedo:  Kolla per favore, non amareggiare tutta la nostra storia, lasciami uscire in pace. 

Kolla;  Vai allora, cosa aspetti? Io non ti devo niente e niente ti do'. Qui nessuno ti deve niente ne' niente ti dara'. Arrangiati; Pero' ricordati che se non riesci ad uscire da qui, ti renderò' la vita un inferno fino a farti rimpiangere di avermi incontrata.

E se riesci ad uscire non ti lascerò vedere mai tuo/a Figlio/a.

L'odio e il disprezzo nell'animo di Kolla, trasbordava tutto intorno a Kraedo. E ormai aveva avuto la certezza che doveva giocare d'astuzia per mettere in atto il suo piano.  

Si trasformo' in un cane e prese a girovagare per il cratere, annusando le basi della pareti per far credere agli altri di cercare una qualche uscita attraverso le pareti rocciose del cratere.

Veeta era preoccupato, Naero, impaziente, ma Kraedo non lasciava trasparire nessuna emozione dal suo viso, continuava a girovagare da cane, annusando ogni angolo del cratere fino alla notte. Notte buia notte senza luna, quindi si tramuta in un uccello notturno e facendo sempre finita di cercare un'uscita, si avvicina alla sorgente, si posa su un ramo basso e si tramuta velocemente in umano, si lascia scivola silenziosamente dentro la sorgente, e altrettanto rapidamente, si trasforma in anguilla.

Ormai era troppo tardi per i suoi guardiani per fermarlo. Kraedo seguendo l'istinto dell'anguilla, si intrufolo' nel canale che alimenta la sorgente e la segue senza pensarci. Veeta, ormai si era completamente arreso all'istinto di questo animale umano attira-guai, sperando che ce la facesse ad uscirne vivo. Naero era contento, magari non avrebbe avuto successo e forse kraedo ce la avrebbe fatta, ma intanto, aveva una speranza.

Kraedo, era totalmente menefreghista, riguardo alla sua fine.  In quel momento, contava solo perseguire la propria libertà alla morte non ci pensava affatto.

E continuo' a percorrere il cunicolo acquatico sotterraneo, dopo qualche minuto, senti' la temperatura dell'acqua diventare più tiepida e sentiva la corrente aumentare, il cunicolo, dopo tanto salire, era ormai in discesa. Kraedo credeva di avere capito; essere in discesa poteva significare che si viaggiava verso il mare, ma la temperatura dell'acqua, faceva sperare che si trattava di un'uscita verso un qualche fiume e pensava:

E se fosse il Grande Fiume?  In un istante un pensiero raccapricciante causo' una scossa di terrore nella mente di Kraedo pensando:

E se come disse Kolla, la metamorfosi in animale, dura solo dentro il cratere, perché era ancora un'anguilla?  Era ancora dentro il cratere?  Se passasse fuori dal cratere, sarebbe ridiventato umano mentre stava sottoterra? Sarebbe rimasto un'anguilla per sempre?  Per Veeta, questo non cambiava niente, anguilla o umano, basta che morisse per cause naturali dovute alla vecchiaia.   A quel punto, anche per Kraedo, contava poco, pensava, umano o anguilla, sempre meglio libero che prigioniero.

Veeta era felice di esserci nel corpo di questo umano assuefatto alla droga della libertà a disprezzo della propria vita. Non aveva ancora imparato a conoscere profondamente gli umani, ma questo attira-guai di Kraedo, gli piaceva.

E dopo pochi minuti, Kraedo si trovo' in una piccola sorgente che alimentava un minuscolo rigagnolo.

Si accosta alla riva e si infila sotto un un masso abbastanza grande da coprirlo da eventuali predatori volatili. Naero, suggeriva di trasformarsi subito in umano, ma Veeta, aveva capito cosa questo umano aveva in mente.  

Kraedo aspetto' fino all'alba e con il bagliore del primo sole, scrutava sopra di lui per vedere se ci fossero predatori, quando penso' di essere solo, finalmente si tramuto' in umano e usci' allo scoperto.

Kraedo era esilarante, Veeta, già' esultava.   Era libero, libero , libero?

Lo sconforto, si impossesso' ancora di Kraedo, era finito in un altro cratere. Lontano da Kolla, ma era un cratere deserto e dalle mura altissime e sempre nella Terra dei Misteri e questo spiegava la sua capacita' di trasformarsi da umano in animale e viceversa

Quindi, cerco' di trasformarsi di nuovo in un corvo per volare fuori dal cratere ma misteriosamente, non riusciva a trasformarsi. A quel punto lo scoramento e il pessimismo si faceva strada nel suo pensiero.

Ci sarebbe stata anche li la forza magnetica?

Tiro' un sasso oltre il cratere e scopri' che li' la forza magnetica non esisteva.

Quindi la barriera magnetica era un altro dei tanti misteri controllati da Kolla e i suoi amici.

Intanto che cercava un'uscita pensava che la Terra Dei Misteri fosse un luogo assurdo che non sarebbe mai dovuto esistere e comunque era da evitare.

Sentiva che la sindrome di astinenza da Koseena si stava facendo pesante ed era importante per kraedo che uscisse quanto prima da quel cratere e trovasse qualche tribù di gente pacifica e amichevole con la quale interloquire.

Gli mancava tanto Tootta e il suo villaggio. Aveva quasi la tentazione, di uscire da li e correre indietro verso il villaggio, pensava; Al diavolo la missione, al diavolo la saggezza, voleva tornare indietro e non uscire mai più' dal villaggio.

Poi gli venne in mente I-Jee e la Terra Dei Folli e penso' che li ci avrebbe potuto vivere volentieri.

Ma intanto, doveva uscire da quel cratere bollente che diventava sempre più' caldo Mano a mano che i minuti passavano.

Kaedo si mise ad esplorare tutto il cratere ma senza trovare un'uscita. Quindi, cerco' qualche appiglio per scalare la parete rocciosa ma non trovava niente di possibile. Le pareti erano verticali e senza appigli a parte degli arbusti sulla parete che non avrebbero tenuto il peso di Kraedo.

Nel cratere non c'era di che nutrirsi, c'era solo quel rivolo d'acqua e polvere e pietre.

Lo sconforto si stava impossessando di Kraedo, la disperazione si faceva viva nel suo animo.

E l'idea di dover morire in un cratere deserto senza mai più' rivedere i suoi amici ne' Tootta ne' I-Jee lo faceva impazzire, i dolori mentali e fisici della sindrome da astinenza di Koseena lo rendeva pieno di odio verso Kolla e i suoi amici e perfino insensibile al suo bambino in grembo a Kolla. Kraedo si sentiva umiliato, sconfitto e battuto.

Ma non voleva arrendersi e si sforzava di eliminare l'odio dalla sua mente. Sapeva che il sentimento dell'odio, e' il sentimento degli sconfitti che stesi sulla polvere, guardano in su' verso il vincitore e cercava di auto immunizzarsi contro il sentimento dell'odio, sostituendolo col sentimento del disprezzo. Pensava che il disprezzo fosse un sentimento nobile che autorizza la vittima di un sopruso a guardare in basso verso l'aguzzino sconfitto.

Come dicevano i vecchi saggi, del villaggio, le sere d'estate vicino al fuoco, raccontando le loro avventure in terre lontane.  

Essi dicevano;  L'odio e' il sentimento degli sconfitti che se non eliminato, resta addosso al portatore e appesantisce il suo cammino lungo la vita.

Mentre il disprezzo verso chi fa del male, e' il sentimento dei vincitori e alleggerisce il portatore rendendolo agile e forte, lungo il cammino della propria vita.

Sentiva dolore per quel/la bambino/a ancora in grembo a Kolla ma non poteva accettare di vivere da prigioniero insieme a suo/a figlio/a.

Pensava che al compimento della sua missione, sarebbe tornato sano, forte e con tanti amici armati, a liberare il/la bambino/a. O almeno a conoscerlo/a e farsi conoscere. Affinché' non cresca sentendosi rifiutato/a e non amato/a.

Intanto, la rabbia gli faceva crescere l'energia e la forza fisica per uscire da quel cratere.

Il calore del cratere saliva e Kraedo non trovava uscita, cerco' allora di riprendere le sembianze dell'anguilla ma non funzionava nemmeno quel trucco.

Ad un certo punto, si senti' di nuovo debole, esausto, si avvicino' all'ombra della parete e si accascio esausto, esanime e disperato.

Come in un atto liberatorio, scoppio' a piangere, e pianse tanto e incessantemente.

Non riusciva a smettere di piangere, non capiva da dove tutte quelle lacrime arrivavano.

Ormai stavano coprendo la base del cratere e lui continuava a piangere e le lacrime continuavano a salire di livello, fino a sollevare il corpo di Kraedo,

Kraedo era talmente incredulo e insensibile che ormai non faceva più nemmeno caso a tutti quei misteri. Era talmente stressato che anche se avesse visto le pareti del cratere sparire lasciando posto ad un bosco di mele, lo avrebbe lasciato comunque indifferente.

Ormai le lacrime avevano coperto meta' del cratere e Kraedo si teneva a galla aggrappato agli arbusti sulla parete.

E continuava a piangere e non riusciva a smettere, finche' le lacrime riempirono il cratere.

Finalmente Kraedo sentiva che stava per smettere di piangere e fu' folgorato da un'idea folle, subito e immediatamente prima che il cratere si prosciugasse, nuoto' velocemente verso il lato opposto, si aggrappo' al bordo del cratere, proprio mentre cadeva l'ultima sua lacrima e il cratere cominciava velocemente a prosciugarsi.

Kraedo era salvo e libero.  Doveva solo discendere la parete esterna del cratere che per fortuna aveva appigli sicuri e non era alta più di una ventina di metri.

Il sole era a mezza mattina e Kraedo era nudo e senza armi.  Doveva procurarsi del cibo, delle armi e prepararsi per la notte al riparo da animali predatori e dai pericoli della foresta.

Trovo' delle pietre focaie e della pietra adatta a formarci un rudimentale coltello sfregandola su un altra pietra. Riuscì prima che scendesse la sera a procurarsi dei funghi e qualche mela selvatica, con l'aiuto della pietre focaie, si accese un fuoco poso' i funghi su una Piera accanto al fuoco e con dei pezzi di corteccia ancora fresca, riuscì a crearsi delle suole messe insieme con dei filamenti di bambù fresco, creati pestando il bambù tra due pietre. Ma si sentiva ancora troppo vicino al cratere dove abitava Kolla.   Mangio' i funghi ormai cotti e bevve tanta acqua dal ruscello che scorreva tra gli alberi, mangio' le mele e col coltello in una mano e due pietre focaie nell'altra, si avvio' camminando in direzione est-nord-est.

Dopo due ore di cammino, ormai all'imbrunire e abbastanza lontano dalla Terra Dei Misteri, si trovo' un posto sicuro per passare la notte. Una grande roccia semi circolare che avrebbe protetto le sue spalle, si accese un fuoco a poca distanza dalla roccia, in modo da lasciargli abbastanza ossigeno per respirare e godere del caldo e la sicurezza del suo accampamento.

Si addormento' profondamente e si sveglio' all'alba al canto degli uccelli.

Kraedo, rinfrancato dal suo stato di uomo libero, riposato e rinvigorito si mise subito al lavoro.

In quel tratto di foresta, era presente il bambù, la pietra di ossidiana che conosceva bene ed era abbondante nel cratere del suo villaggio. Aveva notato tracce di cinghiale e si dette due giorni di pausa per costruirsi un arco, qualche freccia, un coltello migliore di quello che aveva e un paio di mocassini di pelle di cinghiale, sempre che qualche cinghiale, si fosse lasciato prendere.

Il primo giorno, riuscì a crearsi un coltello decente con l'ossidiana, un arco rudimentale col coltello e stringhe di bambù fresco.

Con l'arco, riuscì a catturare un cinghiale che non essendo troppo abituato alla presenza degli esseri umani, si avvicino incautamente a portata di freccia.

Kraedo aveva carne, acqua, fuoco, pelle di cinghiale per farsi un porta frecce, una specie di bisaccia di pelle fresca di cinghiale, per metterci le pietre focaie, qualche mela selvatica e dei funghi freschi pronti da mangiare, un paio di mocassini un arco migliore del primo, una ventina di frecce con punta di ossidiana, sei frecce incendiarie dalle punte fatte con le setole del cinghiale e attaccate con la sostanza gommosa di piante di caucciù, più una cerbottana con degli aghi di bambù molto affilati. In quanto all'acqua, avrebbe seguito il ruscello che andava proprio verso est-nord-est. All'alba del terzo giorno, Kraedo, riposato, pasciuto, armato e calzato, riprese il cammino.

Destinazione;   LA TERRA DEI GUERRIERI.



SPIRITI RANDAGI;

(Libro uno di due)

CAPITOLO QUATTRO;


KRAEDO NELLA TERRA DEI GUERRIERI.

Mentre camminava, sentiva che il dolore della sindrome da astinenza da Koseena diminuiva e il sollievo per la ritrovata libertà lo rendeva quasi euforico.

Ma dentro il suo animo, si accorse che qualcosa mancava. Mancava l'ingenuità e la fiducia negli esseri umani che aveva lasciato dentro il cratere di Kolla, insieme alla spada che gli regalo' suo padre Aezy. E questo gli dispiaceva.

Ma non si sentiva vuoto. Quel vuoto, fu' preso dal disprezzo profondo per Kolla e suoi amici e dalla sfiducia totale e irreversibile verso gli esseri umani sconosciuti.

Non erano i sentimenti coi quali fu cresciuto al villaggio ma si rendeva conto che questi sentimenti se usati quando e' necessario, lo avrebbero aiutato a stare lontano dai pericoli e vivere sano e salvo fino a tarda eta'.

Il paesaggio attorno non era niente male, seguiva il ruscello che andava ad alimentare il Grande Fiume. Attraverso la foresta, ricca di fauna e di vegetali edibili, acqua fresca a volontà e clima tiepido di primavera inoltrata.


Passo' un'altra notte sotto le stelle, colazione a base di funghi arrosto e qualche mela selvatica.

A tarda serata, il ruscello faceva una curva verso ovest-sud-ovest.  Quindi Kraedo, decise di continuare per la sua direzione allontanandosi dal ruscello.

Per sopperire alla mancanza di acqua fresca, si porto' nella bisaccia delle mele selvatiche, delle piante simili alla lattuga e delle foglie energetiche da masticare che aveva trovato lungo il cammino.

La foresta era ricca di queste piante, la foresta era la ricchezza gratuita che la natura metteva a disposizioni di tutti gli animali.

All' imbrunire, Kraedo arrivo vicino a delle alture ingiallite dall'erba secca con delle piante basse ricche di bacche nerastre edibili e dolci, simili alle ciliegie ma molto più piccole.

Arrivo' in cima ad una altura e guardando avanti scopri' un paesaggio meraviglioso.   Guardano verso ovest, alla sua sinistra, il grande fiume giù nella valle, proveniente da est, faceva un'ansa mettendo quel tratto in posizione sud ovest dall'altura dove si trovava Kraedo.   Il sole che tramontando illuminava di rosso le placide acque e dava una vista suggestiva ai sei villaggi che sulle sue rive si estendevano a circa tre chilometri di distanza gli uni dagli altri.

Era una valle immensa, lunga e larga piana e ricca di coltivazioni degli abitanti dei villaggi.

Nella distanza, si potevano notare movimenti di esseri umani. La pianura, cominciava a risalire in prossimità dell'altura dove si trovava Kraedo ed era coperta da erba secca e alta.

Il primordiale istinto di ingenuità, si stava affacciando di nuovo nella mente di Kraedo e già si vedeva correre a valle verso gli abitanti dei villaggi.  Il secondo pensiero era di nascondersi fino a notte fonda poi di scendere a valle e cercare di rubare qualche capo di vestiario da mettersi addosso.   Ma sentiva Naero sveglio e pronto a fare il suo lavoro. Mentre Veeta nella sua testa, urlava No! No! No!  Ti uccideranno, hanno dei cani, ti scoprono subito, aspetta a domani e muoviti con un piano d'azione valido.

Kraedo decise di ascoltare Veeta e si trovo' un posto per dormire, protetto dai cespugli di bacche nere.

Quella notte non accese nessun fuoco.  Ma si addormento' pensando ad un piano per il giorno seguente.

Intanto aveva già stabilito che avrebbe avuto il sorgere del sole alla sua destra guardando verso il villaggio nel centro. Ma lo avrebbe avuto di spalle se si fosse messo su un altro colle alla sua destra a due chilometri circa di distanza, e avrebbe potuto affrontare i guerrieri del villaggio più a monte del fiume col sole di spalle.

Quindi, si sposto' su questo colle.

All'alba, mangio' un po di bacche nere e qualche fungo tenero crudo con delle mele e la verdura che si portava dietro e che odorava di cinghiale ma lo mangio' comunque.  Aveva bisogno di energia.

Intanto aveva già elaborato il piano.  Un vento leggero, soffiava nella sua direzione, facendo di quella mattina, il giorno ideale per attuare il suo piano.

Aveva sei frecce incendiare asciutte e pronte, un rimanente numero di frecce normali, una ventina circa. Le pietre focaie pronte, il coltello nella piccola bisaccia puzzolente di cinghiale, si mosse e si mise in mostra davanti al villaggio.

Kraedo si accorse che era diventato cinico e spietato e questi erano sentimenti a cui non era abituato e che non gli facevano onore.

Ma come un animale che e' stato ferito e fatto prigioniero da altri animali, non riusciva più a fidarsi di altri umani sconosciuti.

Mentalmente, lascio' una finestra di speranza aperta comunque verso i guerrieri.

Se non lo avessero attaccato per primi, li avrebbe avvicinati guardingo, ma senza attaccare.

Altrimenti, era pronto a dimostrare ai guerrieri come e' che si combatte.

Comincio' lentamente a scendere verso il villaggio, a meta' del colle venne notato da alcuni uomini del villaggio.

Due minuti dopo erano una ventina che armati di spade e lance cominciarono a salire verso Kraedo. Kraedo chiuse mentalmente la finestra della possibilità pacifica, dicendosi che non valeva la pena rischiare. Aveva ascoltato tante storie dai saggi del villaggio e da suo padre Aezy, nelle sere d'estate, seduti accanto al fuoco da campo a Better Men Village.  Quelle storie gli rimasero impresse nella mente.

Sapeva per sentito raccontare che gli uomini sono esseri malati e malvagi, vivono in gruppi che si combattono a vicenda per il solo scopo di sottomettere il gruppo perdente ai voleri del gruppo vincente.

Non tutti gli esseri umani erano cosi' ma la maggioranza si.  E le minoranze, avevano due scelte solamente;  Stargli lontano e vivere nascosti oppure, combatterli e quindi diventare come come loro.

PER QUESTO ALCUNI GRUPPI PACIFICI, AVEVANO CREATO I LORO VILLAGGI REMOTI E NASCOSTI COME IL BETTER MEN VILLAGE.

Kraedo era appena scappato dalla prigione assurda della Terra Dei Misteri.

Aveva deciso che non valeva la pena discutere con esseri umani armati.  Il senso di disprezzo totale per la vita di questi guerrieri prendeva il sopravvento su tutti gli altri sentimenti.

Kraedo era pronto ad uccidere, senza pietà.

Vedeva i guerrieri arrivare in formazione sparsa a tenaglia, volevano circondarlo e catturarlo oppure ucciderlo.

E qui Kraedo, rapido come il pensiero, mette su' il suo ASSOLO spettacolo;   A SOLO MAN SHOW!

Prende un mazzo di erba secca, le appicca il fuoco con le pietre focaie, e con la fiamma, da' fuoco a tutta l'erba dentro se' correndo a destra e poi a sinistra, tracciando una linea di fiamme lunga un centinaio di metri.

Il venticello alleato, spingeva le fiamme dietro a Kraedo.

I guerrieri erano ancora a circa duecento metri da Kraedo, quando Kraedo lancio' tre frecce incendiarie una ventina di metri dietro la linea nemica e a distanza l'una dall'altra.

L'erba secca ando' in fiamme rapidamente e il vento spingeva le fiamme verso i guerrieri.

Ora i guerrieri furibondi lanciarono il loro grido di guerra e a spada tratta, si misero a correre verso Kraedo, erano caduti nella trappola di Kraedo.

Kraedo rapido e sicuro tiro' le ultime tre frecce incendiaria a venti metri di distanza dal fronte nemico, una al centro della line, e le altre due ai lati.

Ora i famigerati guerrieri erano presi tra due fuochi e affumicati, col vento che spingeva le fiamme alle loro spalle sempre più vicino, consumando ossigeno e limitando il volume di aria respirabile.

Mentre le fiamme di fronte, si avvicinavano alla postazione di Kraedo, il quale protetto dalle suole di cinghiale, poteva retrocedere tra le ceneri ancora calde del fuoco che aveva appiccato dietro di se'.

I guerrieri, accecati dal fumo e dalla rabbia, aumentarono la velocità di corsa e si gettarono attraverso la cortina di fuoco verso Kraedo.

E fu' questo il momento in cui Kraedo lancio' da fermo il suo contrattacco.   Mano a mano che i guerrieri sbucavano dalla cortina di fiamme e fumo, tossendo e ansimando in cerca di aria, si trovarono con una freccia addosso, chi sul braccio, chi sulla spalla e chi su una gamba.

Non intendeva ucciderli subito, aveva bisogno di farseli alleati per poter attraversare La Terra Dei Guerrieri indenne e senza diventare uno di loro.

Kraedo aveva quasi tirato tutte le sue frecce, gliene rimaneva una sola.

Quindi' urlo' ai guerrieri feriti e sconfitti; Venite avanti, e deponete le armi vi lascio arrivare fino alla terra bruciata prima che le fiamme vi avvolgano nuovamente.

I feroci guerrieri, i temibili guerrieri, coloro che credevano di essere invincibili erano ormai dei sacchi pieni di odio in un corpo inerme, alla merce' di un uomo solo nudo e senza altre armi che un arco e una freccia.

Kraedo si avvicina al primo sconfitto, puntandogli la freccia al petto, GLI TOGLIE LA SPADA E GRIDA;  CHIUNQUE DI VOI SIA IL CAPO, SI FACCIA AVANTI DISARMATO.

Un uomo di statura medio alta con una freccia piantata sul braccio, gli si fa' avanti e chiede;  Chi sei?

Kraedo:   Io sono Kraedo. E tu?

Il guerriero;   Io sono Shaemo e sono il capo di questi guerrieri, tutti provenienti dal Villaggio 1, e tu da ve vieni?

Kraedo;   Io vengo da mia madre.  E che significa villaggio 1 ?

Shaemo;  1 E' il numero del primo villaggio a monte del fiume, sulla riva sinistra, 2 e' il nome del villaggio a monte della riva destra, 3 e' il nome del villaggio alla sinistra del mio villaggio,  

4 e' il villaggio opposto al tre sulla riva destra, 5 e' il nome del villaggio a valle sulla riva sinistra e 6 e' il nome del villaggio opposto sulla riva destra.

Praticamente, i numeri dispari sono sulla riva sinistra del fiume e i numeri pari sulla riva destra.

Kraedo;  Bene, adesso sappiamo chi siamo e da dove veniamo.  Dunque io posso pure andare a qualunque altro villaggio a chiedere lavoro per pagarmi abiti e cibo.

Shaemo:  Quale e' la tua professione?

Kraedo:  Guerriero;  E vengo per combattere con qualunque villaggio abbia bisogno di guerrieri di ventura.

Shaemo;  perche' non chiedere nel mio villaggio?   Noi pure abbiamo bisogno di guerrieri.

Kraedo:  Io venivo da voi prima, ma voi mi avete attaccato.

Shaemo:  Noi siamo guerrieri, ci piace combattere contro un nemico e con valida ragione. Perché ci hai scelto come il tuo nemico e che valida ragione avevi per attaccarci?

Kraedo;   Voi siete il mio nemico perché mi siete venuti incontro armati e con intenzioni bellicose. La ragione e' che voi mi avete attaccato per primi.

Shaemo:  Questo e' il nostro territorio e abbiamo il diritto di difenderlo e di sapere chi viene e chi va.

Kraedo:  Io non intendevo invadervi o sottomettervi venivo solo per cercare lavoro da combattente.

Shaemo:  Hmmmmm! ..... vuoi venire con noi al villaggio e parlare col nostro capo?

Kraedo:  Tu prima da solo vai dal tuo capo e digli di venire qui a parlare con me da solo e disarmato e se lui mi assicura il lavoro andiamo poi tutti insieme al villaggio 1.

Shaemo:  Aspettatemi qui torno subito col capo e con un nostro medico per togliere le frecce dal corpo dei miei guerrieri, prima che si infettano. E con la freccia in spalla,

Shaemo si allontana verso valle.

Kraedo ispeziona uno a uno i guerrieri per vedere le condizioni delle ferite e se fosse possibile estrarre le frecce senza causare ulteriori danni al corpo dei guerrieri.

Kraedo chiede ad uno di loro:  Nelle vostre bisacce, qualcuno di voi ha medicamenti per curare le ferite e pietra stanga sangue?

Il guerriero:  Si tutti abbiamo la pietra stanga sangue e la pasta di bacche e corteccia e anche dei pezzi di stoffa per pulire le ferite superficiali.

Kraedo:  Vorrei dirvi di sedervi, ma la terra e' ancora troppo calda dall'erba bruciata, quindi, stringete i denti dovremo stare in piedi finche' avrò' parlato col vostro capo.

Intanto cerco di vedere cosa posso fare io. Il primo guerriero aveva una freccia sul quadricipite della coscia destra ma niente di tanto grave, la freccia era appena entrata senza ledere alcun nervo e senza rompere alcuna vena.

Kraedo, gli dice: dammi la pietra stanga sangue, la stoffa per pulire e la pasta di bacche.

Il guerriero, ubbidisce e kraedo gli dice: rilassati che tolgo la freccia, urla come te la tiro fuori e poi calmati stringendo i denti.

Kraedo, gli tira fuori la freccia ma il guerriero non urla, stringe solo i denti, vuole provare a Kraedo il suo coraggio.

Messa la freccia a parte, Kraedo pulisce la ferita, ferma il sangue con la pietra stanga sangue e ci applica l'unguento di bacche e corteccia e chiede al guerriero se ce la fa' a camminare senza peggiorare la ferita e avviarsi verso il villaggio.

Il guerriero, ci prova e si avvia lentamente tra le ceneri ancora calde verso il villaggio 1.

Poi si occupa di un altro con la freccia sulla spalla destra, appena piantata sopra il deltoide, non era arrivata all'osso ma sicuramente aveva leso qualche piccolo nervo.

Le frecce di Kraedo erano a punta liscia e corta, quindi estraibili senza causare strappi in uscita al muscolo.

Gli dice al guerriero;  ora te la tolgo, se vuoi puoi urlare ma poi rilassati.

Il guerriero, Noi guerrieri conosciamo solo l'urlo di guerra non l'urlo del dolore.

Kraedo, ammirato e con voce colma di rispetto chiede: Come ti chiami?

Il guerriero;  Tutti mi chiamano PA.

Kraedo, e che significa?

Il guerriero;   Prima mi chiamavano Caind ma poi i miei figli, mi hanno ribattezzato PA e ora tutti mi chiamano PA.

Kraedo;  onorato di conoscerti PA e mi dispiace di essere stato io a metterti la freccia sulla spalla, scusami se puoi.

PA:   Non c'e' di che scusarti, tu hai solo fatto il tuo dovere da guerriero.

Gli altri guerrieri, cominciavano ad ammirare Kraedo e a desiderare di avere un capo come lui. Pensavano che con lui come capo squadra in battaglia, avrebbero sconfitto e sottomesso tutte le altre tribù vicine e avrebbero comandato su tutte le terre vicine in quel tratto di fiume.

Kraedo medico' al meglio PA e lo lascio' ritornare al villaggio 1.

Intanto, mentre si occupava degli altri feriti, Shaemo, era di ritorno con il capo villaggio e il medico il quale gli aveva già tolto la freccia dalla spalla e medicato e fasciata la ferita.

Questi si incontrarono con gli altri guerrieri di ritorno che furono già stati medicati da Kraedo e raccontarono al capo e a Shaemo le gesta mediche di Kraedo.

All'arrivo al cospetto di Kraedo, mentre il medico accorse ad aiutare i feriti rimasti, Shaemo, si avvicina a Kraedo e dice; Questi e' Bwono il capo del villaggio 1.

Bwono, si avvicina a Kraedo e gli dice; Onorato di conoscerti Kraedo, Shaemo mi ha parlato delle tue capacita' tattiche e i guerrieri di ritorno, delle tue capacita' mediche

E della tua attitudine di onorare i nemici sconfitti.

Io e tutti al villaggio ci sentiremo onorati se tu volessi arruolarti con noi nel nostro villaggio. E aiutarci a combattere i guerrieri degli altri villaggi per conquistarli e sottometterli alle nostre regole.

(Kraedo, mentre discuteva, con una espressione sincera, pensava pero' con espressione di orrore, che anche questa gente, tanto piena di onore mirava a sottomettere altri popoli alle proprie filosofie di vita).

Kraedo;  Capo Bwono, io sarei onorato di fare parte del tuo esercito, ma chi mi assicura che qualcuno nel villaggio non nutra odio verso di me e cerchi di colpirmi alle spalle?

Bwono: Siamo guerrieri d'onore, conosciamo la vittoria e conosciamo la sconfitta. E comunque tu starai nella capanna con mia figlia RA e nessuno si permettere' mai di offendere l'uomo di mia figlia.

Kraedo mentre pensava;  (e se fosse una racchia?), offre la sua mano al capo e dice affabile;  Affare fatto.

Bwono;  Appena il medico ha finito con l'ultimo guerriero, vieni con noi al villaggio, ti coprirai con abiti cuciti da mia figlia.  Le nostre donne nel villaggio, sono incaricate di cucire gli abiti per noi uomini.

Mentre camminavano verso il villaggio, Bwono illustra a Kraedo le regole del Villaggio 1.

Dunque, spiega, al nostro villaggio, come come anche negli altri 5 villaggi accanto a noi, gli uomini si occupano di combattere, costruirsi le proprie armi; spade, lance, giavellotti, pugnali eccetera.   E anche della provvigione della carne e dei pesci. Mentre le donne, si occupano degli orti, degli alberi da frutta, della cucitura e del lavaggio degli abiti dei guerrieri, della preparazione del cibo e di fare figli.

Noi uomini, dettiamo le leggi e le regole di convivenza e ci piace dedicarci al combattimento con le armi.

Alle donne non piace questo, e per questa ragione, si ritirano tutte in un villaggio con i bambini e le altre donne e stanno al riparo da frecce e lance, mentre noi combattiamo.

Kraedo senza mostrare emozione negativa, rispose; Capito, non c'e' problema per me, conosco il mondo.

Bwono;  E pur sembri molto giovane, quale e' il tuo villaggio di provenienza?

Vengo dal lontano est, dalle parti della sorgente del grande fiume, vicino alla Terra Degli Uomini Liberi. Si chiama Eremo Grigio.

Bwono:  Mai sentito nominare!

Kraedo; Perché non e' proprio un villaggio, sono sei case case su un plateau pietrificato, cintato da un muro di pietra, per questo nei villaggi intorno, lo chiamano Eremo Grigio.

Noi combattevamo con i guerrieri dei villaggi accanto, prima che tutti si mettessero d'accordo a vivere in pace. Quindi i migliori guerrieri emigrarono in tutte le direzioni in cerca di altre terre dove combattere e nei villaggi, sono rimaste solamente le donne.

Bwono;  Noi abbiamo bisogno di guerrieri come te. Intanto, da domani puoi cominciare a fare il training con i guerrieri non feriti che abbiamo al villaggio, circa una trentina.

Poi appena guariscono i guerrieri che hai ferito tu, cominci a fare il training anche a loro.

Quando tu pensi che siano pronti, andremo in battaglia contro la prima tribù, la tribù 2.

Poi una ad una, conquistiamo e sottomettiamo tutte le altre rimanti tribù. E saremo i padroni di questo tratto di fiume. Ma ecco, stiamo arrivando.

Al villaggio1, tutti sapevano e aspettavano l'entrata del grande guerriero nudo, il gruppetto guidato da Bwono e da Shaemo, entrava nella via principale del villaggio, verso l'unica piccola piazza ormai affollata da tutti gli abitanti. Tutti a strillare evviva il guerriero nudo e urla di giubileo e fischi e applausi.

Bwono, presento' Kraedo alla folla e lo presento' anche a sua figlia RA.

Kraedo rimase impressionato dalla attraente figura della giovane donna.

Avrebbe voluto dire;   AMMIRATO DA TANTA SEMPLICE BELLEZZA E ORGOGLIOSO DI VIVERE NELLA STESSA TENDA.

Ma non si permise, doveva mostrarsi guerriero dentro e fuori per non insospettirli, perché sapeva bene che non lo avrebbero lasciato uscire vivo dal villaggio.

Quindi si mostro' educato ma di spirito guerriero.

Le fece il baciamano come facevano a quei tempi e le disse;  Onorato di incontravi e riprese a socializzare con Bwono, Shaemo e gli altri guerrieri.

Ma Bwuono interviene, suggerendo Kraedo di andare nella capanna con RA e mettersi qualche abito addosso.  Cosa che Kraedo fece volentieri.  Kraedo fu' lavato, massaggiato e profumato dalla mani gentili di RA e una volta vestito, tornarono in piazza insieme agli altri.

Banchettarono e cantarono fino a tarda notte, finche' Bwono, prima di ritirarsi, raccomando' al suo popolo di non fare troppo rumore, raccomando di controllare che le guardie fossero sobrie e pronte per il turno di notte, poi si avvicino' a Kraedo e disse: Kraedo se vuoi puoi pure ritirarti con RA nella sua capanna e meglio anche che ti riposi domani e lasciamo il primo giorno di training per il giorno dopo, quando sarai più fresco e riposato.

Kraedo era felice di appartarsi con RA e anche se sembrava di qualche anno più grande di lui, forse aveva 20 anni o poco di più. Gli piaceva e piaceva anche a lei.  Ma cercava di non innamorarsi e di non farla innamorare in quanto, aveva intenzione di attraversare quel territorio alla prima occasione e non tornare mai più.

Passo la prima settimana facendo training intensivo con i trenta guerrieri sani mentre i feriti, recuperavano velocemente. Quando sarebbero stati pronti a combattere, pensava Kraedo, sarebbero stai un pericolo per il suo piano di fuga.   Quindi decise di accelerare i tempi.

Fece mentalmente un piano audace e lo sottomise all'attenzione di Bwono e di Shaemo.

Kraedo:  Col vostro permesso, Il mio piano e' di prendere con me questi trenta guerrieri, nottetempo, possibilmente domani o dopo domani con la luna calante, non e' buio totale, abbiamo abbastanza visibilità senza essere notati e prepariamo la trappola per ridurre il numero dei nostri nemici, in attesa della guerra totale quando tutti i guerrieri saranno in grado di combattere.

Bwono, come intendi agire.   Di notte, marciamo armati con molte frecce incendiarie verso il villaggio 5, subito dopo aver passato il villaggio 3, lanciamo le frecce incendiarie sul villaggio 5, cosi' da fargli credere di essere attaccato Dai guerrieri del villaggio 3. Poi torniamo indietro e Marciamo verso est, passiamo il fiume a monte, a distanza di sicurezza del villaggio 2. Poi da quella sponda, passiamo il villaggio 4 e attacchiamo con le frecce incendiarie il villaggio 6 per far pensare a quella gente di essere attaccati dai guerrieri del villaggio 4, poi in ritirata, passato il villaggio 4, a ridosso del villaggio 3, attacchiamo il villaggio 4 facendogli pensare di essere attaccati dal villaggio tre. Poi torniamo immediatamente indietro e ci teniamo pronti mentre quei villaggi si combattono l'uno contro gli altri.

I trenta guerrieri erano estasiati dal piano di Kraedo e non vedevano l'ora di partire.

Dopo essersi consultati, Bwono e Shaemo, diedero il loro assenso a patto che non si fossero fatti scoprire e che fossero tornati indietro immediatamente prima dell'alba a missione compiuta, nessuno doveva sapere di questa missione.

All' indomani, Kraedo coi suoi trenta, partirono armati dal villaggio 1 appena scesa la notte.

Meno di un'ora dopo le fiamme illuminavano il villaggio 5.

Kraedo, ordino' ai suoi di seguirlo immediatamente verso il guado a est oltre i villaggio 1, (il loro villaggio). Attraversarono il fiume e tenendosi a distanza di sicurezza, dai villaggi, si avviarono velocemente verso il villaggio 6. Una volta a ridosso del villaggio 4, lanciarono le frecce incendiare sulle capanne del villaggio 6 e immediatamente risalirono verso il villaggio 2. Kraedo ordina ai guerrieri di tornare immediatamente verso il proprio villaggio, riportare a Bwono e Shaemo la notizia della missione. Mentre lui insieme a uno dei guerrieri, volontario, sarebbe rimasto qualche minuto indietro, per lanciare altre frecce incendiarie al villaggio 4, mettendolo cosi' in conflitto col villaggio 2 .

I guerrieri non ci pensarono due volte e velocemente, rientrare passando il fiume nello stesso punto da dove lo avevano attraversato.

Rimasto solo col volontario, Kraedo a sorpresa, gli da' un pugno e lo tramortisce, velocemente, lo lega, gli mette una pezza in bocca legata intorno alla testa, per non farlo urlare e estrae dalla tasca una pietra involta in un messaggio su stoffa dove aveva scritto: Chi vi ha attaccato sono i guerrieri di Bwono.

Lega il sasso col messaggio ad una freccia e la lancia al centro del villaggio 2 e si allontana rapidamente dalla riva del fiume in direzione est, verso la Terra Dei Bugiardi.

Le voci dentro la testa di Kraedo, si facevano sentire;   Naero esultava per tutte le anime che i suoi colleghi avrebbero mietuto.  Veeta era terrorizzato da questo ragazzo suo oste.  Avrebbe preferito che fosse rimasto nel suo villaggio dove era felice e al sicuro.

Veeta era anche un po' schifato veramente dalla natura crudele e spietata del suo oste,

Ma capiva che era nella natura umana combattere per la propria libertà e la propria incolumità fisica.

Solo che trovava difficile capire perché doveva attraversare questi territori di gente malvagia per diventare saggio. Pensava;   Secondo questi esseri umani la saggezza e' uno stato d'animo che si consegue anche uccidendo.  Certo che lo spirito che ha creato questi esseri umani cosi' brutali in un habitat cosi' bello doveva avere qualche problema con se stesso.

Lui, (Veeta), se e quando si fosse evoluto in Spirito Della Creazione, aveva in mente di creare altri sistemi più' spirituali e meno fisici.  Ma questo pensava;  Sono io, Veeta che pensa cosi' mica tutti gli spiriti sono uguali, altrimenti non esisterebbe tutto quello che esiste e quello che non esiste ancora non esisterebbe mai.  Sai che noia penso'.

Ma si!  Disse a se' stesso;   E' roba da esseri primitivi e continua tranquillo nel corpo di questo primitivo chiamato Kraedo, che cammina nella notte a passo svelto.

Veeta nella mente di Kraedo, cercava qualche pensiero che potesse sedare sintomi di rimorso nel suo selvaggio oste.

Gli faceva pensare, che forse quando i guerrieri di questi sei villaggi, si fossero sterminati gli uni contro gli altri, forse, una nuova civiltà e una nuova comunità guidata da uno spirito meno cruento sarebbe nata.   Forse le donne ed i bambini rimasti vivi avrebbero avuto la forza di costruire una comunità di gente pacifica.

Fine del capitolo quattro.  

Prossimo appuntamento, nella TERRA DEI BUGIARDI.


SPIRITI RANDAGI

(Libro uno di due)

CAPITOLO QUINTO


KRAEDO NELLA TERRA DEI BUGIARDI.


E Kraedo si avvia a passo svelto e sicuro verso LA TERRA DEI BUGIARDI.   Nei sui pensieri, ormai non c'era più il sentimento di pace, di fiducia e di pietà verso i suoi simili.

Il ricordo delle storie raccontate dai saggi del villaggio gli fece finalmente capire perché il Better Men Village fu creato dentro il cratere di un vulcano e perché lo avevano chiamato cosi'.  

Dopo la terribile esperienza della Terra dei Misteri e la sanguinosa avventura nella Terra dei Guerrieri, il suo cuore era pieno di disprezzo e repulsione verso i suoi simili.

E non gliene fregava niente.  Lui si sentiva in diritto di viaggiare attraverso le terre di tutto il mondo senza subire le angherie di nessuno.  Quindi, d'ora in poi avrebbe agito come agirono i vecchi saggi di Better men Village durante i loro viaggi attraverso territori sconosciuti.

Dopo due giorni di cammino arriva vicino ai confini della Tera Dei Bugiardi.  Riconobbe il posto dalla configurazione del territorio piatto coperto da giunchi e acquitrini sulla parte a nord del cammino e la pianura che si estende verso est a qualche chilometro dalla riva destra del grande fiume. Quindi come raccontavano i saggi, il territorio acquitrinoso coperto da giunchi e sabbie mobili, era da evitare, doveva avvicinarsi alla Terra Dei Bugiardi, camminando sulla pianura. Ma da li sarebbe stato visto dalle guardie.

Quindi , decise di aspettare la notte buia e senza luna.  Ma stellata abbastanza da poter vedere la sua direzione di marcia.

Si fermo' a riposare qualche ora.  Poi mangio' tutto il cibo che aveva nella bisaccia e che si era procurato lungo la marcia dal territorio Dei Guerrieri, ormai lontano.  Qualche mela selvatica, qualche radice commestibile, e gli avanzi di un coniglio che aveva preso con una freccia il giorno precedente e cotto sul fuoco con legna secca durante il giorno, per non farsi notare, accendendo un fuoco la notte.

Ora era nutrito e la notte si apprestava a stendere il suo velo oscuro in tutto il territorio.

Ora Kraedo e' pronto a partire, guarda la mappa stellata, memorizza la posizione della stella polare e si mette in marcia verso est, tra la riva destra del fiume e le sabbie mobili e gli acquitrini.

Dovrebbe farcela in tre, quattro ore di cammino ad entrare nel Territorio Dei Bugiardi senza farsi scoprire dalle guardie.

Ormai in tarda primavera, le notti cominciano ad accorciarsi e Kraedo non vuole correre il rischio di essere scoperto.

Nel pieno della notte, arriva ai confini, cerca di capire dove possono essere piazzati i guardiani e naturalmente cercare di capire se hanno cani da fiuto con loro.

Si inumidisce il dito medio della mano destra e alza il braccio per rendersi conto se c'e' una piccola brezza che lui non riesce a notare altrimenti.

Il dito si asciuga contemporaneamente da tutti i lati. Nessuna brezza pervenuta.

Nel punto in cui si trova, non ci sono sentieri e non riesce a sentire nessun rumore di uomini ne' di esseri umani.

Quindi decide di avventurarsi guardingo e silenzioso più avanti nel territorio.

Dopo appena una mezzora circa, scorge un lume in lontananza sulla sua destra. Chi fosse e perché avesse acceso quel lume, doveva essere un qualche guardiano.  Kraedo si ferma, si stende sull'erba e aspetta un po' con l'arco in mano e la spada a portata di mano sul fianco destro.   Attende ancora un po' ma il lume e' stato spento.   Ne desume che forse il guardiano si e' acceso il lume solo per vedere qualcosa che aveva nella bisaccia.   Magari per prendersi qualcosa da mangiare oppure da bere.

Kraedo, si rialza e piano piano si avventura più dentro al territorio.  Dopo circa mezzora di cammino, riesce a vedere le sagome di alcune case, in lontananza sulla sua destra.  Si avvicina ancora un po' e si ferma a poche centinaia di metri dal cento del paese.

Non vuole essere sentito dai cani.  Scorge sulla sua sinistra una casetta diroccata, si avvicina, e sentendosi al sicuro, si accuccia vicino alla parete ancora intatta e si addormenta fino all'alba.

Dunque, all'alba, nasconde tutte le sue armi e la sua bisaccia con i medicamenti di bacche e corteccia, la sua scorta di foglie da masticare sotto le macerie della casa abbandonata e con solo la borraccia, si avvia verso il centro del paese.

Secondo le storie raccontate dai vecchi al Better Men Village, Nella Terra dei Bugiardi, non uccidono se si e' disarmati e se non si cerca di fare del male i suoi abitanti, pero' non ti fanno uscire dal confine est che conduce alla Terra Della Verità o il confine sud, che conduce alla terra di nessuno che e' terra disabitata e porta in tutte le direzioni.  Ti lasciano uscire solo dal confine nord che e' una terra di sabbie mobili, infestata di Coyotes serpenti velenosi e altri animali pericolosi.  

Praticamente Kraedo era entrato dal confine est dal quale non sarebbe più potuto uscire.

Ma kraedo sa che non deve far capire ai bugiardi le sue conoscenza su loro, altrimenti lo uccidono.

Ormai mattina, Kraedo si fa' una passeggiata verso il centro del paese, una ventina di case di legno e frasche, supportate da mattoni di tufo, e in pochi minuti si incontra con delle persone locali.

Tre uomini, uno alto e magro, uno grosso, muscoloso e grasso e l'altro statura media e ne' grasso ne' magro.

Alla vista di Kraedo, si avvicinano e il più muscoloso, si presenta; Buongiorno amico, chi sei e da dove vieni?  

Kraedo; Io sono Kraedo e vengo da nord.

Il grosso energumeno esclama! BUGIARDO! SEI UN BUGIARDO! Il territorio a nord di qui e' un territorio inospitale, di sabbie mobili, coyotes e serpenti velenosi.  Tu non vieni dal nord, sei un bugiardo, quindi benvenuto nella terra dei bugiardi, io mi chiamo Thund.

Il lungo e magro, interviene: Io mi chiamo Log e sono in disaccordo col mio amico Thund.

E guardando verso Thund dice:  Cosi' facile per te? Benvenuto nella Terra dei Bugiardi?

E se fosse una spia o un nemico venuto per farci del male? Solo perché e' un bugiardo, gli dai il benvenuto? Mica tutti i bugiardi sono uguali eh?

Interviene il più piccolo: Io sono Koor e vorrei sapere come sei entrato nel nostro territorio, visto che noi abbiamo delle ottime guardie su tutti i sentieri che portano al nostro villaggio.

Apprezzo il fatto che tu sia un bugiardo ma non puoi essere entrato da nord quindi sei sicuramente entrato da est attraverso i campi lontano dai sentieri durante la notte.  Ma noi vogliamo sapere da quale parte est del mondo tu arrivi?

Kraedo gli spaccia la stessa balla che ha utilizzato con Shaemo e Bwono nella Terra Dei Guerrieri.

Vengo da Eremo Grigio.

Log;  E dove si trova?  Io non l'ho mai sentito nominare.

Kraedo;   Non l'avete mai sentito nominare, perché non e' proprio un villaggio, sono sei case su un plateau pietrificato, cintato da un muro di pietra, per questo nei villaggi intorno, lo chiamano Eremo Grigio.   Si trova oltre due settimane di cammino da qui a est, Oltre il Territorio Delle Donne non lontano dalla sorgente del Grande Fiume.

Koor;   Hmmmmm! Secondo me e' solo un'altra delle tue balle.  Comunque, sei disarmato e puoi restare con noi.

Kraedo:   Scusate ma io sono nuovo di qui e vorrei sapere le vostre regole per potermi comportare secondo le vostre leggi.

Thund;  con una espressione semiseria, Noi qui, siamo bugiardi e viviamo da bugiardi, coltiviamo i nostri campi e cacciamo la selvaggina che in questi campi e' molto abbondante. Inoltre abbiamo un piccolo corso d'acqua come puoi vedere laggiù indicando il nord, da cui noi dipendiamo per bere, lavarci e fare il distillato di mele molto alcolico per tenerci allegri durante il le sere prima di andare a dormire.

Log;   Tu dove intendi stare?   Qui puoi scegliere dove costruirti il tuo giaciglio per residenza, sei responsabile di provvedere al tu mantenimento cacciando i conigli della zona o altri animali e puoi bere tutto il distillato che vuoi. Ma in cambio, quando arriva la stagione devi aiutare nella raccolta e nella schiacciata delle mele. Se vuoi mangiare verdure, scegliti il tuo campo, te le coltivi e te le mangi.

Intanto che crescono, puoi mangiarti quello che trovi nei campi e nel bosco vicino a quella casa diroccata che vedi laggiù.  E nel dire cosi' indica la casa diroccata dove Kraedo ha nascosto le sua armi.

Thund;  Ahhh! Prima che mi dimentichi, qui raccontare o professare la verità e' proibito, e' un reato, (sorridendo) punibile con l'espulsione verso la Terra della Verità.

Kraedo sente che qualcosa non quadra, vorrebbe esultare e dire qualcosa di vero per farsi espellere ma sente pericolo, annusa una trappola e senza mostrare emozione, dice;  Va bene dunque, posso provvisoriamente stabilire la mia residenza vicino a quella casa diroccata, mentre piano piano cerco di ricostruirla?  

Koor;  Perché scegli quel posto?

Kraedo:  Non e' lontana dal bosco, dove posso trovare qualche frutta e cacciare qualche coniglio, inoltre mi protegge da vento e pioggia finche' riparo il tetto.

Thund;  A me sembra una buona idea.   Accomodati pure, con risata sarcastica:  Fai come fosse casa tua.

Hai di che lavorare tutta l'estate perché' qui d'autunno e d'inverno piove abbondantemente, tira vento e fa freddo.

Gli arnesi per ripararla, te li prestiamo noi ma dovrai ripagare col lavoro nei campi a cominciare dalla mietitura tra un paio di mesi.

Kraedo:   Mi va bene.

Thund, seguici ora ti facciamo vedere il nostro villaggio.  

 Duecento metri di strada polverosa e arrivano al centro del villaggio.

Una piazza rettangolare di circa cinquanta metri per cento metri, con al centro un totem ottenuto da un trono d'albero, alto circa dieci metri e molto robusto piantato su una piattaforma quadrangolare di tufo e pietre.

Alla base una targa ottenuta da una grande pietra piatta con scolpite le seguenti parole:   

LA VERITA' FA MALE, CHI LA PROFESSA MUORE.

Kraedo fingeva allegria e stupore ma dentro di se' sentiva le vibrazioni di pericolo che Veeta gli mandava.

Quindi chiese a Koor; Davvero se uno dice una cosa vera, lo uccidete?

Koor:   ma no ma no.   Solo se professa di vivere ed agire secondo la verità.  Chi dice una volta una cosa vera, per questo applichiamo solo delle punizioni per insegnare le persone che la verità fa male.

Kraedo:  Che tipo di punizioni?

Thund;  Te lo abbiamo già detto, ti mandiamo alla Terra Della Verità.

Ma dai vieni che ci sediamo al magazzino comunitario e parliamo di queste storie mentre ci beviamo una bicchiere di distillato di mele.

E cosi' Kraedo fa la conoscenza con il magazzino e le abitudini della Terra Dei Bugiardi.

Il magazzino e' il punto di conservazione, manutenzione e distribuzione di arnesi per il lavoro, tipo asce, coltelli e seghe di legno con dentellature di ferro battuto, ben acuminate.

Dentro il magazzino ad un lato, c'e' il negozio del fabbro e al lato opposto un bancone dove un incaricato, serve il distillato e dipenda ai paesani le borracce di distillato, le quali potevano essere riempite una volta vuotate e lavate. Ogni paesano aveva il diritto a una borraccia al giorno, (Circa mezzo litro).  Aveva diritto agli arnesi da lavoro ma non si dispensava cibo ne' vestiti.

Questi dovevano essere provveduti dagli stessi paesani, cioè ogni uno deve provvedere di suo.  Quello che il magazzino dispensava erano le pezze di stoffa fatte di canapa presa in prossimità' delle sabbie mobili e con lana di pecora, lavorata dalle donne del villaggio.  Ma per avere queste cose, bisognava portare le pecore al pascolo, mungerle tutte le mattine, fare il formaggio e tosarle a primavera.

Kraedo, vide che le pecore erano già state tosate e la mietitura era ancora da venire, cosi' anche la raccolta delle mele, quindi poteva stare tranquillo e prepararsi alla fuga.

Intanto che bevevano, l'allegria si faceva strada nelle loro menti.  Ma Kraedo sapeva che molte persone sotto l'effetto dell'alcol possono perdere il controllo e dire cose che non dovrebbe quindi stava attento.

Koor;   Dimmi un po' Kraedo, cose ne pensi delle bugie e della verità?

Kraedo:   Ma penso che la verità davvero fa male, perché può nuocere a chi la ascolta ma poi alla fine si ritorce verso chi la racconta.

E tu Koor, dimmi cosa ne' pensi delle bugie?

Qui interviene Thund;  No Kraedo, noi vogliamo sentire queste cose da te.

Kraedo aveva capito che era tutta una trappola per scoprire la sua vera identità e da buon attore che era, menti' superbamente dicendo:  Dunque la bugia, non fa male perché tutti sappiamo che non si deve credere alle bugie anche se fosse una bugia su una persona che si odia, e' sempre una bugia, quindi non credibile, quindi non offensiva, quindi non pericolosa.

Tutti in coro applaudirono e Log esclama:   Caspita, sei un maestro.

Ma, dice Thund;  Perché' non mi spieghi meglio la tua filosofia della verità?

Kraedo:   guarda, la verità fa male perché' ciò che e' vero per qualcuno, può' non essere vero per qualcun altro. Quindi ogni uno ha una sua verità e crede in quella, mettendosi in conflitto con qualcun altro che ha la sua verità sulla stessa cosa, sullo stesso argomento.   La verità più che un dato di fatto e' un opinione e siccome ogni uno ha opinioni diverse da altri, vien da se che si genera una opposizione di idee che può prima provocare un dibattito acceso, poi scalare fino ad un alterco verbale ed infine, portare al litigio, alla lotta ed infine alla guerra.

Questa volta Kraedo aveva fatto tombola:   Applausi a scena aperta.  Standing Ovation.  Tutte le persone accanto applaudivano e facevano dei commenti ammirati su Kraedo.

Questa volta, fu invitato a mangiare con i paesani, Kraedo accetto' l'invito ma espresse il desiderio di avere degli attrezzi da lavoro subito dopo pranzo per poter cominciare i lavori di restauro della capanna e anche di procurarsi acqua e cibo per il giorno seguente.

E che avrebbe voluto riposare per alzarsi presto al mattino seguente e dare una mano a mungere le pecore e anche lavorare un po' nei campi per pagarsi l'insalata.

Dunque, terminato il pranzo, Kraedo si fa' dare gli attrezzi dal magazziniere, incluso un attrezzo a tre punte acuminate, come le punte di una lancia.  Era un attrezzo che usavano anche al Better Men Village, e' un ferro rotondo del diametro di circa due centimetri, battuto a fuoco, piegato cosi' da ottenere tre punte equidistanti tra loro, parte dello stesso cerchio di circa dieci centimetri di diametro.  Si mantiene l'arma per una delle punte e la si lancia facendola roteare in posizione verticale contro un coniglio che scappa, e viene trafitto da almeno una delle punte.  Facile da usare e molto effettivo, basta saperlo lanciare capendo la traiettoria del coniglio che scappa, prima che si già troppo lontano, questo lo si pagava con due conigli da consegnare al magazziniere.   Per ragioni a Kraedo non comprensibili nel villaggio non possedevano archi ne' frecce ma solo asce, trepunte, coltelli, seghe, lance e spade Kraedo, si fece dare anche un po' di stoffa per farsi delle calze (disse) e già' che c'era si fece dare a credito anche due borracce fatte con una zucca vuotata ed essiccata, con un piccolo foro laterale, lavorate a perfezione con un tappo di sughero perfetto. Il tutto da pagare con lavoro nei campi, durante vendemmie, le mietiture e raccolta di mele. Comunque Kraedo sotto le vibrazioni di sospetto inviategli continuamente da Veeta, non menziono' nemmeno archi e frecce.

Quella notte Kraedo tardava ad addormentarsi, si poneva tante domande sulla Terra Dei Bugiardi, chissà perché non c'erano bambini?   E forse perché i bambini non sanno mentire bene?

O forse gli abitanti della Terra Dei Bugiardi erano stati cacciati dalle loro famiglie oppure vivevano in villaggi separati per poter esercitare la loro passione per le bugie?

Chissà quale e' la verità della loro esistenza.   Ah! Già' disse a se stesso ironicamente;  Non esiste una verità sull'esistenza dei bugiardi.  E con questo umore si addormento'.  

 E venne l'alba del giorno dopo, Kraedo dopo la mungitura. Porta le pecore al pascolo per sdebitarsi e fa' un po' di formaggio col latte assegnatogli dal magazziniere, due piccole forme, una per il magazziniere e una per se'. Poi si avvia alla sua capanna distrutta e cominci a fingere delle opere di ricostruzione. Infine va a caccia, prende quattro conigli, li spella e mette le pelli ad essicare al sole.

Penso' che aveva tempo un paio di giorni per pagare il trepunte.  Dopo tre giorni di caccia, mungitura, essicatura delle pelli di coniglio, era pronto alla fuga, aveva due borracce e la stoffa con la quale si creo' un copri faccia. (scopriremo in seguito a cosa serve).

Alla mattina del quarto giorno, si presenta in piazza, davanti ai suoi amici e rivolto a Thund dice:  Guarda io ti ho sempre raccontato balle ma adesso devo dirti la verità.

Io voglio andare via da qui, restituisco tutti gli attrezzi che mi avete dato ma voglio andare via; Koor e Log, si irrigidiscono e fanno una espressione allarmata e guardinga come se fossero pronti per uccidere qualcuno.

Thund resta impassibile ma chiede serio: Vuoi andare via, e dove vuoi andare?   E perché?

Kraedo;  Io voglio solo viaggiare e fare esperienza e vorrei andare più verso est.

Thund;  A est da qui c'e' la Terra Della Verità.   E' li che vuoi andare?

Kraedo:  Si

Thund, urlando e ridendo:  Signore e signori sentite questa:  Questo giovane cretino chiede di lasciarlo andare via, verso la Terra Della Verità.  Voi che ne dite?

E scoppio un boato di risate che scuoteva tutta l'aria attorno.

E continuavano a sganasciarsi dalle risate. Mentre Kraedo restava impassibile e fermo come una statua, fingendo ingenuità e di aspettare da Thund una risposta alla sua richiesta.

Mentre un altro gruppetto di paesani non distante e guidato da una donna sui trent'anni si avvicina e chiede a Thund:

Come e' quella barzelletta che vi fa ridere tanto?   Raccontacela, che anche noi volgiamo ridere;

Il gruppo di Thund, continuava a ridere da matti e Thund, Koor e Log cercando di controllare le risate spiegavano alla donna e al suo gruppo, parla Thund;  Questo povero scemo Ha ha ha ha ahh ......vuole che noi lo lasciamo ha ha ha ha, andare alla Terra Della Verità, capito? Huah! Hah! Huahhhh! Come se noi, Hua ha ha ha..... fossimo ubriachi ....Huah Huah Huah haaaa! Log e Koor si aggiungevano alle risate, cercando di spiegare mentre ridevano, e infine esplose un altro boato più forte del primo, al Villaggio sembravano tutti ubriachi.  Huah Huah! Vuole andarsene alla Terra Della Verità, come se noi fossimo scemi, tanto scemi da regalarlo ai nostri diretti competitori.

Ma Kraedo aspettava impassibile con espressione innocente.   Aveva gettato l'esca e avevano abboccato.  Ora doveva solo recitare la parte dell'agnellino incosciente.

Improvvisamente, Thund, smette di ridere si fa serio e con voce ferma e minacciosa gli dice:  Senti tu vuoi andartene si? Allora vattene adesso, cosi' come ti trovi, vai! Muoviti.  Puntando il dito verso est, quella e' la direzione li davanti a te vedi le guardie all'uscita del villaggio vattene prima che ti leghiamo al totem e ti usiamo come bersaglio per il tiro alla lancia.

Vai!   Cammina, muoviti.   Kraedo muto muto, seguito dalle risate dei paesani, fingendosi rassegnato si allontana verso l'uscita e arrivato alla frontiera a circa trecento metri dal centro del villaggio, si presenta ai guardiani e chiede:  Mi lasciate passare per favore?

Il primo guardiano gli si avvicina, lo scruta e chiede:   Tu hai bevuto troppo distillato di mele vero?  (Urlando).  Tu sei ubriaco!  Tu sei totalmente ubriaco!   Chi ti ha detto che dalla Terra Dei Bugiardi si può uscire verso la Terra Della Verità?

Kraedo, umile, umile e ingenuo, ingenuo, risponde:   Thund e Log e Koor, mi hanno detto che se racconto la verità per punizione, mi mandate alla Terra Della Verità.

A questo punto, la voce del guardiano si fece tuonante e minacciosa:   Ahhhhhhh! Tu non sei ubriaco tu sei solo pazzo! Pazzo!  Pazzo!  Scervellato!  Idiota e super idiota!  Capito idiota?

Questa e' la Terra Dei Bugiardi!   E quello che i miei amici Thund, Koor e Log ti hanno detto erano solo delle bugie capito super idiota?  Adesso senti;   Torna indietro, torna al tuo posto dove sei stato assegnato e comportati da bugiardo o ti infilzo la mia lancia in petto appena ti rivedo avvicinarti alle uscite del villaggio capito super idiota?  E adesso vai Vaiii muoviti avanti corri.

Kraedo si mette a trotterellare verso il suo posto e nel passare davanti ai paesani che si sganasciavano dalle risate, Thund esclama!  Heyyy già di ritorno?  Non ti e' piaciuta la Terrea Della Verità?

E il boato delle risate generali sembrava scuotere la terra intorno e perfino gli alberi intorno.  Kraedo chiese al magazzino un borraccia di distillato e con questa tra le risate di tutti si allontana verso il suo posto.

Fa finta di bere e si versa qualche goccia di distillato sul mento e sul collo lasciandolo colare giù per il bavero della camicia e si lascia andare a dormire.

Attende la sera, poi si prepara qualcosa da mangiare e si addormenta.  Non si sentiva in pericolo ma la mattina, si alzo' tardi, fece colazione e si spalmo' ancora un po di distillato sul collo e sul bavero, affinché sembrasse un ubriacone, verso' meta' del resto del distillato dietro il muro della capanna e ci urino' sopra per coprire l'odore del distillato, non voleva che nessuno scoprisse il suo progetto.

Tutti dovevano pensare che in un momento di depressione totale si stesse ubriacando per sopravvivere alla bruciante sconfitta e accettare a malincuore la vita in cattività nella Terra Dei Bugiardi.

A giorno seguente, riesce a prendere altri due conigli, tra le risate generali e gli sfotto sanguinosi dei paesani, si presenta al magazziniere, gli consegna i due conigli e gli presenta la borraccia di distillato vuota e chiede di riempirla ancora. Il magazziniere, lo guarda e gli dice:   Che ci fai con tutto quel distillato?  Ci fai le feste con i tuoi amici nella Terra Della Verità?  Guarda che da domani devi cominciare a mungere di nuovo le pecore se vuoi dell'altro distillato e guarda che se ti ubriachi da renderti inservibile per lavorare ti appendiamo per le palle al totem sai?

Kraedo non mostro' nessuna emozione, tenne la testa bassa e l'espressione del cane bastonato.

Prende il distillato, una manciata di cereali macinati fini e se ne torna al suo posto tra le sempre risate di scherno dei paesani che come lo vedevano non riuscivano a smettere di ridere.

Al suo posto, si prepara del pane abbrustolito su una pietra sul fuoco, si riscalda un po' di carne di coniglio che aveva arrostito la sera prima, mangia, beva acqua, si riposa e si concentra per il piano di fuga.

L'indomani mattina era ancora una giornata senza vento ma sapeva che prima o poi sarebbe spirato il vento giusto, il vento che viene dal mare.   Doveva solo avere pazienza.

Quindi, mogio, mogio, si avvia alla mungitura, cercando di sembrare un po' alticcio di alcol.

Completa il lavoro tra i sorrisi sarcastici dei paesani, i quali avevano smesso di ridergli in faccia ma di tanto in tanto qualcuno faceva commenti urticanti.

Due di cui non conosceva il nome, parlando tra loro a voce alta, uno dice all'altro:  allora, come ti e' andata ieri alla Terra Della Verità?  

E l'altro che risponde:  Io ho tanti amici laggiù sai?   E l'altro:  Ci vai spesso a trovarli?  

E cosi' via senza pausa, ovunque si trovasse doveva sottostare alla tortura mentale mostrandosi perdente e arreso totalmente al giogo dei poveri bulli, degli imbecilli che non avevano idea di cosa li aspettasse.

E finalmente dopo una settimana da residente involontario, si alzo' un venticello consistente, proveniente dal mare, soffiava da sud-ovest verso nord-est.  Proprio quello che ci vuole a Kraedo.

Quella mattina non aveva dovere di mungitura, quindi fece una ricca colazione a base di pane di cereali tostato, si preparo un un paio di mocassini si pelle di coniglio a triplo strato che si era preparato nei giorni precedenti, Inzuppo' con acqua fresca la stoffa spessa che prese al magazzino, disseppellì le sue armi. Aveva dieci frecce incendiarie, due frecce normali, una spada la bisaccia con i medicamenti, e una borraccia piena di acqua fresca. Si mise a tracolla la bisaccia, si appese la spada al fianco, il porta frecce in spalla con le frecce pronte per essere usate e le pietre focaie in tasca.  Si mise il panno bagnato attorno alla testa per coprirsi la bocca e il naso per proteggersi dal fumo che avrebbe creato in seguito e si mise in moto.

Questa volta, penso' niente prigionieri per la gioia di Naero e la paura di Veeta che restava in apprensione pregando che questo suo oste avesse successo in quello che si era proposto.

Kraedo si avvicina alle prima capanne e prima che qualcuno se ne accorga, spara veloce sei frecce incendiare sui tetti di rami secchi delle capanne, una freccia per ogni capanna.

Poi comincia a correre veloce, passa la piazza con una freccia puntata a chi gli si mettesse davanti ma tutti stupiti e impauriti si affrettarono a correre ai pozzi d'acqua per spegnere l'incendio.

Mentre Kraedo passato di poche decine di metri il villaggio in direzione della frontiera verso la Terra Della Verità, mette a fuoco l'erba secca dietro di se' creando una cortina di fuoco tra se' e i paesani che intanto avevano cominciato ad inseguirlo per ucciderlo.  Con le ultime tre frecce incendiarie, mise a fuoco l'erba oltre frontiera alle spalle dei tre guardiani che si misero a correre lancia in pugno verso kraedo.

Questa volta Kraedo aveva un arco migliore di quello che aveva quando affronto' Shaemo e i suoi guerrieri.  E questa volta non aveva bisogno di alleati e nessuna voglia di misericordia.

Come i guardiani grandi grossi e tanto coraggiosi si avvicinano, Kraedo veloce e sicuro gli pianta una freccia sul petto ad ogni uno di loro e tutti caddero a faccia in giù.

Fuori dalla Terra dei Bugiardi, oltre la frontiera, con le due pietre focaie diede fuoco ancora a l'erba secca che rimaneva tra lui e il villaggio.

Non pensava che ce la avrebbero fatta quei pochi idioti dei bugiardi a salvare il loro villaggio e nemmeno i campi coltivati, col fuoco che si espandeva sempre più velocemente.

Ma comunque,  pensava;  Voi mi avete raccontato le balle e io vi ho raccontando balle più grosse delle vostre, boriosi idioti.

Kraedo continuava a correre a passo di Jogging voltandosi indietro di tanto in tanto.  Ma nessuno lo seguiva.  Dopo un'oretta di Jogging, si mise a camminare a passo svelto fino ad arrivare in prossimità di un bosco verso l'imbrunire. Ormai a quasi otto ore di marcia di distanza dalla Terra Dei Bugiardi, si trovo' un posto sicuro e protetto vicino ad una roccia e si riposo' fino al calare della sera, dopo avere mangiato il poco cibo che aveva in bisaccia, si mise a camminare nella notte appena illuminata dal quarto di luna crescente.

In Direzione della Terra della Verità.



SPIRITI RANDAGI.
(Libro uno di due)

(Capitolo 6)
KRAEDO NELLA TERRA DELLA VERITA'.


Cari lettori, mi dispiace di far uccidere cosi' tanta gente a Kraedo.  Davvero, sapete? Ma perché non lo lasciano viaggiare in pace attraverso le loro terre?  Mica vuole portargliele via eh?   Lui vuole solo camminarci sopra, attraversarle mica gli interessa vivere come vivono i sedentari.  

Lui pensa che solo gli alberi non viaggiano, gli uomini possono e devono.  

La vita sedentaria limita le proprie conoscenze al luogo dove si vive.  Non sfrutta tutto il potenziale intellettivo della persona e riduce il potere della saggezza solo a quella  raggiunta dentro il confine delle proprie esperienze sociali locali.

Comunque ogniuno si sceglie il proprio destino.  Ci sono posti nel mondo dove si può entrare e uscire liberamente, come Kraedo ha sentito da suo padre Aezy e dagli altri saggi del villaggio.  E kraedo, alla fine della sua missione vuole andarci insieme a Tootta se lei volesse un giorno.  Altrimenti anche da solo.

Ormai a questo punto, viaggiare, scoprire e conoscere era diventata la nuova condizione esistenziale di Kraedo.

Kraedo continua la sua marcia verso ovest. Tanti pensieri contrastanti dentro la testa lo seguono.

Pensieri che cominciavano tutti con la stessa domanda;  (PERCHE?)  E terminavano sempre con la stessa risposta; (aspettiamo e vediamo, ma intanto stiamo allerta).

Ormai era cambiato al punto che non vedeva l'ora di cacciarsi nei guai.  Non gliene fregava più nulla di niente e di nessuno.  Si era assuefatto all'idea della sua missione di viaggiare attraverso tutte le terre esistenti per scoprire, conoscere e imparare senza essere ucciso da nessuno ne' fatto prigioniero da nessuno.  Sentiva che aveva imparato a conoscere gli esseri umani ad un livello superiore a coloro che non hanno mai viaggiato.  Si sentiva cresciuto, cinico e determinato. Eppure sapeva che dentro di se' quando ne avesse avuto l'occasione, aveva grandi riserve di umanità conservate nel profondo del suo animo.  Spesso lungo il suo cammino sentiva la voglia struggente di esternare la sua pietà, la sua naturale bontà il suo immenso amore per la vita, sua e degli altri.   Ma sapeva anche che non poteva esternare questo tesoro emotivo.  

Era in un mondo cinico, barbarico, spietato e non poteva mostrare segni di debolezza nel mondo che stava attraversando.

Aveva sentito parlare Della Terra Dei Cannibali dai vecchi del villaggio, dalla Terra Degli Schiavi da suo padre e dei banditi da strada che uccidono i viandanti per derubarli di tutto anche dei dei vestiti che indossano. l'amore, la pietà, la dolcezza, la compassione, la sincerità, la spontaneità e l'istinto amichevole, era meglio non ostentarli.

Eppure in fondo al suo animo, gli sarebbe piaciuto scoprire che La Terra Della Verità era un posto dove tutte queste ricchezze emotive, si potevano esibire e fossero apprezzate. Ma, si diceva; Aspettiamo e vediamo, ma intanto stiamo all'erta.   

Era l'alba ormai ed era stanco di camminare, decise di fermarsi in prossimità di un bosco di querce, accanto ad un piccolo corso d'acqua. Voleva mangiare qualcosa e dormire fino al pomeriggio inoltrato, cosi' da poter poi camminare fino all'imbrunire e finalmente dormire una notte intera al sicuro, prima di riprendere il cammino di giorno.  Non voleva rinunciare a vedere la natura intorno a se' lungo il percorso.

Si fece un fuoco con legna ed erba secca, per non creare fumo visibile in lontananza.  Si trovo' dei funghi in vicinanza, qualche radice commestibile e una lepre presa con arco e freccia.  Gli scocciava un po' doverla spellare, pulire e arrostirla ma aveva un tremendo bisogno di proteine animali e siccome non c'erano capre o pecore selvatiche da poter mungere, la lepre andava bene.

Torno' accanto al fuoco, cucino' il cibo, mangio' bevve e si addormento' accanto ad una quercia.

Era talmente stanco che non si accorse dei cervi che pascolando nel sottobosco, si erano avvicinati a lui. Neanche il canto degli uccelli gli disturbavano il sonno.   Quando si sveglio' col sole alto nel centro del cielo si accorse dei cerbiatti che noncuranti della sua presenza, continuavano a brucare tra i cespugli.

Si avvicino' al torrente, si lavo' la stoffa che si era portato dalla Terra Dei Bugiardi e ci involse dentro i resti della colazione.  Poi si lava mani e viso, si riempie le borraccia di acqua fresca, ispeziona i suoi averi e riparte verso La Terra Della Verità.

Ormai non era lontano, forse un giorno di cammino, quindi era giusto dormire la notte e completare il viaggio la mattina seguente, in modo di arrivare a destinazione al primo pomeriggio.

La natura che si trovava intorno, dava a Kraedo sensazioni di bellezza, di tranquillità e non sentiva sensazioni di pericolo.

Quindi Kraedo si avviava tranquillo tra boschi e ruscelli facendosi accompagnare dai rumori della foresta e dal canto degli uccelli e dal richiamo degli animali in calore. Col sole alto leggermente in calo verso ovest.  In un territorio quasi piatto, appena inclinato verso verso l'alto, verso le colline verdi che aveva davanti a poche ore di distanza e dove pensava si sarebbe fermato per la notte. Voleva fermarsi su quelle colline e ammirare il tramonto seduto accanto al fuoco e mangiare un po' di cibo caldo.

Continuo' a camminare lentamente per due tre ore.  Arrivato in cima ad una collina che mancavano ancora un paio d'ore al buio della sera, si trova un posto vicino ad una incavatura del terreno, sormontata da una piccola estensione rocciosa al limitare del bosco, si prepara un fuoco a forma semicircolare, in modo da potersi proteggere il fronte col fuoco e le spalle dalle rocce, lasciando abbastanza spazio per l'ossigeno.  

Mise al fuoco tanta legna da poter far durare il fuoco vivo fino al mattino, perché sapeva che sulle colline, la notte scende l'umidità. Al lato ovest, scende più tardi che al lato est ma si dissolve anche più tardi e Kraedo non voleva trovarsi all'alba intirizzito dall'umidità e col raffreddore. Voleva star bene al risveglio, per potersi sentire di umore allegro e pieno di energia positiva.  

Quindi, si trova una pietra piatta, abbastanza larga, ci mette il suo cibo da riscaldare, si siede a guardare indietro verso valle, verso il posto dove si e' fermato a dormire in mattinata. Col sole sulla sua destra e si compiace ad ammira un immenso tramonto rosso che fa scintillare i piccoli corsi d'acqua e illumina le foglie della foresta giù a valle. Pensava che certi momenti, bisogna goderli in pace, in compagnia della natura.   I momenti più brutti erano ormai lontani millenni nella mente di Kraedo.   Era bello esistere, e poter ammirare lo spettacolo della natura.

All'alba, con la luce del giorno e il sole che si intravede tra i rami e le foglie, dal punto in cui si trovava, Kraedo vedeva uno scenario totalmente diverso.  Osservava il punto dove dormi' la mattina precedente e vedeva i corsi d'acqua color grigio ferro luminosi e abbaglianti, non riusciva a vedere il colore reale degli alberi e dell'erba tutti i colori erano alterati dal sole che nasce.  Kraedo penso' che per quanto bella fosse l'alba, non era bella quanto il tramonto e pensava;  Chissà perché?  Il tramonto e' la fine del giorno, mentre l'alba e' l'inizio.  Chissà pensava se anche la mia vita da vecchio sarà più bella della mia vita da giovane?

Pensieri, pensieri e ancora pensieri.  Pacifici pensieri, poetici pensieri.  Kraedo era felice e fiducioso del suo futuro.  Il recente passato e' stato travolto e coperto dalle sue lacrime, e sepolto dalle rovine di tutti i soprusi ai quali era sopravvissuto e aveva frantumato con la sua forza di sopravvivenza.

Lui si definiva pacifico, eppure era sempre armato.  Guardava le sue armi come se fossero il suo protettore e pensava al giorno che avesse potuto vivere senza portarsele dietro, come si viveva al Better Men Village.   Ma fu' il pensiero di un solo istante, non voleva cadere nel pozzo della nostalgia pensando a Tootta, tanto la sua figura era sempre e comunque presente nella sua mente.

Fece colazione a base funghi freschi e di uova fresche rubate dal nido di un tacchino selvatico, come atto di riconoscenza, non uccise il tacchino. Si sedette vicino al fuoco, mise i funghi su una pietra accanto al rimanente delle braci.

Copri' con la sua saliva il guscio delle uova, affinché non si rompessero mentre cuocevano, le sotterro' nella cenere calda, copri' la cenere con un po' di braci ancora vive e dopo qualche minuto, la colazione era pronta, calda e invitante.

Mangio' e si rimise in cammino verso La Terra della Verità.

Ora aveva il sole quasi di fronte, leggermente sulla sua destra. Verso il pomeriggio, a pochissime ore di cammino, col sole a mezzogiorno, Kraedo rilassato e fiducioso, camminava attraverso un territorio ricco di verde, corsi d'acqua cristallina, alberi alti senza arbusti di sottobosco, solo prati verdi e colline arrotondate dalla natura, coperte di erba e fiori, come fossero dei dipinti.

Api ronzanti intorno, indaffarate con l'impollinazione, buoi, pecore e capre al pascolo, (sicuramente, greggi e mandrie degli abitanti della Terra Della Verità), il canto degli uccelli in volo, lo squittio degli uccellini appena nati nei nidi. Il riflesso gradevole del sole sulle acque dei ruscelli.  Che facevano pensare a Kraedo di essere nel posto dove tutti avrebbero voluto vivere.  E si prendeva in giro da solo:  Mi fermo qui e non mi sposto più.  Poi sorridendo si diceva a voce alta;  Cammina e non dire sciocchezze.

Ecco il tramonto.   Indescrivibile, da favola, ormai era a pochissime ore dalla destinazione e si preparo' per la notte.

La Valle dove si trovava era tiepida e fece un fuoco piccolo, solo per cuocersi una anatra selvatica che gli e' apparsa davanti vicino ad un corso d'acqua e Kraedo la colpi' sulla testa con una fiondata, l'anatra mori' sul colpo.  Kraedo aveva fame, tanta fame. Vedendo le pecore, venne assalito dal desiderio di un po' di latte caldo per la mattina ma penso' che lo avrebbe avuto a destinazione senza rubarlo alle pecore al pascolo.  

Raccolse un po' di frutta dagli alberi, c'erano prugne, ciliegie, e sui prati tanta cicoria selvatica.  Oggi, niente funghi penso' Kraedo.   Era ora!

Si alzo' con l'arrivo di un'alba magica, la bisaccia colma di frutti la borraccia piena di acqua fresca e dopo un paio d'ore eccolo davanti ad un'altra valle, territorio piatto ed esteso, e quello che gli apparve, era qualcosa che non avrebbe mai immaginato;

Una città?  Tanti villaggi attaccati gli uni agli altri?  Kraedo era estasiato e confuso.  Non aveva mai visto una agglomerato cosi' grande, neanche mai sentito raccontare da Aezy ne' da nessuno dei vecchi saggi del suo villaggio.

Pero' non volle correre rischi.  Cammino' intorno alla città a distanza di sicurezza, non voleva essere visto.

Quella era l'ultima destinazione per Kraedo, prima di incamminarsi verso Sud-Ovest, verso la Terra di nessuno, per poi cambiare direzione verso est, verso la Terra Delle Donne.  Si fermo' nel punto dove credeva che fosse stato il suo punto di uscita dalla città, nascose le armi, e tutti i suoi averi sotto in cumulo di foglie e rami secchi, tenendo in bisaccia solo la fionda che si era costruito nella Terra Dei Bugiardi, e una borraccia.  Memorizzo' il posto con i punti di riferimento stabili, come i tre alberi in fila a poca distanza l'uno dall'altro e la direzione dell'ombra a quell'ora della mattina, poi torno' sui suoi passi e si diresse in città dal lato opposto, Nord Est.

Ora era talmente tanto vicino che poteva vedere le persone che lavoravano nei campi.

Ormai era quasi pomeriggio, quindi Kraedo penso' ;  Il latte di pecora, lo berrò domani mattina.

KRAEDO STA' PER ENTRARE IN CITTA'.


ATTENZIONE, PERICOLO,

ATTENTION, DANGER,

ACHTUNG, GEFAHR,

ATTENTION, DANGER,

ATENCION, PELIGRO,

LA LETTURA DI QUESTA PARTE DEL CAPITOLO E' ALTAMENTE SCONSIGLIATA, A QUEI LETTORI CHE ABBIANO GRANDI RICCHEZZE, PROMINENTI LEADER POLITICI, GRANDI FINANZIERI E LEADER CON GRANDI RESPONSABILITÀ SOCIALI CHE POSSONO DETERMINARE IL DESTINO DI ALTRE NAZIONI E IL DESTINO DI ALTRI ALTRI POPOLI.

CHIUNQUE APPARTENGA A QUESTE CATEGORIE E' PREGATO DI PASSARE DIRETTAMENTE AL CAPITOLO SETTE, (KRAEDO NELLA TERRA DI NESSUNO)

Vi prego, vi scongiuro, vi supplico in ginocchio.

NON LEGGETE IL RESTO DI QUESTO CAPITOLO.  

NE VA' DELL'ESISTENZA DELL'INTERA UMANITÀ.

PER VOI QUESTO CAPITOLO E' ALTAMENTE TOSSICO.  POTRA' RISVEGLIARE I FANTASMI ASSOPITI NELLA VOSTRA COSCIENZA.  

RIPORTARE IN VITA I SENSI DI COLPA, ASSALIRE LE VOSTRE SICUREZZE MORALI COL VIRUS IRREFRENABILE DEL RIMORSO.  

SPINGERVI A RINUNCIARE ALLE VOSTRE ATTIVITÀ DI UOMO DI POTERE E RINNEGARE TUTTO QUELLO CHE AVETE FATTO FINO AD OGGI.

QUESTA SAREBBE LA CATASTROFE FINALE PER IL GENERE UMANO.  

IL 99% DEL GENERE UMANO, NON E' EVOLUTO ABBASTANZA PER PENSARE COL PROPRIO CERVELLO, NON HA PENSIERO INDIPENDENTE, NE CAPACITA' DECISIONALE AUTONOMA.

NON E' CAPACE DI AUTODISCIPLINARSI.  E' INCAPACE DI DARSI UNO SCOPO NELLA VITA.   IL GENERE UMANO HA BISOGNO DI UN CAPO, CHE LO GUIDI.

NON IMPORTA SE IL CAPO E' CIECO E NON SA' DOVE STA' ANDANDO.   L'IMPORTANTE E' CHE SIA UN CAPO, CHE GUIDI IL SUO POPOLO.

CHE GLI DICA IN COSA CREDERE, COME E COSA PENSARE, COME INTERAGIRE COL SUO PROSSIMO E COME AGIRE CON I POPOLI ESTRANEI.  

QUESTI ESSERI UMANI HANNO BISOGNO DI ESSERE GUIDATI NELLA VITA EMOTIVA DI TUTTI I GIORNI, HANNO BISOGNO DI UN LEADER CHE ABBIA NEMICI DA COMBATTERE.

HANNO BISOGNO DI UN MESSIA DA OSANNARE E SEGUIRE CIECAMENTE, PER POI RINNEGARLO ALLA PRIMA SCONFITTA, APPENDERLO PER I PIEDI AD UN ALBERO E PROCLAMARSI SEGUACI DEL VINCITORE.

QUESTI ESSERI UMANI SENZA UNA GUIDA, SENZA UN CAPO A CUI AFFIDARE LE PRORIE SPERANZE, E DA INCOLPARE DEI PROPRI FALLIMENTI,

GIREREBBERO IN CERCHIO, PERSI E AGGRESSIVI, SI UCCIDEREBBERO PIU' DI QUANTO NON FACCIANO CON LE GUERRE CHE VOI LEADER CREATE.  

ESSI SI ATTACCHEREBBERO GLI UNI CONTRO GLI ALTRI IN TUTTI I MODI E IN OGNI LUOGO, SI MANGEREBBERO TRA DI LORO, FINO ALLA TOTALE ESTINZIONE.

IL MALE, IL DOLORE E I LUTTI E TUTTE LE SOFFERENZE CHE VOI LEADER INFLIGGETE AI POPOLI, SONO IL MALE MINORE.  

VOI SIETE IL MALE MINORE.  NON RISVEGLIATE LE VOSTRE COSCIENZE.

PER QUESTO E' NECESSARIO CHE NON LEGGIATE QUESTO CAPITOLO.

SALVATE IL GENERE UMANO DA SE' STESSO.

NON LEGGETE QUESTO CAPITOLO.

Kraedo entra in città e nota subito la pulizia delle strade, l'organizzazione urbana con le sue strade lastricate di pietre levigate dall'uomo.  E nell'avvicinarsi verso il centro, un uomo di figura atletica e di statura molto uguale a Kraedo. Con la stessa barba incolta e i peli dello stesso colore e i capelli uguali e della stessa lunghezza.  Che coincidenza pensa Kraedo ci assomigliamo come due gocce d'acqua gli avvicina con un sorriso affabile, lo saluta e gli chiede: 

 Chi sei?  Non sei di qui vero?  

Kraedo si ferma, guarda l'uomo con un sorriso gentile e si presenta.

Io sono kraedo e vengo da Eremo Grigio.

Haaa!  Esclama educatamente l'uomo:   Io sono Zew, e sono uno dei leader religiosi della Terra Della Verità.

Piacere di conoscervi dice Kraedo:  Si stringono la mano.

Mentre Zew, affabile risponde; Piacere mio, amico Kraedo.

Zew;  E qual buon vento ti porta nella nostra città?

Kraedo;  Vento di pellegrinaggio.

Zew; Pellegrinaggio? E a quale religione appartieni?

Kraedo;  Alla religione di Dio.  Credo in Dio e nel suo creato, senza distinzioni, senza appartenenza a nessuna specifica religione.

E il mio pellegrinaggio, e' solo di scoperta e conoscenza di tutti gli altri popoli creati da Dio.

Zew;   Ahhhh! Esclama sorpreso e compiaciuto, e dimmi amico Kraedo;  Hai mai mentito nella tua vita?

Kraedo;   Certamente amico Zew, io qualche volta, per necessita' e per difendermi, ho mentito.

Zew;   Ahhhh!  Questo e' sicuramente vero, perché nessun bugiardo, ammetterebbe mai di aver mentito,

quindi tu sei uno che dice la verità.

Zew:   Benvenuto amico kraedo nella Terra Della Verità. Io ti accolgo nella mia città.

Zew;   Seguimi e ti mostro questa nostra bellissima città.

Il sole al punto Zenit,  le proprie ombre non più distanti dalla punta dei propri piedi, i due si avviano. E Zew che conduce il discorso;

Zew:  Vedi Kraedo? Questa città e' di forma rotonda, come una torta suddivisa in sei fette di grandezza uguale.

Ogni fetta, e' un quartiere, tutti i quartieri hanno la stessa grandezza e tutti hanno la base all'esterno e la punta rivolta all'interno.

Tutte le punte dei quartieri, terminano dove comincia una grande piazza, verso la quale stiamo arrivando.

Zew:   Ecco qua amico Kraedo,  quella e' la nostra piazza.

Ogni quartiere e' auto sufficiente, possiede il suo spazio per rilassarsi, il suo giardinetto, il suo punto di incontro, l'area delle preghiere.  Ogni fede ha la sua santa area di preghiera e l'area di allenamento fisico e i propri bagni publici. E i propri negozi dove comprarsi il cibo e i vestiti necessari.

Zew:  Questo che abbiamo alla nostra sinistra, e' il quartiere dei gruppi religiosi e questa che vedi e' la mia dimora, ovvero la casa della preghiera dove vivo io e' sulla punta al triangolo, proprio davanti alla piazza.

Il quartiere alla nostra destra, e' il quartiere degli amministratori della città e li vivono insieme ai loro collaboratori e i loro impiegati.

I due stavano entrando in piazza;

Kraedo si guarda intorno ammirato e stupito.  La piazza era molto grande, almeno cinquanta metri di diametro ed era rotonda, un cerchio perfetto.

Ai bordi della piazza vi era una serie di panche di granito di tre file in cerchio, come gli antichi anfiteatri romani che Kraedo senti' raccontare dai vecchi del villaggio.  Tutti i sedili guardavano verso il centro, Non si vedeva quasi nessuno in giro, penso' Kraedo che stessero tutti al lavoro.

Pero' noto' una costruzione messa proprio nel centro della piazza, era una colonna mozza, una specie di ARA, alta, circa un metro e mezzo e larga un metro di diametro.   Forse penso' Kraedo un pulpito per i discorsi dei capi del paese, o forse per annunciare spettacoli e concorrenti a qualche gioco comunitario.

La Colonna, era decorata con maioliche azzurre per la meta' più alta e alla base, con maioliche bianche. Sulle maioliche bianche appariva una scritta eloquente, una frase che copriva l'intero cerchio della colonna e finiva dove cominciava;

CI GUIDA LA VERITA', SOLO LA VERITA', NIENTE ALTRO CHE LA VERITA' .

Kraedo brucia dalla voglia di fare domande ma non vuole chiedere cose non apprezzate e non permesse dalle leggi della comunità.  Sente che c'e' qualcosa di misterioso in tutta questa faccenda,

Non vuole mettersi nei guai cosi' incoscientemente.

Quindi si limita a dire: tutto questo e' molto ordinato e artistico, ma non ho mai visto niente del genere, amico Zew. Neanche mai sentito dire da nessuno. Potresti raccontarmi di più di questa bellissima piazza?

Zew: Contento della pacifica affermazione e curiosità di Kraedo, incalza; Ecco Kraedo, vedi questa colonna e' un pulpito di giorno e una ARA di notte.

Kraedo guarda con espressione di stupore e di attesa per le parole di Zew.

Zew continua:  Puntando il dito in alto verso il cielo, guarda kraedo, lo vedi quel volatile bianco su' nel cielo che vola in cerchio in alto sopra la nostra piazza?  

Kraedo, guarda in su' e vede un grandissimo uccello bianco candido che doveva essere grande quanto un condor e dice; si lo vedo, che uccello e'?   Non ne ho mai visto uno cosi'.

Zew:  Esso e' la verità, la nostra verità.

Esso e' un uccello bianco immacolato, come la verità.  Esso e' di sesso maschile, ma non si accoppia, non ci sono verità di sesso femminile esso si rigenera e non muore mai.

Ha quattro ali, due per parte, con dieci piume in ogni ala, cinque piume nella coda nella coda e due lingue dentro il becco.

Kraedo si trattenne dal mostrare emozioni che potessero far trasparire il suo vero pensiero e preferì esternare ingenuità.

Zew, scrutando Kraedo, cercando di intuire i suoi pensieri al merito, continua: Esso e' un uccello sacro. Esso vola in cerchio tutto il giorno e al calar della notte, scende sulla colonna che noi chiamiamo pulpito e mangia il cibo che noi gli offriamo.

Kraedo;   Con espressione assertiva e neutra;  Dunque gli mettete il cibo sul pulpito e la verità viene giù a nutrirsi?

Zew; Proprio cosi' amico Kraedo. A turno uno dei nostri sei rappresentativi religiosi, (Noi abbiamo sei religioni) al calar della notte, porta una cesta di vimini rotonda e piatta che copre meta' del pulpito, colma di frutte secche e di semi di cui la Verità' si nutre,

Una scodella d'acqua al fianco della cesta e poi si ritira nel suo appartamento a dormire, come tutti i nostri cittadini. La notte per noi abitanti DELLA TERRA DELLA VERITA' e' fatta per dormire e riposarsi per recuperare le energie che vengono impegnate durante la giornata lavorativa.

All'alba, poco prima che le ronde dei vigilantes, svegliano la popolazione per attendere ai propri lavori e doveri, il soprintende religioso di turno, porta via la cesta dell'offerta vuota nel sacro magazzino e la giornata ricomincia.

Kraedo:  E i cittadini assistono al pasto della verità?

Zew si irrigidisce un attimo, guarda Kraedo dritto negli occhi per poter detenere qualche emozione avversa.

Ma Kraedo psichicamente lo sente e recita una espressione di sincera ingenuità.

Zew, rasserenato dalla espressione innocente di Kraedo, si fa serio ma paterno e con voce suadente, dice:  Caro amico Kraedo, ai cittadini non e' permesso vedere la verità  da vicino.

Questo e' considerato un sacrilegio punibile con la morte.

Kraedo fingendo dispiacere:   Ohhhh! Mi scuso, mi scuso amico Zew non ero al corrente di questa regola.

Zew:   calmo ma con voce ferma;   Adesso lo sai amico Kraedo;

Vedi noi crediamo nella verità e dobbiamo difenderla ad ogni costo, non vogliamo vivere come i bugiardi straccioni che cambiano villaggio continuamente, si ubriacano professano la bugia e uccidono coloro che professano la verità.

La verità e' unica qualità che aiuta i popoli ad evolversi e a vivere in pace.

Kraedo pensava seriamente che doveva stare attento a cosa dire.  Veeta nella sua testa, era in allerta massima.

Naero silente.

Zew, continua;   Caro amico Kraedo, questa e' una bellissima città, tranquilla e pulita e offre tante opportunità.  

Ma dimmi, quale e' la tua professione?

Kraedo, per non farsi scoprire, e mantenere un basso profilo, risponde subito;  Io lavoro nei campi e insegno allenamento fisico ad alto livello e meditazione.

Zew:  Bravo amico mio, qui c'e' sempre bisogno di braccia forti e c'e' sempre lavoro coi nostri contadini.

Se dovessi scegliere il maestro di educazione fisica, abbiamo sempre bisogno di queste qualità professionali per allenare i nostri impiegati delle istituzioni e i bambini durante le ore scolastiche.

Alternativamente, puoi praticare tutte e due le professioni a giorni alterni e potrai scegliere se accasarti nel mio quartiere come pellegrino oppure nel quartiere dei contadini oppure nel quartiere degli impiegati.

Qui Kraedo avrai il tuo alloggio, il tuo cibo e tutte le tue necessita' soddisfatte, che tu ripagherai col tuo lavoro per la comunità.  

Qui, noi tutti lavoriamo sei giorni a settimana e il giorno del riposo, permettiamo ai cittadini di stare fino a tardi nella piazza per socializzare, divertirsi, fare recite publiche, cantare e ballare.

Il giorno del riposo, non portiamo l'offerta alla verità. Il giorno del riposo, la verità e' a dieta e non scenderà a mangiare.  Quindi gli studenti che desiderano leggere poesie, possono utilizzare il pulpito sacro.

Un uomo di media statura, pancia prominente e di mite espressione, si avvicina ai due.

Ecco!  Esclama Zew, ecco qua il nostro Domar, il nostro capo dell'educazione scolastica;  

Buongiorno Domar esclama Zew, ti presento un nuovo cittadino acquisito di nome Kraedo.

Buon giorno Kraedo e piacere di incontrarti dice Domar.

Kraedo risponde;  Buongiorno a te amico Domar, piacere di incontrarti.

Zew;  Kraedo e' un pellegrino della religione di Dio con qualifiche utili e importanti per la nostra comunità, Egli sa lavorare i campi come sanno i frati religiosi, e sa insegnare allenamento fisico e meditazione come i saggi frati.

Domar;  E dunque Kraedo se tu avessi bisogno di informazioni o di un quartiere dove stare, chiedi pure a me e sarò molto felice di aiutarti.

Io come capo dell'educazione scolastica, posso erudirti sulle origini della nostra città, del nostro modo di vivere e del nostro credo sociale.

E anche della nostra Verità il nostro candido uccello sacro, con due ali, due code e due becchi. Quindici piume per ogni ala e cinque piume per ogni coda.

Mentre discutono arriva un terzo uomo, decisamente obeso, si presenta;  

Buongiorno;  Io sono Goolosoo, il capo della gestione delle finanze della città, (rivolto a Kraedo) chi ho l'onore di incontrare?  Offrendo a sua mano a Kraedo.

Kraedo;   Onorato di incontrarti amico Goolosoo.  Il mio nome e' Kraedo.

Interviene Zew; Kraedo e' un pellegrino della religione di Dio, egli e' mio ospite (se vuole) e lo ho già informato della nostra città e della nostra guida sacra, la Verità.

Ahh!  Esclama affabile Goolosoo la nostra sacra verità, il nostro candido uccello con quattro ali una coda, 20 piume in ogni ala 30 piume sulla coda, con due lingue dentro il becco.  Bene mi rallegro di questo.

Ma ecco che arriva un quarto uomo;  Alto magro, capelli bianchi e leggermente gobbo. Cueedado;  Il leader di tutte le categorie di cittadini, che decide insieme a Goolosoo,

i diritti e i doveri di tutti i lavoratori.

Si Presenta;   Io sono Cueedado, offrendo la mano a Kraedo e sono felice di incontrare un nuovo cittadino, io insieme a Goolosoo, decidiamo per il benessere di tutti i cittadini e come ti avranno già raccontato, la nostra guida spirituale e' il nostro immacolato, bianco volatile La Verità, con le sue candide venti piume su ognuna delle sue due ali e quattro in ognuna delle sue tre code e con le sue tre teste con una lingua per ogni becco.

Ma, Amico kraedo, permettimi di presentarti anche gli altri due leader della nostra città che stanno arrivando;

Si avvicinano due uomini di aspetto fisico atletico e senza capelli grigi, molto allenati fisicamente.

Cueedado fa le presentazioni:  Questi e' Kraedo, un nuovo arrivato in città.

Il primo si fa avanti;  Piacere di conoscerti, io sono Gezurtee.  Il capo del gruppo politico che si occupa di scrivere le leggi della città e come saprai nel mio gruppo siamo coloro che

Oltre a tutte le altre leggi, abbiamo scritto le leggi che riguardano la nostra guida, La Verità.  

II nostro bianco volatile con quattro ali quattro teste due code, venti piume in ogni ala

e dieci in ogni coda e una lingua per ogni becco.  

E permettimi di sottolineare che la mia posizione e' decisa tramite voto di tutti i cittadini e avviene ogni quattro anni, per non più di un mandato.

E già che ci sono, permettimi, e cari concittadini, permettetemi di offrire la mia disponibilità ad avere Kraedo ospite del mio quartiere finche' esso lo desideri.

Tutti gli altri leader, sbottano con un buuuuuuuuh sonoro e Zew interviene con astio;  Perdona amico Gezurtee ma Kraedo lo ho incontrato io per primo e lo ho già invitato io nel mio quartiere.

Egli inoltre e' un pellegrino di Dio e non credo che desideri stare nel quartiere dei politici.

Gezurtee, con affabile sorriso risponde a tutti i buuuuuuh!  E a Zew.  Cari concittadini chiedo scusa di avervi fatto innervosire,

La mia intenzione era solo di scuotervi un po dal torpore e attirare la vostra attenzione.

Interviene Cheevato:   Come sempre i politici esagerano sempre, e quando cominciano a parlare non la smettono più.

Offre la mano a Kraedo;   Io sono Cheevato;  

Kraedo;  Piacere di incontrarti.  

Cheevato;  Io sono il capo della sicurezza della città il miei uomini fanno la ronda di controllo giorno e notte ogni due ore per assicurare che i cittadini siano tutti obbedienti

Alle nostre leggi e io sono l'unico incaricato di decidere chi deve essere fermato e redarguito e anche chi deve essere arrestato.  Nessuno dei miei uomini può intraprendere nessuna azione senza il mio permesso.  

Il mio mandato e' rivisto e aggiornato ogni 5 anni dalle forze dell'ordine da me comandate.

Per quanto riguarda la nostra guida, la sacra Verità;   Ha solo due ali, una coda e una testa, un becco, con una lingua a due punte, 30 piume su ogni ala, venti sulla coda.

Dunque dimmi amico Kraedo quando vuoi trasferirti al nostro quartiere, noi siamo pronti e felici di ospitarti.  

Con noi potresti dedicarti al training e meditazione di miei uomini al servizio del nostro corpo di sicurezza.

Zew si mostra alquanto irritato; Ribadisce al publico, specialmente a Cheevato che Kraedo e' suo ospite, perché lo ha incontrato prima e lo ha già invitato.

Tutti i capi, insorgono con un vocio di disappunto parlando tutti insieme, accavallando le loro voci e le loro parole. Ma si capisce dalla voce di Gezurtee che vogliono sia Kraedo a decidere dove stare.

Quindi Kraedo si rivolge a tutti i capi gentilmente e saggiamente dicendo: Grazie a tutti della scelta che mi offrite. Vi prego di lasciarmi una settimana per decidere, intanto sarei contento di stare nel quartiere dei religiosi, ospite di Zew in attesa di decidere se desidero cambiare quartiere.

I capi tutti d'accordo si rilassano e accettano la decisione di Kraedo.

Ma Kraedo sapeva bene che non avrebbero smesso di provare a convincerlo a trasferirsi nel proprio quartiere.

Kraedo stava già pensando a fuggire, non sapeva se lo avrebbero lasciato andare, ma siccome come detto dal capo della sicurezza Cheevato la ronda di controllo era ogni due ore

quindi c'era un vuoto di tempo senza ronda che sarebbe stato più che sufficiente a Kraedo per fuggire.  

Solo che era un po' stufo di dover combattere e uccidere altri esseri umani per continuare il suo viaggio.  

Ma aveva capito che ovunque passasse, chiunque incontrasse, erano tutti infetti dalla stessa malattia mentale.  Tutti volevano convincerlo a stare nel loro quartiere e a convertirsi alla loro filosofia di vita.

Kraedo cominciava a pensare seriamente che gli esseri umani sono pazzi, pericolosi e spietati. Sicuramente posseduti dagli spiriti più malvagi di tutti gli universi.

Sembrava a Kraedo che questi esseri umani fossero soddisfatti solo avendo degli altri esseri umani da convertire alla loro malattia mentale e da poter controllare a piacimento.

E intanto, capiva chiaramente perché il Better Men Village era quello che era.  Per questo gli uomini del villaggio, tutti reduci da viaggi in altri territori.

Custodivano gelosamente la loro esistenza e la loro posizione segreta.

Kraedo non era addomesticabile e ormai era diventato anch'esso cinico e spietato contro gli altri umani.

Quella sera, partecipo' alla una cena di accoglienza in compagnia di Zew e gli altri religiosi di diverse fedi nel loro spazio comunitario del loro quartiere,

Un grande patio comunale circondato dal verde, con panche e tavoli in legno e area per il fuoco come un grande caminetto all'aria aperta e tanto di graticola e spiedi per preparare gli arrosti

Subito dopo cena, Kraedo chiese scusa ai religiosi dicendo di volersi ritirare a dormire perché' stanco del viaggio.

Zew, lo accompagna nel suo appartamento e gli assegna una stanza con vista sulla piazza sacra. Dalla finestra, si vedeva nell'oscurità il pulpito, l'ara dove (La Verità) si posa per mangiare.

Kraedo aveva capito che era molto pericoloso farsi scoprire a guardare la VERITA' da vicino e dal punto in cui si trovava, era vicino, troppo vicino. Cosi' vicino che in una notte di luna piena avrebbe visto nel dettaglio il sacro uccello della VERITA'.
Infatti, la notte stessa, corroso dalla sua curiosità e guidato dalla miscredenza dei racconti stolti e senza fondamento raccontati dai capi dei quartieri cittadini, resta sveglio a osservare l'ara nella penombra di una notte stellata ma senza luna.

Kraedo noto' la ronda dei tre poliziotti di Cheevato che rientravano dalla loro ispezione, verso il loro quartiere ma non non vide nessun uccello posarsi sull'ara.

Aspetto' per altre due ore e vide i poliziotti tornare di ronda, l'ultima ronda prima dell'alba.

E vene l'alba e vide il sovrintendente al magazzino venire a portare via la cesta di vimini con il cibo che doveva essere il pasto della VERITA'.

Dopo una mezz'ora vide i guardiani del popolo uscire dal quartiere dei politici, con i campanelli in Mano a svegliare gli operai e gli impiegati, affinché si preparassero per andare a svolgere la propria giornata di lavoro che stava per cominciare.

Kraedo si sentiva impaurito da tutto questo sistema sociale.  I cittadini erano tenuti come al Better Men Village tenevano le galline.  Voleva scappare via subito ma non prima di avere scoperto la verità, quella vera al riguardo dell'uccello considerato sacro.

Dunque se pure assonnato, si lavo' il viso, cerco' di non mostrare segni sulla sua notte insonne, per non creare sospetti sui capi della città e chiese a Zew il permesso di visitare i luoghi di lavoro nei campi per poi tornare in città a visitare tutti gli spazi comunali di tutti i quartieri.

Zew sembrava molto positivamente impressionato dalla vitalità e dalla iniziativa cosi' rapida di Kraedo.   Appena arrivato in città e già voleva partecipare alle attività cittadine.

Quindi disse a Kraedo che poteva seguire i contadini verso i campi oppure i pastori verso i pascoli.  

Kraedo rispose con entusiasmo che avrebbe seguito i pastori fino ai pascoli, per poi ripiegare verso i campi a osservare i contadini al lavoro.

Si prese delle focacce di farina di mais fresche che gli offri Zew e si avvio verso gli ovili per partecipare alla mungitura di pecore e capre.  

E finalmente dopo tante settimane poteva bere latte fresco, tiepido di mungitura a volontà.

Coi pastori, si avvia al pascolo chiacchierando del più e del meno sulla vita dei i cittadini e raccontando loro bugie credibili sulla propria vita.

Arrivati ai pascoli, Kraedo, saluta i pastori dicendo che si stava avviando verso i campi a fare una chiacchierata coi contadini.

Si avvia lentamente verso i campi, attraverso i boschi e trovato un punto adatto, si stende a dormire per poter restare fresco e allerta tutta la prossima notte e mettere il atto il suo folle piano.

Dormi' profondamente fino al primo pomeriggio, si sveglio affamato, si lavo' il viso nel vicino ruscello, si riempi la borraccia di acqua fresca, e con l'ultima focaccia di mais in mano, si avvia verso i campi. Ma non si ferma al primo, ne' al secondo che erano i più lontani dalla città si avvia verso i campi più vicini alla città, (orti di frutta e verdure) da far pensare ai contadini, che avesse già visitato i campi più lontano, cosi' da non scoprire che in realtà lui aveva dormito. E mangiarsi qualche pomodoro e della lattuga.  

E quindi, all'imbrunire si avvia coi contadini verso il ritorno.   All'arrivo in città, come si aspettava, si sottopose alle domande di Zew e di altri capi, durante la cena prima di andare a dormire.

Domande, più' che altro superficiali sulla esperienza avuta coi contadini e coi pastori. Lasciando sottintendere ai convitati che lui, si trovava a proprio agio coi contadini.

Kraedo si attenne a conversazione semplice e ovvia, sul modo di portare le greggi al pascolo e sul modo di coltivare, dicendo che era tutto uguale al suo villaggio.

Tanto per non suscitare ulteriori domande alle quali avrebbe dovuto rispondere con delle bugie e rischiare di essere scoperto.

E arriva l'ora di potersi ritirare nella sua stanza a dormire.  Kraedo chiede a Zew, se potesse spostarsi ad un'altra camera, un po' più distante dalla piazza, cosi' da poter sentire meno il rumore

E poter dormire più profondamente, specialmente nei giorni di training ad alta intensità, quando il corpo ha più bisogno di riposo.

Certamente dice Zew, commosso dall'interesse di Kraedo per una vita sana e tranquilla nella sua città e sopratutto nel suo quartiere.

E viene la notte e Kraedo si ritira nella sua nuova camera per la seconda notte nella Terra Della Verità. Aspetta a notte fonda, finche' vede i guardiani notturni di ronda rientrare verso il proprio quartiere.

Silenzioso, esce dalla sua finestra e la lascia socchiusa. Si fa' un giro delle perimetro della città in cerca di scoprire qualcosa che non sa' ma che deve sapere.  

Non riuscirebbe mai a stare in pace senza soddisfare questa sua morbosa curiosità.

Sapeva di rischiare ma non riusciva a fermarsi.  Non importa gli urli di Veeta dentro la sua testa.  Sentiva dentro di se' che c'era qualcosa di misterioso, in questa comunità super controllata.

Sentiva che c'era qualcosa di macabro nascosto nel lato oscuro di questa comunità.

Mentre camminava silenzioso nel cuore della notte, arrivato ai bordi esterni della città senti' dei rumori strani provenienti dall'ovile delle pecore.

Si affaccia lentamente alle sbarre di legno e nell'ombra della notte senza luna, vede finalmente la macabra verità nascosta della Terra Della Verità.

Kraedo rimase di ghiaccio, semi paralizzato dalla scoperta.   La VERITA' era in effetti un grandissimo avvoltoio albino che si mangiava rumorosamente un agnellino appena sgozzato.

Kraedo impaurito di essere scoperto, lentamente e silenzioso, si allontana piano piano fino a raggiungere la finestra socchiusa della sua camera.

Altrettanto silenziosamente si mette a letto, cercando di dormire.  E pensava;  Dunque, pensava;  Questo popolo e' prigioniero senza sbarre di un potere occulto e illiberale.

Queste associazioni di governo e di controllo del popolo, avevano escogitato un modo per tenere prigioniero il suo stesso popolo, mantenendolo nell'ignoranza totale.

Dandogli il tempo in cui dovevano produrre e il tempo in cui dovevano nutrisi, socializzare e riposare. In cambio, avevano una giornata a settimana per vedersi tutti in piazza e mostrare le loro doti artistiche e praticamente, si intrattenevano da soli, pensando di intrattenere altri.  Erano attori e udienza allo stesso tempo.   Come socializzare con se stessi davanti ad uno specchio.

Assurdo penso' Kraedo.  Ma che esistenza e' questa?

Potevano fuggire?   Certamente si, magari uno ad uno di notte o forse tutti insieme di giorno.  Ma per andare dove? Questa era una popolazione nata e cresciuta in cattività senza conoscenza alcuna del resto del mondo.  Come gli uccelli in gabbia, nati in gabbia, cresciuti in gabbia con le ali tarpate che se anche gli aprono la gabbia, hanno paura ad uscirne.

Cosa pensava di fare Kraedo?  Andarsene e basta?  Forse pensava, al momento di partire qualcuno avrebbe potuto tranquillamente piantargli un pugnale nelle spalle.  Mica era tanto sicuro che non lo avrebbero fatto.  Tanto più ormai aveva visto il vero modo di esistere in questa Terra Della Verità.  Quindi potenzialmente era un testimone scomodo. Inoltre, perché non aveva mai sentito parlare di questa super organizzata città? Forse si disse Kraedo e' perche' nessuno ne e' mai uscito vivo?  Questo pensiero terrorizzava Kraedo.

I suoi campanelli d'allarme dentro la testa, squillavano come le campane delle chiese nei giorni di festa.

Al mattino seguente aveva deciso cosa fare e come riuscire ad andarsene sano e salvo da quella prigione maledetta.

Si presenta ai pastori e li aiuta a mungere, poi completa la giornata lavorativa nei campi lavorando di buona lena e mostrandosi assertivo e buon compagno di lavoro.  All'imbrunire, prima che il custode del magazzino sacro, tirasse fuori la cesta con i semi e i frutti secchi da piazzare sull'ara sacrificale, Kraedo viene invitato ad un briefing di aggiornamento del suo status in Città.

E con tanti complimenti ma senza scelta di opporre resistenza, il capo politico Gezurtee, spiega a Kraedo che per la fine della settimana, durante il giorno di riposo, ovvero, all'indomani mattina,

Avrebbe dovuto scegliere in quale quartiere accasarsi e pronunciare la sua fedeltà alla città, e giurare la sua fedeltà' assoluta alla VERITA'.

Kraedo aveva capito perfettamente;  ERA PRIGIONIERO, IN UNA ALTRA PRIGIONE SOCIALE CHE AVEVA OSATO VISITARE.

Controllo' i suoi primordiali istinti.  Diede con calma il suo assenso alla richiesta e fingendosi onorato, chiese a Gezurtee se poteva ritirarsi a magiare qualcosa prima andare a dormire

nell'appartamento di Zew.  

Al che Zew tutto zelante a premuroso si offre di accompagnarlo di cenare insieme a lui.

Durante la cena, Zew soavemente, mette sotto pressione Kraedo per estorcergli la sua decisione su dove accasarsi.

Kraedo gentilmente gli risponde che lo avrebbe saputo la mattina seguente, durante l'annuncio publico in piazza.

Zew domanda ancora: perché non me lo vuoi dire? Non ti fidi di me?  Non ti piace stare in questo quartiere?

Kraedo sente di essere in immediato pericolo ma vuole sopravvivere la notte e deve rispondere immediatamente a Zew prima che si insospettisca.

Quindi con il suo sorriso ingenuo di un bambino che vuole mantenere un segreto, che il suo comportamento sta' invece svelando platealmente , dice a Zew;

Caro amico Zew, come posso dire che non mi piace il quartiere dei religiosi, se sono io stesso un religioso?

E come faccio a stabilire se mi piace o no questo quartiere se non ho mai dormito in un altro quartiere?

Sempre sorridendo a labbra serrate, come per celare una promessa che non vuole ancora pronunciare.

Zew si rilassa e traspirando soddisfazione, dice apologeticamente;   Scusami amico Kraedo;

Hai perfettamente ragione, e' giusto che io lo sappia domattina.   E con un sorriso i due si danno la buonanotte e se ne vanno a dormire.

Zew sicuramente convinto che Kraedo sarà ospite d'onore nel suo quartiere e che vuole avere l'onore di annunciarlo in diretta ed in esclusiva a tutta la città.

 Pensava che Kraedo era destinato a diventare un grande personaggio carismatico nella Terra Della Verità.

Kraedo si ritira nella sua stanza e si congratula con se stesso analizzando mentalmente l'accaduto.

Se, avesse scoperto le sue carte, sicuramente non sarebbe sopravvissuto per vedere il sorgere del prossimo giorno.

Se avesse detto a Zew che avrebbe scelto il suo Quartiere, Zew avrebbe capito che Kraedo aveva paura e quindi aveva altre idee nascoste e quindi era pericoloso per la città.

Se avesse detto di avere avere scelto un altro quartiere, allora, avrebbe dovuto affrontare altre domande scomode da Zew e forse anche in quel caso non sarebbe sopravvissuto alla notte che aveva davanti.

Ora, sapeva che all'occorrenza poteva scappare qualche giorno più tardi magari come contadino, invece di rientrare dai campi, andarsene via direttamente.

Ma, il suo istinto gli diceva che sicuramente gli uomini di Cheevato avevano informatori tra i contadini ed i pastori, quindi gli avrebbero teso una qualche imboscata all'uscita della città oppure gli avrebbero messo qualche veleno nell'acqua, forse quella notte stessa.

Quindi bevve quasi tutta l'acqua' dalla borraccia che si portava sempre appresso e non si separava mai nemmeno durante la cena.

La sua acqua era pulita, e quella poca rimasta, gli serviva per la mattina quando avrebbe messo in atto il suo piano di fuga più audace di sempre.

La notte stessa, spiando tra le tenebre attraverso la sua finestra, aspettava di vedere la ronda di ritorno poco prima dell'alba.

Ecco vede la ronda che rientra, e lui esce silenziosamente dalla finestra, lasciandola socchiusa senza fare rumore.

Si avvia lentamente verso la periferia vicino agli ovili, nascosto dall'ombra si affaccia all'ovile estrae la fionda e preciso, lancia una pietra contro l'avvoltoio albino che stava pasteggiando ancora una volta a base di agnello fresco.  

La pietra colpisce l'avvoltoio alla testa, e cade tramortito ma non morto.   Kraedo prontamente lo prende sottobraccio e gli tiene il becco chiuso in caso si svegliasse anzitempo.

Ormai il chiarore dell'alba, annunciava l'arrivo del giorno di riposo, il giorno di festa nella Terra Della Verità e l'ultimo giorno di permanenza di Kraedo.

Il suo piano era temerario, arrivare in piazza con l'uccellaccio sottobraccio un istante dopo che il sovrintendente ai magazzini ha ritirato la cesta dal pulpito, nei minuti in cui i guardiani sono impegnati a dare la sveglia ai cittadini e quindi non possono organizzarsi a dare la caccia a Kraedo.

Devono prima occuparsi che i cittadini non vedano e non sentano la verità' vera della loro VERITA' FALSA. E nel marasma generale, Kraedo può fuggire, sicuro di essere molto più veloce dei guardiani e di ogni altro cittadino. Arriva al centro della piazza, posa l'uccello sul pulpito, tenendolo per le zampe e per il collo e comincia ad urlare!

Cittadini! Venite a vedere il vostro uccello della verità.  Esso altro non e' che un volgare avvoltoio albino che si nutre dei vostri migliori agnelli.

Quegli agnelli che a voi non e' e non sarà mai permesso mangiare.

Venite, venite a vedere la vostra falsa verità!

Poi fu un attimo, un imprevisto accade, l'uccellaccio si risveglia e comincia ad agitarsi starnazzando, i cittadini si svegliano e cominciano ad affacciarsi alle loro porte mentre i guardiani gli urlano di tornare immediatamente dentro. Zew, insieme ad altri capi meno Cheevato (lui non si e' ancora svegliato)  corrono armati di coltelli verso Kraedo urlando UCCIDIAMOLO!  PRESTO PRIMA CHE I CITTADINI VEDANO IL ROVINOSO OLTRAGGIO CHE QUESTO SOVVERSIVO HA COMMESSO.  E TUTTI I CAPI CON L'AUSILIO DI ALTRI DUE PERSONAGGI ALTOLOCATI SI AVVENTANO COI COLTELLI VERSO KRAEDO.

KRAEDO PRENDE UNA DECISIONE IMMEDIATA, LASCIA ANDARE L'AVVOLTOIO E VELOCEMENTE, SCAPPA VERSO L'APPARTAMENTO DI ZEW.  Mentre l'avvoltoio ancora vivo e capace di volare, scappa scomparendo dai cieli della città. 

Kraedo entra veloce nell'appartamento e si nasconde dietro la porta, sa che gli uomini di Cheevato non possono entrare negli appartamenti dei religiosi senza il suo ordine.

Ma Zew può.  E urlando più forte degli altri, si avvicina correndo verso il suo appartamento, lo uccido io questo sovversivo, questo demonio infestato.

Nell'entrare, come richiude la porta dietro di se' gli arriva un calcio potentissimo sul polso della mano che regge il coltello e lo disarma, in una frazione di secondo sente le braccia forti di Kraedo gli stringono il collo fino a spezzarglielo.

Kraedo , velocemente toglie la tunica al Zew e se la mette lui.  E quindi esce correndo verso la folla ormai sempre più agguerrita e fingendosi ansimante per camuffare la sua voce e farla sembrare quella di Zew, urla alla folla;

Presto!  presto!  Correte il sovversivo e' scappato dalla finestra del retro e diretto fuori città, e puntando il dito verso il quartiere dei guardiani urla e' scappato in quella direzione presto prendiamolo uccidiamolo prima che sia troppo tardi.

Mentre la folla degli inseguitori corre nella direzione indicata da Kraedo vestito da Zew, Kraedo fingendosi più lento e ansimante, si distacca dalla folla degli inseguitori , corre nella direzione opposta, verso l'uscita, in direzione della Terra di Nessuno.   Passando attraverso il quartiere amministrativo che essendo giorno di festa e' tutto ancora chiuso. Sentendo le urla da lontano e non sentendosi inseguito, continua a correre. Uscito dalla città in lontananza vede il posto dove ha nascosto le sue armi, si ferma un attimo, si toglie il saio da religioso e si rimette a correre.

L'uccellaccio e' scomparso dal cielo, I capi sono furiosi e assetati di vendetta e vogliono assolutamente uccidere Kraedo.  Intanto continuano a correre urlando e cercando nel luogo opposto a dove Kraedo si trova. Cheevato a questo punto, (pensa Kraedo) si sta' organizzando e presto scoprirà il corpo di Zew e capirà la direzione presa da kraedo.

Quindi arrivato al suo nascondiglio, velocemente si mette l'astuccio delle frecce in spalla, frecce pronte all'uso arco pronto all'uso, spada al fianco coltello dietro il collo, bisaccia in spalla e via di corsa a passo sostenuto e sostenibile. seguendo il ruscello in direzione sud-ovest, verso la Terra di Nessuno. Dopo un'ora di corsa si ferma, beve dal ruscello, si riempie la borraccia di acqua fresca, si lava la faccia e si rimette in moto a passo di jogging per un'altra ora. Il ruscello lungo il quale sta' correndo fa un'ansa verso sud, quindi molto probabilmente pensa Kraedo sta' andando verso il grande fiume nelle vicinanze della Terra Dei Guerrieri e Kraedo deve stare lontano da quella zona inoltre, deve continuare in direzione Sud_Ovest per arrivare ad un guado molto oltre la Terra Dei Guerrieri ed entrare nella Terra di nessuno, a due giorni dal suo villaggio, ad due giorni dalla Terra dei Folli e a due giorni dalla montagna del vecchio saggio.

Kraedo ormai stanco, col sole a circa due ore dal tramonto, cammina a passo normale, col coltello in mano, pronto a trovarsi qualcosa da mangiare, qualcosa che non necessitasse il fuoco, non poteva rischiare di farsi notare da nessuno vicino o lontano. Arrivato in prossimità' di un bosco, si guarda intorno e tutto quello che trova sono della cicoria commestibile anche cruda, delle radici commestibili  che lui ben conosce e sugli alberi qualche mela selvatica.  

Non cerca funghi, ne ha mangiati di crudi cosi' tante volte che non li sopporta più se non li può cuocere.  

Ma ecco che nei cespugli nota una tacchina selvatica che razzola indisturbata, Subito cambia idea siccome deve camminare tutta la notte per sentirsi lontano e al sicuro dalla vendetta dei tiranni della Terra della Verità

Trova il nido con dentro tre uova, le raccoglie ma poi cambia ancora idea e con una fiondata, cattura la tacchina.

Si siede mangia le uova crude, le fa una piccola incisione a tutti e due gli angoli e le succhia, lasciando il guscio vuoto intero.   Taglia testa e zampe alla tacchina e la spiuma mentre cammina.  Ogni tanto si ferma per sciacquarsi la bocca con una mela e continua tutta la notte alla luce delle stelle e di uno spicchio di luna nascente.

All'alba, finalmente a distanza di sicurezza dalla terra Della Verità si ferma, si accende un fuoco con legna secca, piazza la tacchina su due pietre accanto al fuoco ma non troppo vicino da lasciarla bruciare mentre dorme si rilassa e si addormenta al caldo un paio d'ore.

Al risveglio, un po' intorpidito ma ristorato, beve un po' d'acqua dalla borraccia, gira la tacchina che da un lato e' ben colorita, riattiva il fuoco con altra legna, si trova dei funghi, un ramo abbastanza adatto a farci uno spiedo, infilza la tacchina cotta per meta' e la mette accanto al fuoco tenendo le due estremità sostenute dalle pietre.  Mette i funghi a cuocere su un'altra pietra e si rilassa, pensando a tutte le sue avventure e a cosa era diventato come persona.  Oramai si sentiva trasformato in un animale selvatico.  Si sentiva in ambiente dove ogni vita per vivere deve sopprimere un'altra vita.  Veeta dentro di se' pensava:  Che schifo di animali, questi esseri umani, sanno solo uccidersi.  Eppure hanno tanto posto tante risorse naturali per viverci tutti insieme in pace.  Mah!  Ormai questi di Veeta, erano pensieri ricorrenti.

Naero invece, si faceva sentire sarcastico:   Cosi' tu stai inseguendo la SAGGEZZA EH?  Se continui a inseguirla in questo modo, prima di raggiungerla avrai sterminato tutti gli esseri umani esistenti.

Kraedo con la sua poca simpatia per Naero risponde tagliente:  Tu zitto, sinistro rappresentante del mondo oscuro. 

Non e' ancora arrivato il tuo momento di impadronirti della mia anima.

Veeta si compiacque della risposta, segno che Kraedo era determinato a vivere, magari pericolosamente ma a vivere. E questo e' quello che Veeta voleva.

Kraedo si riposa, mangia, si nutre e si rimette in cammino col sole a mezzo pomeriggio e ad una giornata di cammino dalla Terra Di Nessuno.

Arriva finalmente in vista del grande fiume e si accampa in un fossato circondato da alcune di grandi rocce di granito. Fuoco acceso dentro il fossato con tanta legna secca, per produrre tante braci.

In una posizione non visibile dal lontano, scalda il resto della tacchina, mangia due mele selvatiche per bilanciare il nutrimento e apportare un po' di fibra al suo sistema digestivo e si addormenta tra il fuoco e le rocce di protezione.

La mattina si sveglia con tanta energia positiva e poca acqua nella borraccia.  Quindi pensa che forse e' meglio se si avvicina al fiume e magari oltre all'acqua ha anche la fortuna di avvistare qualche trota che lo aiuti a cambiare dieta.  E la fortuna ancora lo aiuta, con le sue frecce, riesce a prendere due trote di grossa taglia.  Le sventra, le squama, le toglie la testa e se le mette in bisaccia.  Si riempie la borraccia con l'acqua fresca, e si cerca un guado possibile senza rischiare di perdere tutti i suoi averi, sopratutto i medicamenti, poi chiaro, le armi.  Trovato il guado,

Si ferma, si accende un altro fuoco, si cucina le trote, si arrostisce un po' di radici commestibili, mangia, poi si lava nel guado sabbioso.  Si stende al sole ad asciugarsi e a mezza mattina e' pronto per entrare nella terra di nessuno.


Cari i miei lettori, so bene che all'inizio della storia, il Saggio a Dog's Hill ha spiegato a Kraedo che deve passare attraverso la Terra di Nessuno, diretto alla Terra delle Donne.
Purtroppo nessuno può predire con sicurezza il futuro e nessuno può prevedere gli imprevisti che possono accadere lungo un viaggio in solitaria nel mondo ancora selvaggio del' Alto Medio Evo.  Nemmeno il tanto riverito vecchio saggio lo può prevedere.

Nell'attraversare la Terra Nessuno, Kraedo si trova ad affrontare un'immensa tragedia alla quale sopravvive appena, con tanti dolori, tante ferite e con tante lacrime.

Quindi preparatevi i fazzoletti .  Ne avrete bisogno, ci sarà molto da piangere e anche voi piangerete leggendo, come io ho pianto scrivendo.

Fine del sesto capitolo.


Prossimo capitolo;  Kraedo nella Terra di Nessuno.


SPIRITI RANDAGI

(Libro uno di due)

(Capitolo settimo) 

KRAEDO NELLA TERRA DI NESSUNO

(LA TRAGEDIA),


Kraedo sta' muovendo i primi passi nella Terra Di Nessuno.

Il sole alla sua sinistra, quasi di spalle, l'ombra sulla sua destra, quasi davanti al piede destro e cammina pensando ai sentieri da seguire, quando si trova davanti a dei sentieri.

E quale direzione seguire, quando deve attraversare i campi per evitare le montagne, oppure attraversare su per le montagne per non perdere tempo girandoci intorno.

Ora si trovava a dover scegliere una direzione.  Aveva davanti a se' a meno di una giornata di cammino, le montagne dietro le quali si estende il territorio selvaggio dove sta' il vulcano, dentro il cui cratere esiste il suo villaggio, distante un'altra giornata di cammino.

Sulla sua destra, il grande fiume che scorre verso il suo villaggio.  Alla sua sinistra, un lunghissimo passaggio tra due pareti rocciose basse (poco meno di tre metri d'altezza) che si snoda in direzione sud-est.

Lui deve seguire per un tratto la direzione sud-est, per poi virare verso est e attraversare il territorio tra il suo villaggio, La Terra Dei Folli e Dog' Hill, dove vive il Saggio Eremita.

Il paesaggio che si trovava ad attraversare, era un territorio desertico, poca acqua presente, niente alberi di alto fusto ma solo alberi bassi, legnosi e spinosi con poche foglie.  Territorio abitato da coyotes, serpenti, puma e altre simpatiche creature a cui non dispiace mordere la carne umana, oltre a quella di altri animali.

Faceva caldo e Kraedo si tolse la camicia, la appese sulla corda della bisaccia e cammina a torso nudo.

A giudicare dalla posizione di una poiana, in volo statico, veleggiando in cerchio sullo stesso punto in cerca di prede a terra, capisce che se ci sono animaletti da preda per la poiana, in quel punto si può trovare dell'acqua.   Decide di attraversare il passaggio tra le pareti rocciose per arrivare al punto dove veleggia la poiana, all'altro lato del canyon.

Kraedo, cammina all'ombra della parete rocciosa alla sua sinistra, pensando alla sua storia, agli amici, ai parenti, a Tootta. Tranquillo e distratto dai suo pensieri.

Troppo tranquillo, troppo distratto, mentre camminava.  Poi fu' un attimo, un brevissimo istante, l'ombra di un puma in agguato alla sua sinistra, il salto del puma verso Kraedo, l'estrazione del coltello dalla guaina dietro il collo e la giravolta di Kraedo verso il puma, si svolsero in un flash simultaneo.   Il petto del puma si infilza come carne allo spiedo sul coltello affilatissimo di kraedo.

Colpito in pieno al cuore cade morente ai piedi di Kraedo ma nel cadere, con i suoi artigli della zampa destra, gli strappa il muscolo pettorale sinistro, portandogli giù pelle e carne, staccandogli oltre meta' del muscolo, lasciandolo pendente e sanguinante.

Kraedo, agi' immediato e sicuro, strinse i denti e taglio' via totalmente il pezzo di pettorale pendente per evitare la cancrena.

Prese subito uno dei panni dalla sua bisaccia, si tampono' al meglio il petto sanguinante e si mosse veloce col pezzo della sua carne in mano, verso il punto dove veleggiava la Poiana.

Li c'era una minuscola sorgente d'acqua, vi si inchino' verso l'acqua, si lavo' la ferita e velocemente si asciugo e fermo' la perdita del sangue con i suoi medicamenti di bacche e corteccia d'albero triturati.   Sapeva di avere pochissimi minuti a disposizione se voleva sopravvivere. Bevve tutta acqua che poteva bere, seppur mista al suo stesso sangue. Si infilo' in bocca due foglie da masticare, per minimizzare fatica e dolore e mentre masticava, taglio' di netto una coscia del puma, gli tolse la pelle, e insieme alla sua carne, lo avvolse in un pezzo di stoffa inumidita nell'acqua.

La sua borraccia era ancora piena, l'acqua se la voleva tenere di scorta per la lunga notte che aveva davanti.  

Quindi aveva solo una prova da compiere prima di essere assalito dalla febbre e forse anche da una infezione.

Doveva procurarsi tanta legna secca per farsi un fuoco in un punto sicuro dove passare la notte.

Era sulla bocca di uscita del canyon e scelse uno dei tanti incavi della roccia esposto a est.  

Lavorando con la sola mano destra, per non far sanguinare la ferita, si procuro' tanti rami secchi e legnosi di cui per fortuna, c'era abbondanza.

Kraedo si fa un fuoco a semicerchio intorno alla sua caverna rocciosa, lasciando abbastanza spazio per l'ossigeno da respirare.  

Mise la coscia di puma sulla roccia vicino al fuoco per poterla trovare cotta almeno da un lato e mangiarla prima di notte, se avesse resistito al dolore e alla febbre che ormai cominciava a salire.  

Si creo' un giaciglio di erba secca sul punto più piatto della roccia.

Si tenne il pezzo della sua carne involta nel panno umido, non voleva lasciarla in pasto agli insetti e ai predatori.  

Per Kraedo, ogni molecola del proprio corpo, era sacra, era sua e solamente sua.

Non la avrebbe seppellita perché non voleva fosse mangiata dai vermi. Avrebbe deciso la mattina seguente cosa farne.  

Veloce come poteva, ritorno' alla sorgente, per bere ancora tanta acqua.

Si assicuro' di avere tanta legna secca la fuoco per tutta la notte ed oltre.  

Si mise a mangiare quella parte di coscia di puma che era cotta. Non aveva mai mangiato carne di puma prima in vita sua.

Pero' aveva mangiato quella dei gatti selvatici del suo villaggio e le due carni si assomigliavano.

La febbre era alta, Kraedo aveva dei tremiti di dolore e di freddo.   Ormai si sentiva debolissimo.  

Anche se allenato al dolore fisico il dolore di quella ferita insieme alla spossatezza fisica stavano avendo la meglio su di lui.  

Stava delirando con voce rauca e tremiti fisici incontrollati, Kraedo si stese sul suo giaciglio e si lascio andare al sonno delirante, di una lunga traversata notturna verso il sorgere del sole del giorno seguente.  Non aveva nemmeno la forza di sperare di sopravvivere tanto era sfinito.   Voleva solo dormire e non svegliarsi più in quella situazione.

Voleva solo dormire fino a che fosse guarito, fino a che poteva sentirsi ancora forte e sano.

Tra il rumore delle sue frasi strascicate nel delirio, gli scoppiettii della legna sul fuoco e le frenetiche attività dei predatori notturni, la notte lascio' la scena lentamente, facendo spazio al  sole del mattino, che illuminava la cava nella roccia con Kraedo che si sveglia assetato e sempre febbricitante.

Debolmente prese la borraccia e bevve.  Aveva fame ma non riusciva nemmeno a sedersi.  Quindi si rimise steso tra un dormiveglia e un tentativo di alzarsi.

A mezza mattina, riuscì a mettersi seduto, si mise due foglie da masticare in bocca, dopo qualche minuto riacquisto' un po di forza, si avvicino al fuoco e trovo' che il resto della coscia del puma era interamente carbonizzata.  

Si guardo' attorno e anche il resto del puma era sparito, portato via da altri predatori notturni.

Kraedo sapeva che doveva nutrirsi subito, aveva poche foglie da masticare rimaste e doveva razionare le sue energie e prevenire un peggioramento della sua ferita.

Ora poteva solo usare la mano destra e non poteva sforzarsi troppo.  Guardo' nella bisaccia e tutto quello che aveva, erano due mele, poca quantità di pasta medica e una decina di foglie.

E involto nella stoffa ancora umida, la sua preziosa parte del pettorale sinistro.  Penso' alla storia dei cannibali raccontata dai saggi del suo villaggio.   E penso' che fosse folle quello che stava per fare ma lo fece comunque;  Pulì come meglio poteva la pietra vicino al fuoco e pose religiosamente quel pezzettino di muscolo, alimento' il fuoco con altri rami secchi che aveva di scorta e si rilasso' pensando che ora davvero era nei guai, guai seri.   Doveva sopravvivere in condizioni proibitive ma non aveva paura.  Neanche la solitudine gli faceva paura.  Kraedo si faceva compagnia con la propria voce, parlando da solo come se fosse al villaggio coi suoi parenti ed amici.  Conversava e si incoraggiava da solo.

Quel pezzetto di muscolo era ormai cotto, lo prende con la punta del coltello, se lo porta davanti al naso, lo annusa e non gli sembra molto più diverso dalla carne di altri animali che ha mangiato.

Piano piano mentre gli veniva da piangere comincio' a masticare quel pezzetto della propria carne, condita col sale delle proprie lacrime.  Masticava e piangeva, ingoiando le proprie lacrime.

Pensava al villaggio, a Tootta, alla cascata, e infine decise che doveva trovare altri pensieri che lo facessero smettere di piangere.

E dopo avere ingoiato l'ultimo boccone della sua carne, trovo' finalmente un pensiero incoraggiante, un pensiero a forte energia positiva.  

Penso' che se mai per sbaglio dovesse trovarsi a passare per la Terra Dei Cannibali, se li sarebbe mangiati prima di essere mangiato da loro.

Gli venne da sorridere, pensando a come si era trasformato in cosi' poche settimane.

Questo pensiero gli dava il coraggio di provare a fare qualche passo di ispezione, seppure barcollando, con l'aiuto dello stimolo delle foglie che masticava.

Meno male che c'era acqua potabile in abbondanza nella piccola sorgente, più che una sorgente, era una pozzanghera alimentata da un filo di acqua sorgiva.

Ora pero' aveva bisogno di portare più legna secca vicino al fuoco, per la notte che sarebbe arrivata.   E non vuole trovarsi delirante, febbricitante e sfinito in balia della notte fredda e dei predatori notturni, che senza il fuoco di protezione si sarebbero avvicinati a con fameliche intenzioni.

Col coltello sulla mano destra, e la bisaccia sulla spalla destra, si avventura di pochi passi a raccogliere ancora della legna.

E passando vicino alla sorgente, vede qualcosa di invitante;   Una giovanissima lucertola gigante del deserto.  Almeno mezzo metro di lunghezza, stesa su una roccia accanto alla sorgente, prendeva tranquilla la tintarella, aspettando qualche incauto animaletto che venisse alla fonte a bere per poterlo trasformare in una nutriente colazione.

Si ferma, poggia per terra la bisaccia, prende la mira e lancia il coltello in aria facendolo roteare due volte prima di cadere a punta in giù, proprio sulla testa del rettile.

Scuoiare un rettile, con una mano sola non e' facile, ma Kraedo ha anche due piedi e con questi si aiuta.

Decapitato il rettile, tagliata la punta della coda, riesce a scuoiarlo e lo porta accanto al suo fuoco campale.

Lo poggia sulla pietra accanto al fuoco e mentre il rettile cuoce, Kraedo torna alla sorgente, si inchina a bere, poi si riempie la borraccia di acqua fresca, si scioglie la fascia che protegge la ferita, e se la lava di nuovo, asciugandola col panno dove prima teneva il suo pezzetto di muscolo.

Si cosparge la ferita incrostata di sangue raffermo che si sta' cicatrizzando e felice di notare che non ci sarà cancrena, ricopre la ferita con la sua pasta medica.

Si lava come può le fasce, bagnandole alla fonte e fregandole col la sola mano destra sulla pietra, tenendole da un lato col ginocchio.  Le porta accanto al fuoco, le posa su un ramo e le lascia ad asciugare al caldo e al sole.

Piano piano muovendosi con cautela riesce a portarsi abbastanza legna secca per scaldarsi durante la notte che sarebbe arrivata umida e pungente come accade nei deserti.

Poi si stende di nuovo nel suo giaciglio, pensando che ce la avrebbe fatta ad uscirne vivo.  Il dolore era forte quando si muoveva.  Ma quando si sdraiava era pure peggio.

Più tardi, verso il primo pomeriggio, con le energie al minimo e la febbre che calava leggermente, riesce a masticare un poco di lucertola.  

Non era cattiva, gli ricordava un po' la carne di pollo.  Riusciva a tenere a bada la debolezza e inoltre, aveva una scorta di carne per il giorno seguente.

Sentiva che non ce l'avrebbe fatta a riprendere il cammino prima du due giorni.   Mangio' una delle due mele rimaste e si appisolo' di nuovo.

E venne sa sera, preludio di un'altra notte lunga e fredda.  La febbre che saliva di nuovo e con la paura che  l'odore delle carne di lucertola, attirasse qualche branco di coyotes affamati, ne' mangio' quanta pote' ne lascio' solo un pezzo di lombo per l'indomani e con grande sforzo fisico, porto' lontano dal rifugio il resto della carcassa con la speranza che bastasse a tenere lontano da se' i predatori di grande taglia.

Per prudenza, chiuse il semicerchio del fuoco attorno alla cava da scoraggiare attacchi mentre dorme. Si mette la spada a portata di mano destra e esausto si lascia andare sul giaciglio.

Ricomincia il delirio, accompagnato dai fremiti e i brividi di freddo.  Accompagnati dai rumori degli animali del deserto e da qualche ululato di coyote in lontananza.

La notte passa e si allontana.   Sostituita da un'alba che presto diventa giorno.

Kraedo, intirizzito, debole e ancora un po' febbricitante, si sveglia con un gran desiderio di un sorso di latte fresco.  

Ma deve accontentarsi di un sorso di acqua di fonte.

Passa anche quel giorno tra i rituali del giorno precedente, lavaggio della ferita, pulitura della fascia, pranzo a base di lucertola e acqua fresca, l'ultima mela, altra legna secca per la notte, e si prepara per quella che lui pensa sarebbe stata l'ultima sua notte nel deserto.

Si sentiva meglio.  Meglio abbastanza da provare a partire la mattina seguente, ma non verso est.  Sentiva necessario tornare prima al suo villaggio, curarsi tra la sua gente e poi semmai partire per la Terra Delle Donne una volta guarito completamente.   Ma questa volta, pensava che si sarebbe portato Tootta con se' e non gliene fregava niente dell'approvazione dei parenti e degli amici.

E per essere sincero, pensava;  Non e' che me ne freghi tanto neanche del vecchio saggio e delle sue storie.

Gli dispiaceva solo farsi vedere da suo padre ferito e sconfitto dalle avversità.   

Ma pensava anche che fosse solo ferito e sconfitto ma non arreso.

Kraedo si sentiva, troppo più forte delle avversità per doversi arrendere.  Si sarebbe arreso solo alla morte dopo che avesse esalato l'ultimo respiro.

Ma mai e poi mai, in nessuna circostanza, si sarebbe arreso ad avverse circostanze o ad un altro essere umano.

Quella sera, anche i sintomi della debolezza fisica e della febbre erano più miti.  E la mattina, sarebbe partito.

La notte, trascorre ancora senza incidenti, la mattina, si presenta tiepida e il cielo e' azzurro.  

Guarda in direzione sud-ovest verso il suo villaggio e nel vedere all'orizzonte la silhouette di una catena montuosa, a circa una giornata di cammino, imagina che dietro quella catena montuosa comincia il territorio del vulcano dove si trova il suo villaggio.

Mangia quel po' che gli e' rimasto in bisaccia, si lava, si spalma l'ultima parte di pomata sulla ferita che si sta' rimarginando senza creare puss, e si prepara per la grande impresa.

Attraversare l'ultimo tratto della Terra Di Nessuno, senza più pomata, senza più un boccone di cibo e senza arco e senza frecce, non potendoli più usare per via della ferita, li lascia nel deserto.

Spada al fianco destro, coltello al fianco sinistro, non può tenere la guaina del coltello dietro al collo, sempre per via della ferita.

La bisaccia con dentro solo sei foglie da masticare e la borraccia piena di acqua fresca.  Kraedo si mette in marcia lentamente ma costante.

Il deserto roccioso la mattina, e' uno spettacolo indescrivibile, la fauna e' rara e si tratta maggiormente di rettili, e rodenti. Ma anche qualche uccello predatore in volo, a guardia del proprio territorio.

E gli passo' per la mente quel' uccellaccio albino mangiatore di agnelli da latte, in quella tragica città di tiranni e assassini che tutti chiamano La Terra Della Verità.

A meta' pomeriggio, Kraedo stanco e affamato, si ferma un poco a riposare accanto ad una pianta grassa a foglia larga colma di acqua, con le spine ai lati.  Ne aveva visto al suo villaggio, di uguali, le donne le tenevano come pianta ornamentale.  Ma a volte, certe mattine ne utilizzavano la polpa spremuta, anche per bere, mischiato ad arance spremute.   E dicevano che purificava lo stomaco.  Poi la utilizzavano mischiata a terra argillosa rossa per farsi degli impacchi di pulizia della pelle del viso e dei capelli.

Pensava, a quante cose meravigliose e utili aveva imparato al suo villaggio.

Dopo il riposino si taglia un paio di foglie della pianta grassa, taglia i lati spinosi, taglia la foglia a pezzi, e si rimette in marcia, masticando i pezzi della pianta e ingoiandone la polpa.  Sputandone fuori la buccia.  La trovava buona ed anche un po' energetica.

Era ormai a oltre meta' strada dalle montagne.   All'orizzonte si vedevano delle nuvole avvicinarsi sopra le cime dei monti.  Pensava che doveva arrivarci prima del buio, per trovarsi un riparo sicuro per la notte e proteggersi dagli animali e anche dalla pioggia.

L'apparire delle nuvole, non era un cattivo presagio.   Per Kraedo significava che su quei monti, c'era acqua e in quelle foreste cibo e protezione.

Continuava a camminare pieno di ottimismo e felice di essere ancora vivo che anche la salita gli sembrava una discesa.

Col sole che si preparava a sparire dietro le vette montuose, Kraedo era arrivato quasi sulla cima. Si fermo' in una radura a ridosso delle rocce, gli sembrava un posto sicuro.

Trovo tanta legna, delle mele selvatiche e tanti funghi. E miracoli della natura, trovo le bacche nere e anche gli alberi dalla corteccia con le quali creare la pomata.  

Non si guardo' nemmeno intorno in cerca di carne.  Era contento con i funghi, le mele, il fuoco e il rifugio sotto la volta della roccia al riparo della pioggia.  Una piccola riserva di acqua piovana dentro gli incavi delle rocce non sembrava stantia, sembrava abbastanza fresca, probabilmente residui di rugiada della notte precedente.

Preparato il fuoco, un giaciglio di fogliame fresco, cotti e mangiati i funghi Kraedo si mette a dormire.  Quella notte, non piovve.

Ma la febbre era di nuovo alta.  Si alza pure il vento, non molto forte pero' abbastanza per muovere le fronde degli alberi e mentre si addormenta ricomincia il delirio.

Ad ogni rumore della foresta, si sveglia e vede su nel cielo quelle nuvole che spinte dal vento danzano in cielo come folletti malvagi e le stelle che sembrano giocare a nascondino con le nuvole.

Vuole addormentarsi, ma on ci riesce, resta in dormiveglia per lunghi periodi, mentre pensa al villaggio, ai parenti e agli amici intorno al fuoco nelle sere calde a raccontare storie vere e fiabe inventate.  Pensava a quando era un infante, si rivedeva attaccato al petto di mamma Leyska al caldo e protetto.   E il pianto torno' a fargli compagnia in quella notte da incubi, le lacrime a colavano a fiotti.  Erano lacrime diverse da quelle della Terra Dei Misteri e anche da quelle dei due giorni prima quando mastico' quel pezzo della propria carne attaccata alla pelle.  Le Lacrime della Terra Dei Misteri, erano amare, quasi acide.  Quelle dei due giorni precedenti erano fredde e salate.  Ma quelle di questa notte erano lacrime dolci e calde e più scendevano e più piangeva nostalgico e sempre più innamorato della sua famiglia dei suoi amici e di chi altri?  TOOTTAAAAA!  SEMPRE LEI IN CIMA AI SUOI PENSIERI.

Quelle nuvole gli incutevano paura.  Il rumore della foresta poteva coprire il rumore dei passi degli orsi e anche di altri predatori affamati.

Il dormiveglia e il delirio lo accompagnarono fino all'alba.

 E quella mattina, nonostante la notte insonne, si sentiva più energetico.  Si mise in cerca di qualcosa di necessario nelle vicinanze del rifugio ma senza sapere neanche lui cosa cercava.

E poi seguito istantaneamente da un lampo di gioia vide quello che il suo inconscio cercava.  Le foglia da masticare.  

Ce n'erano in abbondanza tanti alberi con le foglie da masticare.

Ora aveva tutto il necessario, aveva frutta, aveva trovato anche delle radici commestibili, poteva anche trovare uova di tacchino selvatico, ne' aveva visto alcuni.

Si avvicino di nuovo al rifugio e su una pietra pulita, si preparo' la sua pomata, si curo' di nuovo la ferita, mese il resto della pomata nell'involucro di intestino d'agnello che si portava sempre dietro,

Insieme alla borraccia d'acqua.  Mangio' delle mele e delle radici arrostite su pietra, dei funghi e si rimise in marcia.

Ormai mancava meno di un giorno di cammino al suo villaggio, pensava che vi sarebbe arrivato dalla cima del vulcano, camminare attorno alla corona rocciosa del cratere, fino alla postazione delle guardie del villaggio, in cima alle rocce del CANCELLO VERSO IL MARE e da li discendere la scalinata di pietre fino al villaggio.   Arrivato a mezza serata, decide di fermarsi per la notte.  Vuole arrivare al suo villaggio di mattina per assaporare il profumo del mare, insieme alla vista della sua amata gente.  Vuole rivedere Tootta oscurare la luce del sole con la luce della sua bellezza.

Come sempre, si trova una posizione sicura tra rocce e spazio per il fuoco.  Cerca e trova delle uova di tacchino selvatico dei funghi, pere e mele selvatiche, mangia le uova crude, due pere e si addormenta.

La mattina, si rimette in moto verso il cratere.  Ha voglia di essere allegro e spensierato ma non ce la fa'.  E' assalito da brutti presentimenti.  Ripensa alla notte precedente, a quelle nuvole paurose con le stelle che appaiono e scompaiono nel cielo oscurato da quelle mostruose nuvole.   E kraedo si sente vuoto di ogni sentimento positivo ma colmo di brutti presentimenti che cerca di scacciare ma senza successo.  

Si mette a masticare le foglie, tre alla volta per potere camminare più energetico verso il villaggio.  

E' impaziente di arrivare e vedere se e' successo qualcosa di spiacevole o se i suoi presentimenti sono solo frutto di stanchezza e delle sue disavventure.

Arriva in vista dal vulcano all'imbrunire e decide di passare li' la notte in un posto sicuro col suo fuoco, la sua frutta e dei funghi. Niente uova, niente carne.

Ma anche i funghi erano una pietanza abbastanza nutriente kraedo si accontenta. Si addormenta sperando un un sonno pacifico.  Ma purtroppo viene svegliato continuamente dagli incubi.

Si sogna perso in un deserto senza una una direzione, si vede a girare in cerchio senza trovare un'uscita dal deserto.  

Maledice mentalmente gli incubi e si rimette a dormire finche' viene risvegliato di soprassalto da un altro incubo.

Ma la mattina arriva comunque dopo la notte, fregandosene degli incubi e delle disavventure e dei problemi degli esseri umani.

Ed era una giornata annuvolata, e ventosa.  Nuvole bianche trasportate dal vento dal mare verso i monti.  Non faceva freddo ma Kraedo non si sentiva bene.

Stava male dentro, giù di morale e neanche masticando qualche foglia si rallegrava.

Un paio d'ore dopo una nervosa passeggiata, arriva vicino al cratere. Non vede le guardie in lontananza nelle loro postazioni sulla corona del cratere.

Ma intorno a se' le tracce di decine di cavalli montati visibili e presenti un un area abbastanza vasta, dirette verso il cratere e e di ritorno in direzione opposta.

Kraedo e' spaventato i presentimenti più disperati si fanno spazio nel suo animo.

Si avvicina alla corona del cratere, guarda verso il suo villaggio e quello che vede e' uno spettacolo tragico, spettrale, assurdo.  E Grida!  NOOOO!  NOOOOO!  NOOOO!  NOOOOOO!  PERCHE'?  PERCHE'?  PERCHE'?  PERCHE' CAPITA A ME?   IO NON MERITO QUESTO,  IO NON MERITO QUESTO!  E cadde in ginocchio guardando incredulo.  E con il desiderio di non essere mai nato,

guardava verso quella tragedia disumana del suo villaggio coperto da un lago d'acqua, il fiume che cadeva al posto della cascata che non esisteva,  più formando un lago che copriva fino a meta' altezza tutte le colline fino a lambire la base delle mura del cratere.

Veeta, ha paura, ha paura che Kraedo si butti giù in cerca di una morte liberatrice di tutte le sue pene.  

Questo per Veeta, significherebbe ricominciare da capo una lunga attesa di essere attirato da una nuova vita senziente e sperare di riuscire nella sua missione di evolversi in Spirito della Creazione.  

E intanto pensa alla fine del suo primo oste, un gioioso delfino, ucciso e mangiato da un banco di orche fameliche. 

Veeta, si stava affezionando al delfino. Ma questa volta, la sindrome di affezione a Kraedo era più intensa era come se Veeta stesso stesse diventando più umano che spirito non vuole separarsi da Kraedo e piangeva dentro la sua mente.  

(ANCHE GLI SPIRITI PIANGONO)  E cerca di farsi sentire da Kraedo. Ma la mente di questo essere umano e' troppo, troppo depressa e Veeta non può altro che piangere.

E mentre Kraedo, senza più lacrime, senza più neanche l'energia per restare vivo, si accascia al suolo e cade a viso in su.  Kraedo vuole restare li fino all'ultimo respiro.  Non vuole più' vivere.

Ma Veeta, finalmente ritrova il canale di comunicazione aperto e nella sua mente lo incoraggia ad alzarsi e continuare a muoversi.  

A cercare le ragioni di tanto scempio e camminare verso la Terra dei Folli in cerca di suo fratello.

Ma Kraedo, prima di muoversi, vuole cercare di ritrovare un motivo per credere di doversi muovere e di continuare a vivere.  

Veeta suggerisce:   Non rivedere mai più fratello I-Jee?  Poi, tanto devi morire lo stesso prima o poi.

Quindi alzati e affronta la vita, che la morte la affronterai comunque un giorno.

Kraedo si mette in ginocchio, si avvicina all'orlo del cratere e vede sei scale di corda assicurate alle rocce dalla sua parte, che arrivano fino in giù, fino alla base delle pareti rocciose.  

Poi alza lo sguardo verso il mare e vede dei detriti di legno, di quelle che un tempo erano le capanne di Better Men Village.

Vede anche delle barche rovesciate e delle travi di legno galleggianti in lontananza.

Piano piano, sente quel sentimento d'odio aborrente, che con tanta fatica aveva cacciato dal suo sistema emotivo, lo sente risalire più' forte di prima accompagnato dal profondo disprezzo per chiunque avesse commesso questa strage.

Kraedo comincio' a muoversi verso La Terra dei Folli.  Nella mente i pensieri più' cupi.  Ma continuava a camminare, stanco affamato e disperato.

Si sentiva, come se il vento dal mare stesse soffiandogli dentro la testa, sconvolgendo il cervello e confondendo i suoi pensieri.

Era scoraggiato, aveva paura di non trovare più nemmeno suo fratello.

Si sentiva come se fosse una cavia inerme, nelle mani di potentissimi scienziati extra terrestri che facevano gli esperimenti sul suo corpo e la sua mente.

Si sentiva piccolo, debole, e impotente al cospetto di forze sconosciute indecifrabili e non contestabili.

Continuava a camminare sfiduciato e preparato al peggio.  Ma in fondo in fondo, anche se no lo voleva dire neanche a se' stesso, sperava.  

La speranza nel fondo del suo animo era ancora accesa, debole ma accesa.

Il dolore alla ferita anche se presente, era oscurato dal dolore del suo spirito aveva il cuore a pezzi.   Eppure continuava a camminare.

Lungo il cammino, mangio' quello che di edile trovo' lungo il sentiero erboso, cicoria selvatica, e radici commestibili di piante amare, come i cardi e alcune radici di liquirizia.

Non aveva ne' voglia ne' interesse a nutrirsi di altro.  Voleva solo arrivare alla Terra dei Folli e abbracciare suo fratello se esistesse ancora.

E pensando questo, senti qualche lacrima che finalmente si affacciava all'angolo degli occhi e farsi strada in giù attraverso le guance e giù per il collo senza preoccuparsi di asciugarle.

L'odio era sparito nuovamente dal suo sistema emotivo e sentiva la forza della speranza crescere in lui.

A mezzo pomeriggio, finalmente arrivo' in vista dei canyon dove incontro il fratello I-Jee.

C'era qualche filo di fumo che saliva verso il cielo semicoperto dalle nuvole bianche e vedeva delle figure umane in vicinanza del fiume.

Krado, seppur debole, malnutrito e devastato dalla disperazione, riesce ad accelerare il passo.

Mano a mano che si avvicina, vede più' gente, sempre più' gente, tanta gente e tra loro la silhouette snella e alta di suo fratello I-Jee.

Incredulo, emozionato con le lacrime che cadono copiose offuscandogli la vista, si mette a correre come può cerca di gridare ma gli esce dalla gola solo un lamento rauco.

Suo fratello lo nota, ormai e' a poche decine di metri dal gruppo, riesce a vedere Leyska, sua madre e tanti altri componenti del suo villaggio.

I-Jee, capisce che Kraedo e' ferito e gli corre incontro.  Kraedo corre cercando ancora di gridare " I-Jee " e questo volta ci riesce e cade esausto svenuto tra le braccia di suo fratello.

Sentendo Kraedo al sicuro, amato e protetto, Veeta si rilassa e lascia Kraedo dormire il sonno dei giusti.  Kraedo riapre gli occhi il mattino seguente.

Il viso tra le many di mamma Leyska e decine di teste intorno a guardarlo con amore e con apprensione.

I-Jee chiede:  Come ti senti?  Ce la fai a parlare? O preferiscici ascoltare la nostra storia, prima di raccontarci la tua?

Kraedo;   Con un filo di voce, Dov'e' Tootta?  Dove e' Padre Aezy?  La mamma, gli stringe nervosa le mani intorno al viso, kraedo capisce e ricomincia a piangere.

I-Jee:  Tootta e' viva e sta' bene.

Leyska prende la parola:  con un filo di voce;  Tuo padre, era malato e ci ha lasciato la settimana dopo che tu sei partito. Non ti ha mai detto niente perché non voleva essere visto da voi figli, debole e moribondo nel letto di morte.   Desiderava essere ricordato sempre sano e forte come lo avete sempre conosciuto.

E spirato tra le mie braccia, il giorno prima che I-Jee venisse a visitarci.

I-Jee, lascia scorrere qualche lacrima, anche a Leyska gliene scappa qualcuna anche se cercava di trattenerle.

Kraedo aveva già pianto tanto nei giorni e nelle ore precedenti.  Ma al sentire la storia della fine di suo padre, invece di piangere, si sentiva investito da un forza invisibile ma potente.  La forza inarrestabile di suo padre.   Stette in silenzio serio pensando che doveva guarire al più presto possibile e usare quella forza devastante che gli scorreva nel sangue, per trovare e sterminare coloro che gli hanno distrutto il villaggio, coloro che hanno inflitto cosi' tanto dolore alla sua gente, non avevano il diritto di esistere nello stesso mondo di Kraedo.  Quegli esseri malvagi dovevano essere cancellati dalla faccia della terra e cancellati dalla memoria di ogni essere vivente.  Chiunque essi fossero.

 Dopo un lungo minuto di silenzio, kraedo chiede pacato e con voce calma:  Cosa e' successo al nostro villaggio?  E dove E' Tootta?

Parla I-Jee;   Prima ti dico cosa e' successo a tutti noi poi di Tootta.   E comincia a raccontare;  Tutti i territori di questa vasta zona del mondo, erano parte del regno di Shemproo. Un re che si occupava solo di godere della sua posizione di re.  Ma non si e' mai occupato di monitorare lo stile di vita dei regni limitrofi ne' le loro forze belliche.  Il suo regno, venne attaccato, senza preavviso e distrutto dall'esercito di re Askeroso;  Un re potente, proveniente da ovest, aldilà  della terra dei cannibali.  Un re ingordo e spietato con un esercito molto forte e organizzato.

Subito dopo lo stermino dell'esercito di Sheemproo, re Askeroso ha mandato una legione di esploratori a esplorare ogni metro di territorio.  Mappare i confini e censire ogni singolo individuo che abita questi territori. Lungo il percorso di ricognizione lungo il corso del Grande Fiume sono arrivati ai bordi del cratere e cosi' hanno scoperto il nostro villaggio.

Tanti altri piccoli villaggi limitrofi ma distanti dal fiume, non sono stati scoperti perché situati le valli profonde di monti quasi inaccessibili e senza corsi d'acqua visibili da lontano, i nostri amici degli altri villaggi, si servono delle acque di laghi e di piccole sorgenti che si disperdono dentro le stesse valli.

Dunque Askeroso, ha mandato in forze tutto il suo esercito per sottometterci oppure sterminarci.

Ci ha circondato con decine di navi da guerra, armate da catapulte, arcieri e tanti soldati in piccole imbarcazioni pronti a sbarcare sulla nostra spiaggia.  

Noi li abbiamo combattuti con tutte le nostre forze e la nostra bravura e siamo riusciti a tenerli fuori dalla spiaggia.  Ma il fetente re aveva mandato anche una grande parte dei suoi sodati a cavallo sulla cresta del vulcano, con scale di corda assicurate alle rocce del cratere, cercavano di prenderci tra due eserciti, discendendo le mura del cratere.

Solo che non sapevano delle nostre risorse difensive.  Guidate da Tootta, Topee, Sooka, Kodda e Myfattoo con altre ragazze, nascoste sotto le pelli di pecora che tu hai cucito si sono dirette velocemente alla cava sotto la cascata.  

Mentre Tootta e Kodda hanno fatto saltare la cascata con la polvere nera, facendo cadere il fiume direttamente nel villaggio allagandolo, myfattoo, insieme alle altre ragazze hanno bombardato di frecce tutti gli scalatori.  Saltata la cascata e allagato il fiume, le ragazze, finite tutte le frecce, si precipitano alla base del cratere e scuotono le scale di corda, facendo cadere gli sventurati scalatori a morire alla base delle rocce.   I nostri arcieri sulle postazioni alte hanno annientato tutti gli assalitori provenienti dal mare.  I rimanti soldati sopra il cratere, scapparono coi loro cavalli e gli altri sventurati marinai tornarono da erano venuti.  Solo pochi dei nostri vecchi sono morti nella lotta.

Portammo qui su questa terra, tutti i nostri amici sopravvissuti e ci mettemmo in contatto con tutte le altre tribù nascoste.

Non c'era tempo da perdere, prima che si riorganizzassero dovevano eliminare il pericolo.  Ci mettemmo in contatto con tutte le altre tribù nascoste sui monti e facemmo un piano.

Ci radunammo in oltre duecento tra uomini e donne, tutti preparati e istruiti a combattere.  Camminammo solo di notte, dormendo di giorno.

Avevamo con noi tante otri piene di veleno, tante frecce incendiarie e frecce regolari, oltre alle spade e i coltelli. Avevamo con noi decine di sacchi di polvere nera asciutta e pronta per l'uso.

Dopo 5 giorni e cinque notti, arrivammo alla reggia di re Askeroso.  Ci accampammo tra i monti a ridosso della sorgente d'acqua che alimentava il suo castello le abitazioni dei suoi soldati, di tutti i suoi sudditi di corte, dei contadini e dei fabbri del suo castello, poco prima dell'alba versammo sulla fonte, tutto il veleno che avevamo a aspettammo fino al farsi della mattina.

I nostri esploratori ci segnalarono con gli specchietti che il bestiame aveva bevuto e stava cominciando a star male, il veleno cominciava a fare effetto.

Diedero il segnale ai nostri amici appostati in prossimità' dei campi di grano di dare fuoco con le frecce incendiare a tutte le coltivazioni.  Mentre i soldati di Askeroso correvano verso i campi a piedi, perché i loro cavalli erano quasi tutti avvelenati, restavano sani solo i cavalli del recinto che non avevano ancora bevuto. Noi ci avviciniamo rapidi con i più esperti artificieri e coperti da oltre duecento arcieri, facemmo saltare in aria tutto il castello insieme a tutte le costruzioni.

Il re cerco' di scappare con un manipolo di alleati ma vennero colpiti dalle nostre frecce.  E i suoi cavalli confiscati da Toota e le sue amiche.  Altri sudditi si misero a mani alzate e si arresero.  Tootta, insieme alle sue amiche traboccanti di odio, di rabbia e di disprezzo continuavano a colpire chiunque si muovesse.  Myfattoo sembrava al tiro a segno di allenamento all'arco colpiva e gridava:  

SOTTO A CHI TOCCA HO ANCORA MOLTE FRECCE DA TIRARVI.  

Ormai chiaro a tutti i sudditi che ormai avevano pochissimi animali sani e i raccolti inceneriti e nemmeno acqua pulita con cui dissetarsi e lavarsi, per chissà' quanti giorni, uscirono dalle loro residenze a mani alzate.  Noi uomini, riuscimmo con fatica a fermare Tootta con le sue amiche e facemmo una proposta agli arresi.

Voi vi cercate un altro capo o vi eleggete un altro re.  Vivete in pace senza mai più molestare le tribù di gente libera ovunque essa si trovi.   E noi vi lasciamo vivi.  Tra soldati, contadini cuochi, pastori, fabbri e altri, erano almeno cinquecento quelli che si arresero a poco più di duecento persone.

I soldati e le altre centinaia di sudditi scappati verso i campi a cercare di spegnere gli incendi, non tornarono più indietro. Scapparono lontano insieme alla loro paura e senza le loro armi.

Tootta con le sue amiche si presero i cavalli rimasti vivi e sani, li caricarono le armi e le provvigioni che ritenevano più utili, vennero al cospetto di noi uomini, ci abbracciarono, ci ringraziarono per tutto quello che avevamo sempre fatto per proteggerle e darle una vita rispettose a pari diritti e dissero che sarebbero partite per altre terre.

Noi quasi in coro chiedemmo loro di rimanere ma tootta parlo' per tutte.

Toota:  Noi torneremo e torneremo a vivere insieme e ad essere famiglia insieme ma ora in questo momento sentiamo il bisogno di cambiare le regole di convivenza dei territori che ci circondano.

Suno intervennee;  Con voce implorante;  Figlia mia amata capisco lo spirito che vi guida e vi possiede in questo tragico momento.  Ma ti prego lo stesso di restare qui con noi.

Tootta:  Amato padre, zio e compagno fedele e amato dalla mia amata madre.  Ti prego di perdonarci per la nostra decisione e di pregare per noi.  In questo mondo ci sono troppi uomini malvagi e noi sentiamo il desiderio di ridurli di numero, anzi di sradicarli completamente.  Dopo torneremo in famiglia.

Noi torneremo, fosse l'ultima cosa che faremmo, riusciremo a tornare forti e sane.   Ma ora dobbiamo partire. Abbracciate per noi tutti i nostri amici e parenti nella Terra dei Folli.  Prendetevi cura di voi stessi.  Mantre noi andiamo a caccia di uomini crudeli.  E' una missione che dobbiamo compiere.

Suno: Un'ultima cosa: verso dove andate?  

Tootta;   Ad arruolarci nella Terra delle Donne.

I-Jee continua il racconto:  Salirono in sella e le vedemmo lasciarci con sorrisi, e sventolio di fazzoletti e tanti arrivederci fino a che sparirono in lontananza verso est.

Oltre i campi bruciati, oltre le colline, oltre l'orizzonte.   L'ultimo istante, prima che partissero avrei voluto chiede a Tootta se potesse aspettare il tuo ritorno.

Capi' la mia domanda e prima che la facessi mi disse:  Non ora ti prego, ora ho questa missione da compiere.

La guardai negli occhi e quel che vidi era lo sguardo di animale ferito che deve uccidere il suo nemico per sopravvivere. Era una determinata a continuare la guerra contro umani malvagi fino alla loro totale estinzione.

Credo che presto le nostre orecchie sentiranno un grande rumore proveniente da queste ragazze.

Ci mancano e ci mancheranno finche' non le vedremo tornare.

Kraedo:  Adesso ti racconto la mia storia.  E lentamente adagiato accanto il fuoco campale incomincia a raccontare le sue avventure.
E intanto passano i giorni e passano due settimane.   Kraedo sta' meglio, molto meglio, il suo muscolo pettorale e' completamente cicatrizzato, può' muovere e utilizzare il braccio sinistro e sta' migliorando ogni giorno di più.

Con cauti esercizi, sta' riprendendo forza in tutti i muscoli del suo corpo e anche la parte rimanente del suo pettorale ferito si sta' rigenerando.

 Un giorno della stessa settimana, esprime il suo desiderio e la sua decisione di partire verso la Terra Delle Donne.

Mamma Leyska lo sapeva che sarebbe arrivato quel momento e con un velo di tristezza e di apprensione, gli dice: Figlio mio, ti prego sii attento e curati di te stesso.  Se puoi riportaci Tootta e le sue carissime amiche.

I-Jee: Ho perso nostro padre a altri carissimi anziani del nostro villaggio;  Ora non lasciarmi anche senza fratello.

E' tuo dovere e tuo compito di tornare sano e salvo.  E' un debito che ci devi ripagare.

Kraedo sorride e promette;   Tornero' sano, salvo e con Toota al seguito insieme alle altre ragazze.

Suno;  Quando conti di partire?   Kraedo;  domani mattina.

Tutti, amici e parenti organizzano una serata di celebrazioni per Kraedo che sta' per ripartire.  Non hanno molto, a parte quello che hanno potuto salvare dal villaggio.

Pero' hanno con se' delle pecore, capre, cavalli e mucche che pascolano tranquillamente nelle vicinanze.  Purtroppo niente distillato di frutta.  Solo acqua fresca e latte,

La mattina arriva e Kraedo parte a piedi.  Non vuole prendere uno dei cavalli che sente sono più utili alla sua gente.

Abbracciati tutti i suoi amici e parenti, Kraedo si avvia lentamente verso est, accompagnato con gli sguardi amorosi e gli sventolii di fazzoletti del suo popolo.

Prima di arrivare oltre la lontananza della sua voce, si volta e grida;  Tornerò tornerò amata gente mia!

E Kraedo riparte, verso la sua ottava avventura, verso est vero La Terra Delle Donne.

Con in mente un solo pensiero;  TOOTTA, TOOTTA E NIENTE ALTRO CHE TOOTTA.

Fine del capitolo settimo; 

Spero di rimanere in forma mentalmente da poter completare e publicare gli ultimi due lunghissimi capitoli entro le prossime cinque settimane.  E completare questo libro.

Prima che arrivino i miei nuovi pattini fatti su misura in Viet Nam, da dove verranno spediti via cargo nei prossimi due mesi verso San Francisco e da li via tir verso Red Wing in Minnesota dove e' situata la fabbrica.

Nella fabbrica, ci monteranno la base di alluminio rinforzato con magnesio, le ruote e i cuscinetti e in seguito prenderanno il volo per la Germania,

L'unico paese europeo con l'unico concessionario di Riedell che ha accettato di ordinare i miei pattini.

Purtroppo sto cazzo di covid, ha chiuso molte aziende in tutto il mondo, anche portali americani che prima vendevano in tutto il mondo questi pattini,

Come www.rollerskate.com ha chiuso momentaneamente il sito.

Appena me li vedo ai piedi, non credo che avrò più tanta voglia di scrivere le mie storie.  

Credo che uscirò coi pattini, mangerò sui pattini e dormirò coi pattini ai piedi.


 










MY OLD POEMS.


My old poems, are the building blocks in the supporting base of my books;


These poems will be incorporated as a base for the stories I will wright on the second and final book.


(THE STRAY SPIRITS)

(Book two)



MY OLD POEMS.

WRITTEN BETWEEN 1992 AND 2005



All That Bull!



Home after work, opened the window removed my tie.

Thrown the television right out in the sky.


No sense of remorse no sense of sin

The TV plunges down right into the bin.


With the license fee bought a pair of roller-skates

So I have fun in the park with some of my mates.


Wind blowing on my face sense of freedom in my mind.

Away from manipulation and lies of any kind.



Away from all the nonsense preachers preach.

away from all the bullshit TV programmes teach

Away from all the lies that politicians tell

away from all the rubbish that merchants sell


Away from:


(Children Chorus);


All the bullshit, they are preaching

All the bullshit, they are teaching

All the bullshit, they are telling

All the bullshit, they are selling



No more hatred no more lies

no more rubbish for my eyes

I am surfing on the street

like a surfer on the wave

Play my notes as I move in my imaginary stave.


Away from all the nonsense preachers preach

Away from all the bullshit TV programmes teach

Away from all the lies, the politicians tell

Away from all the bullshit the merchants sell.



Away from:

(Children Chorus);

All the bullshit, they are preaching

All the bullshit, they are teaching

All the bullshit, they are telling

All the bullshit, they are selling

Chorus, with a loud shout: BULLSHIT !




The Bus Driver Blues!



Two biscuits and a coffee before the morning rush

On the left hand a tube on the right a toothbrush.


Minutes later I am on the bus,

driving up and down the road,


Transporting with care my sweet and sour load.

Turning to the left turning to the right


Pass the round about straight at the traffic light.

Oh boy ! This is the bus driver blues.

Yes is the bus driver blues.


The controllers on the stand with their grimace of pain

Whether I do it right or wrong must take their complaint.


Someone asks silly questions, like driver are you passing by the church ?

and sometimes some roads are closed for demonstrations march

Then some kids board the bus

yelling and making fuss

running and stomping every where,

Transforming a bus ride in a mobile fun fair.


Turning to the left turning to the right

Pass the round about straight at the traffic light.

Is the bus driver blues. yes is the bus driver blues.

the bus driver blues, the bus driver blues.

Back home back in my bed , telly’s telling the news

I play with my lover the night bus driver’s blues.

Pulled the curtains closed, switched off the light

I’ll see you in the morning from all of us goodnight..





By the genius, RENATO NIOI off course. For nearly five months I worked for a tourist bus company

In London during the summer 2002 and everything seemed to be OK. But towards the end of the summer,

my superiors had begun to give me a lots of hard time in order to make me leave,

I knew that in the winter they needed less drivers, since I started working for them.

But I needed to stay a few more weeks. They were really pushing me hard with their controllers at the bus stands treating me very badly, sending a lots of mysterious passengers on my bus to find an excuse to fire me, so I decided to let them know that

I knew what was going on and in order to resist a few more weeks I have written a teasing song, bout me and them.

It is a song were they appear as; Well as what they really are, a bunch of empty souls without a Noble cause.

 

And I as the only serious man of the lot who wants to do the job in peace.



The Suicide Attempt!



Why kill yourself my son ?

Disgusted and tired of being a man?

Every day you should wish to live one more day,

There is no need to suicide as we all die anyway


Life for you may not be a great fun

But such is every life under the sun.


Some show happiness on the outer skin

But sorrow and delusion are hidden within.

There are no lucky or unlucky ones,

We are all pretenders, all comedians.


So if you dislike the role you play

Please don’t throw your life away.

Take a break, have a rest,

Watch others play, spot the best.

Isn’t this an exciting show?

Do you still want to go?


The greatest challenge my dear friend

It is to stay right until the end.





Ever heard of someone famous, infamous or just an unknown person who committed suicide?

Who hasn’t. Ever thought of the suicides years later when the world situation has changed

How well they would fit in the contemporary world that none of them would have committed suicide?

Too late you see? If any of them were still alive wouldn’t have done it.

So why none of the suicides thinks of this and sink into their despair?

It must be impatience of getting to the end of the show.

How can it be? Well in this world there are millions of people without a life of their own

And they spend their time manipulating other people’s life in order to feel important and alive.

This people are highly regarded in our society , they play roles of importance in our community,

Sometimes it is just a partner who manipulates the other partner.

The victim is always a creative person that is so immersed in its own creativity,

In its own world that don’t notice someone who is manipulating them.

Once the mastermind has established he's/her's power over the creative person,

like a heroine addicted, wants more of it and eventually, ends manipulating more than one person at time,

giving roles to play, setting up rules and scores and creating situations

Where they spare for themselves roles of command and control.

The creative person feels sad and mortify and thinks that life is not worthy living.

The manipulators don’t see themselves as such but as a superior intelligence

That has the right to act the way they do without remorse.

They are psycho parasites who suck emotions from other peoples life.

Without a victim to manipulate they would be like an empty bag.

If a creative person fall victim of a manipulator life-sucker or lives in a despotic country and is

given a role to play, sooner or later he/she will rebel and if rebellion is not successful

And they can’t find a way out of that psychological prison, he/she will escape that prison through suicide.

I have composed this poem in 1994 while attending a job club in Islington.

And I think this is just a masterpiece of written geniality,

Don't you think so? Well, my name is not Modest,

My name is Renato and I am a genius.



THE BOSS.



IN 20004, WORKING IN A RESTAURANT IN THE CITY, I COMPOSED THIS LYRICS AGAINST THE BOSS,WHO ACTED LIKE A MASTER, TREATING THE FEMALE STAFF LIKE SEX SLAVES. NONE OF THEM LOVED HIM.

BUT SINCE NONE OF THE GIRLS HAD A WORK PERMIT

AND CAME FROM WAR THORN EASTERN COUNTRIES,

EVENTUALLY THEY SUCCUMBED.





I am the boss; the mastermind

I am a seer you are all blind.

I am a poet I am a mentor

I am a genius an inventor

And to prove all that I say

In a world of ass lickers

I have invented the ass-tray

Close your eyes and think I am sexy when I screw you,

If you want that promotion and see your dreams coming true.

Look attentive and impressed when I tell all that bullshit

Because, I am the boss.

I am the boss and that is it.





THE FOLLOWING POEM, IS WHAT I COMPOSED FOR MY SON SAMUELE WHEN HE WAS TEN YEARS OLD, IN 1997.




Samuele;





Your beauty at first sight,

Reminds the grace of seagulls in flight.

The shine on your face, the spark in your eyes,

Reminds the marvel of stars in the skies.

Your soul is as deep as it is the universe

Your smile keeps away the evil adverse.

You have all it takes, the old and the new

God fell exhausted after blessing you.




(1996)


The choice of girls was huge.

I just had to pick the one I liked. From college where I studied Travel and Tourism, to the travel agency where I was working as a Travel Agent. And the evenings spent in childish madness,

At dancing venues and dancing classes in London.

I couldn't stop having fun and took everything as a game that would last forever.

It didn't last for ever, I needed a change, I wanted to have some experience in an airline company and moved to Luton airport.

But before I left London, I wanted to write down in a poem my years as a Stray Spirit in transit, in the London night life venues.



THE RIGHT MAN.  


(What a silly bluffer I was).



If you are looking for the right man,

I’ll give you more than anybody can.

I’ll make you feel spinning, on a heavenly ride

When you walk, on the street by my side.

Then I’ll take you to the garden of my soul.

Exotic flowers, inebriant scent you’ll love recall.

A golden bench is there for you to sit on,

A full silver moon for you shinning on.

The garden of my soul is watered by the morning dew,

Day time is sunny I made it up just for you.

My soul don’t know the falling of the rain

On you, my moon won’t shine on in vain.

Welcome sweet girl to the depth of my heart

You can do what you want, even tear it apart




Year 1994



I was going through a difficult period of my life.

To survive the pain and sadness I felt it was thrown upon me, by adverse circumstances of life,

I forced myself to think that every thing was hurting me, it was for a reason, it was because

I was strong enough to bear the pain. If that negative and sad moment had fallen upon a less strong spirit,

Much probably wouldn’t have survived. So I told my self pleasant lies. I used to tell my self that

I was a hero keeping a smile and my happiness intact, by killing all evil and pain thrown at me by transforming it in blinking stars in the sky. Convincing my self that only the spirit of a Pisces

Could overcome all evil and pain and proudly hang them in the Pisces constellation as a trophy.


My Corner in the Sky


All the happiness that I had,

all the moments of joy

are displayed on my smile

and through the spark of my eyes.

like a powerful sun ray

On a clear summer day.


All the hatred I received

all the sadness I lived

had become blinking stars

in my corner in the sky.

In the Pisces constellation

where all evil die.




In 2001 I was driving buses in South London. The management stress was so bad that I was losing my smile and my joy for life.

I wanted to write a song to explain that I was fed up with unnecessary unwanted and undeserved stress

And shout to the entire world that I was unhappy and I wanted back by smile, my hopes and my dreams and my joyful mood.

But I couldn’t make the rhymes and the all song explicitly against my grief in the working place,

It came out something totally different. A totally different story but in the end, it sound like a good song, so I kept it.



Dreams & Drums.


I was happy was in love with you

but this morning you told me on the phone

that you got a new man as from now

I am the one that is living alone.

Oh please don’t give me your excuses and your tears

I can handle my life without fears.

Just give me back my dreams and my drums,

Give me back my drums and my dreams.

With my drums I can play a song,

until the next love comes along,

with my dreams I can get through the day,

Write the rhymes to what I sing and I play.

Give me back my drums and my dreams

Life without you isn’t as bad as it seems.

Give me back my dreams and my drums

save the tears for your yourself when the time comes

Let me go without say one more word,

Loosing you is not the end of the world!



TO A WOMAN I NEVER MET;


Year 1993


This is a poem I would like to dedicate to the woman who makes me feel exactly as in the poem.

The day I will met that woman, the title, will be replaced By the name of that woman.

well, we are now in 2020 and the title hasn't changed yet.

I think I am going to leave it as it is.  

I feel too old and happy on my own and don't want the responsibility and burden of looking after another woman.

Besides, why a woman would want to spend her time with a Stray Spirit who hasn't decided yet what to do when he grow up?  




When in my dreams you appear,

more graceful than a dove

I am floating in the air

Eager to tell you of my love.

But daybreak catches me by surprise,

I am ill at easy before your power.

You are the essential sunrise,

I am merely a flower.




THE LUCKY MAN



It was a late spring afternoon 2001 I was driving the bus along Kings Road I was stuck in traffic

Just fifty yards from my right turn in to Lots Road. I had my window open and a convertible BMW stopped by my side.

Two black girls inside, they were ….beautiful ….help me to say beautiful actually they were beautiful beyond beauty

And they were singing and laughing and ..oh God .. They were looking at me, how could I have possibly resisted.

I chatted them and I remember I said; where two beauties like you are going to cause damage? Why don’t you wait for me?

You know, I am an Italian poet, I am romantic, I am wild I am good I, AM THE MAN.

They liked my say and told me they were going to a pub for an after work party and guess what?

They invited me too. I felt well…. I can’t describe how I felt. I only remember I begun singing in direction of the one at the driving seat in sun glasses. Who’s is the lucky man, who’s the lucky one,

Who kisses your lips who cuddles your hips when the night comes buried in your arms.

She was flattered,

She looked at me asked my name and said we wait for you at the pub.

please come or we come to your garage and get you.

I WENT TO THE PUB AFTER MY SHIFT, we danced and drunk and I found out they all had relatives working in the same bus depot with me,

A few days later, all my colleagues at depot, were making friendly funny comments about me

(The mad Italian driver) chatting up girls from a bus window while driving.


The Lucky Man


Who is the lucky man?

Who is the lucky one?

Who kisses your lips

who cuddles your hips

Who when the night comes

until the sun rises

Finds in your arms all his paradise.

Tell me there is no one

tell me you wish was me

me the lucky man

and I wish I was he

He the lucky man.

Me, who kisses your lips

me, who cuddles your hips

me when the night comes

and when the sun rises

buried in your arms

In my paradise.



NEXT,


H A I Y A N



I was driving a tourist tour bus (THE BIG BUS) in London and she boarded the bus at the Trafalgar Square stop,

because I can’t resist feminine beauty (if I could I’d have saved myself lots of hearth ache in my life)

I chatted her until eventually we decided to meet again. At the London Eye stop she alighted,

we exchanged E-mail addresses she took a photo of me and made a huge smile full of promises

And she went in direction of the River Thames. She E-mailed me about six days later.

The things she wrote me on the net were way too good for me, especially because she didn’t know me well,

I was tempted to accept all the love she was showing me but a Tyne little voice

in the back of my mind was telling me to slow down, apply the brakes, apply the warning lights

And think long and well before let my heart running wild. I think I was right.

When we decided to meet in her university apartment in Coventry, it was a bleak afternoon

I knew by the forecast on tv it was going to rain at around ten pm and I have to be back in service at six am next day,

so I thought would be a good idea, to take the girl out to the local ice rink or local disco,

show a few sexy moves in order to arouse her sexually, take her back to her apartment make love to her,

Stay overnight let the rain pass and ride back to London directly to the working place. But something went wrong,

When we met she doubted, was really me, who baked the cookies I brought and that annoyed me a lot.

Then she doubted I have really composed my poems and that pissed me off.

When she wanted to show me how her name is written in Chinese,

I acted stupidly by ignoring her because to me it was to hard to learn. And I thought that is inappropriate.

Inviting me to her apartment, only to teach me Chinese . Anyway we got out we danced separately

and at about ten thirty I told her I wanted to leave and go back to London (not very romantic I guess)

so I took her back to her apartment and at11.20 pm I was on my bike in the torrential rain

And arrived London at 1.50 am soaking wet and.. Yes at six I was at the wheel on the bus. End of the story?

no not yet, the following day we were both very cold on the phone and one day later she E-mailed me again

Calling me funny guy on the salutation line, I didn’t replay. The day after she E-mailed again this time

she told me to have a boy friend in Manchester yet I didnt replay and I did what I always do in these cases,

erased her number from the memory of my cell phone, cancelled her E-mail address from my file waited

Five weeks and took my revenge. I composed a poem about her, to prove that I really write my poems.

I signed my poem as funny Guy and posted to her university course address,

Now she knows that whoever she dates out, may be a beautiful man, may be taller than me,

may be twenty years younger than me but will never be able to write poems as I do

and never bake the type of cookies, to say nothing, the way I ice-skate or the way I dance.



REVENGE IS SERVED.



HAIYAN. 

 

(Ouch! That hurt, but don't tell anybody please.)



Sofisticated beauty named Haiyan,

It is the Chinese for seagull.

Sh’s got the grace of one

When walks down the mall.

Silky dark hair smooth clear skin,

sexy cover girl on a glossy magazine

She’s got a look mysterious and intense,

Indomitable soul and sharp intelligence.

We met near the river one day before sunset

I lost my heart to her the first time we met.



FIREBLADE.


In 2005, as an owner of a new Honda motorcycle, I receive some invitation from Chiswick Honda Shop.

The invitation was to participate in a raffle to win a Honda Fire blade 1000 cc of pure joyous madness.

I wanted that bike madly and tried to trick the organisers of the Honda Raffle to make me win it.

So I tried to corrupt them by sending them a poem to be written on the tank of the next fire blade production.

All I received, was great compliments and the invitation to write more things like this for other Honda motorcycles.


After a few days, I composed a little sexy story about my recent journey to Croatia on my Honda hornet 600 cc motorbike.

I received again lots of compliments but never knew anything about the winner of the raffle.

Two months later, I wrote them again, asking who was the winner and the reply was: SORRY THE RAFFLE WAS CANCELLED.

Well, never mind may be then I am the only silly man who writes poems about a bike. But I like this poem anyway.



FIREBLADE;


She is the object of my desire,

Beauty and precision fuel and fire.

Her saddle between my legs,

My feet on her foot pegs.

Fire blade, the bike of my dreams

as I open the gas she screams.

Now my dream has come true

and I am screaming too.

And when my steam is low

and my spirit in the shade

To spice up my life

I take a ride on my Fire blade.



WHAT IS LOVE?



Love is a delicate flower,

Honesty is its fence.

Constancy its fertiliser,

Devotion is the dew on its petals.

Lies are the hail,

carelessness is the chill

Unfaithfulness is the hurricane

That uproots it completely.





This happened in 1992, I was studying a stage craft course at a local college in Bethnal Green,

Back then I remember I knew a lots of people, especially girls and everybody was talking a lot about love.

I wanted to express my understanding of love and composed my first poem in english.

Because I didn’t have nobody in particular to whom dedicate the poem I gave it to Sandra, an Australian lesbian

That in my opinion was the only real person of the lot, I founded all the others, artificial and shallow.

Sandra was very touched by my poem and that made me feel proud. Two months later I failed my acting project on stage

With a real audience made of local people, they laughed their hearts out and I think they are still laughing.

Sandra didn’t laugh instead she and her girlfriend, spent a great deal of time helping me out of that nightmare.

Thank you Sandra, wherever you are I love you. Here is your poem again From Renato Nioi.




THE FOLLOWING IS A GOSPEL SONG.

I thought about composing this song for a week,

after a very dramatic event that happened in Peckham.




DAMILOLA;



He was a sweet soul,

He had dreams he had (THE) smile.

And a purpose in life.

Not so the lost soul

that was handling the knife.



Chorus : Damilola Damilola! Damilola Damilola.



May the angels of mercy

forgive what they have done

May the justice of God,

reach where the humans’s can’t



Chorus : Damilola Damilola ! Damilola Damilola.



On the streets of Peckham

nights and Days are all the same

every light and every shadow

every leaf on every three,

every brick on every wall,

Are all whispering his name.


Chorus : Damilola Damilola! Damilola Damilola!


We shall not see you anymore,

with your friends playing around,


No more school no more computer,

no more fuss in the playground.

No more running on the grass

but your spirit and your smile

Will for ever live with us.



This song is dedicated to Damilola Taylor, killed by other kids at the age of ten.

When this happened I was very sad and upset because when I was ten,

I had the same hopes and dreams, me too wanted to escape the poverty of my homeland and give better life to all my family.

Eventually things didn’t go the way I hoped, I didn’t achieved all my objectives

But I am still alive, he is no longer with us.

I hope not to hurt his family with this poem.

and I also hope this song one day is sung in all churches and synagogues and mosques all over the world.

It took me less than two hours to compose this.



Warning: no one under no circumstances is allowed to make any money out of this song.


LET THE BOY REST IN PEACE.



NEXT, SINGING LIKE A BIRD



Remember your hey days? Everybody has had them once but I have had them three times

and just about to start the forth time, yes folks my hey days span for thirty years

Through four different countries in four different languages. My last hey days to date were in 1995-1999,

The year relating to the poem below . Written in Luton on my desk at Debonair Airways.

Back then I was very much in demand by my friends. Think I was forty five

and girls less than a half my age would call me to their parties, would knock at my door

to get me out dancing, I would dance tireless all night long and sometimes beautiful young girls

Would approach me to chat me up. Asking about my dancing skills and where and how I learned all of this. At that time I use to dye my hair and I looked like a thirty years old guy.

Because of that I stopped to dye my hair to discourage too young girls coming for me, thinking I was much younger.

I wanted them to be just friends, the kind of friends I wished I had when I was an adolescent.


I Was having that 45. So stopped dying my hair, the horrible thing, was, I still attract young girls,

God knows what they see in me, I like to play with them as friends, because in my young age, I worked six days par week, 14 hours a day in a restaurant.

Anyway thank you girls for inspiring me this song.


SINGING LIKE A BIRD

Sometimes I can sing

like a bird in early spring,

When my friends call me out and I can see

They can’t go without me.

Hit the disco and dance till the night ends

tireless and happy when I am out with my friends

God meant discos for people to have fun,

I don’t miss a chance I dance every time I can.

When you and your friends feel the same way

still in control but a little bit insane

and you want to dance and you want to sing and you want to say

Forget about your job forget about your boss! Let’s do it again.



The next song lyrics, marks the birthday of my fantasy book The Stray Spirits.


it will be explained in full at the end of part two of the book

And will also be extended into a complete rock song lyrics.


My two books, are the story of the world, as I have seen it.


Every human settlement, developed near rivers and lakes and springs of sweet water.

In the period I thought about this story, I was living in London.

One of the large human settlements, I ever lived in and I was a full member of that community.


So I named the web site www.neartheriver.com

(The river is the Thames off course)


Near the River!


Welcome near the river.

Where cities are built,

Driven by hope and illusion

Marred by greed and corruption.

For anyone who leaves

A new one arrives.

With his dreams and his vision

Soon traded for sorrow and delusion.

Welcome near the river with its rapids and its bends

Where from nothing all begins and in nothing all it ends.




EVA



I met her in the gym, closed my eyes

To concentrate better during my exercise

Reopened after a long while

Found myself facing her seductive smile.

EVA!

Of a noble profile she stands fit and proud

And my eyes go soft, my heartbeat fast and loud

EVA!

Her magnetic personality hit my imagination

Now I see her everywhere

on London streets and billboards, in cinemas and TV

Among a million faces her smile is all I see.

EVA!

Then unleash my bike fast on the motorway

My mind is running faster on the opposite way.

EVA!

I think it must be love,

I think I am in love with Eva.



Eva left London after a year and moved back to Sweden in Stockholm where she lives.


Oh! By the way it never happened we were only good friends.



SOLEDAD!


Soledad! compañera de almas profundas

vas de paso con mentes vagabundas,

Acoplas la joya con la melancoli­a

y confundes la tristeza con la alegría.

Soledad! Soledad!

Madre de sueños lindos y de esperanza viva

que te subes dueña de la realidad.


Spring 2002 I was working for a bus company in central London and had my lunch breaks at the Strand

So I use to take a double espresso at the local Starbucks coffee shop and made friends with the staff.

There was an Argentinian lovely girl called Soledad which means loneliness in Spanish.

When she introduced herself I might have shown an expression of sadness

Because she pronounced her name with a hint of sadness in her voice.

So promptly she added but call me Maria. I know the melancholic soul of Latin-Americans and said,

No if your real name is Soledad I call you Soledad, then we become friends.

I wanted to write something about that name , because I have been there

I have been alone and I know the feeling. I wanted to describe loneliness from a poetical point of view

because loneliness is not such a bad thing if you are alone because you can’t find the right persons to make friends with,

that makes you stronger and that type of loneliness brings you closer to yourself and protects you from bad companies

If you are strong enough to bear it. That kind of loneliness makes you have wonderful dreams

Where you are always meeting wonderful persons and also strengthens your spirit and your hopes for the future.

That is all what the above poem is about. I wrote it in Spanish because wouldn’t make any sense in english

And also because Soledad is a Spanish name. This is dedicated to you lovely Soledad.




The following short novel written in 1998, marks the chronicles of Kraedo’s life,

From his conception to the end of the story.


THE STRAY SPIRITS (Book One)


If you had read the book, you already know this novel.

It is the last page of the Book One, THE ADVENTURES OF KRAEDO.


This novel was translated in Chinese by a friend of mine from Hong Kong under my written permission, along with the poem Haiyan and she told me that Hong Kong young people, like it very much.

I hope not to be listed as a subversive from a foreigner country,

By the Chinese authorities, (Only joking).


FREEMAN.



He appeared at the edge of the flat plains,

the raising sun at the back projected his shadow down towards the middle of the plains

Where the slaves of the right master were fighting the slaves of the left master.

Freeman could see the masters, they were two heads as huge as rounded hills.

They were watching their slaves fighting each other with their huge eyes, like black holes.

They noticed the sudden appearance of freeman and ordered their respective slaves to stop the fight.

For the moment join forces, fight freeman, chop his head off and bring it to them.

The one who would deliver freeman's head would have a brand new sword as a price.

Freeman was approaching fast casting a frightening shadow before himself.


The slaves charged with their swords, their war cry and their anger

Freeman fought all of them and defeated them without killing a single one of them.


The slaves were on their knees begging for mercy, one spoke for them all.

He said; You are invincible, we are your slaves whenever you want give us the order,

we shall attack our old masters, kill them, bring you their heads and fight at your orders only.


Freeman couldn't hide an expression of disgust and replied:

I am a free man; I have no slaves, I have no masters, I have no followers I have no leaders.


I am free, I am busy enjoying my freedom,

I have no time to waste in commanding slaves or being commanded and now get out of my way,

all of you waste of human beings.


One of the slaves asked; what are you after?

Freeman replied; knowledge. Then the slave asked again: is it better than power?


Freeman said; knowledge is the only power, knowledge is everything,

No one can take it away from you when you have it, and you don’t need to fight to keep it.

You can pass it to everyone but still possess it yourself.


Freeman posed two seconds and continued: while the power you know,

that miserable disgusting power of a man over another man, is an illusion,

once you have it, you must fight all your life to keep it,

Until someone stronger takes it away from you and the story starts again and again and again.


That you call power, that is blindness, it is cowardice that lives in the arid hearts of miserable people

who don’t have the courage to live their life in freedom and to hide their weakness and failure, gain power over other men, because the bigger is the misery they inflict to others, the smaller it looks the misery they harbour in their empty souls.

They are sick and so are all those who play their game.


The slaves were raging with anger and hatred.

Freeman walked through leaving them behind,


As they seen his back, jumped on him, chopped off his head

and fought each other for the possession of his head.

A second later they noticed a new head appearing on freeman’s shoulders

In the blink of an eye they cut off the second head as well.

So they thought our masters should be good with us, we are bringing them one head each group.

But the heads in their hands, suddenly disappeared and they turned on to freeman again and again.

Cutting off his head again and again and the chopped heads disappeared again and again.

while freeman kept walking on his direction growing a new head each time one was chopped off

Until he disappeared beyond the horizon.


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